La Dottrina della Ragione

Da La DOTTRINA della RAGIONE.
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“La DOTTRINA della RAGIONE”
Chi vede, crede (La scoperta di dio attraverso la rappresentazione).
Tutte le risposte alle domande che riguardano Dio e l’Uomo.


Introduzione


Conoscenze a supporto della Dottrina

Le verità della teologia cristiana

Le verità della scienza

Le verità dell’arte


La “chiave” dell’invisibile

Il passaggio del testimone

Lo spaziotempo della coscienza

La scoperta della “forma significato”


Dio «motore» e padre dell’universo

L’Energia madre di dio

La scoperta di dio

I livelli rappresentativi di dio

La “filosofia” di dio e della natura

I Principi rappresentativi di dio

Simmetria degli Eventi

Conservazione dell’Energia

Minima Azione

L’universo fisico, biofisico e biologico

La configurazione dell’universo

Dio non ha “strumenti” di misura


L’estetica rappresentativa di dio

I segni estetici


L’etica espressiva dell’uomo

I Principi espressivi dell’uomo

Complementarietà degli Opposti

Divenire

Essere figlio di dio

L’armonia etica/estetica in Politica


La relazione tra dio e l’uomo

Polarità e Dialettica

Le peculiarità di dio e dell’uomo reale

I grandi temi teologici e filosofici


Le tre dimensioni intellettuali

L’uomo apparente

L’uomo metafisico

L’uomo reale


Verso la Nuova Evangelizzazione

Il “nuovo” sentimento religioso

Il Sommo Bene: Lo Stato provvidente

La Nuova Chiesa di Roma

L’uomo reale entra nella storia


Mappa concettuale
Il percorso della scoperta di dio
La ricerca dell’arte e le sue scoperte


Questo sito “La Dottrina della Ragione” completa il percorso millenario dell’arte finalizzato a rivelare con la rappresentazione il Dio del Pensiero sempre-presente in ogni coscienza umana, già espresso come Dio della fede.

L’arte, che ha evoluto con la sensibilità degli artisti e architetti la storia delle civiltà, alla fine del ‘900 ha abdicato la sua attività estetica per assumere il più arduo dei suoi compiti: dare soluzione all’insostenibile irrazionalità umana disegnando non il visibile della natura che appare, né l’immaginario della mente ma il reale invisibile: il padre dell’universo


La scienza fisica insegna che il reale invisibile è configurato da una entità simile al PENSIERO: l’ENERGIA, quindi, l’irrazionalità umana si risolve soltanto con la visione del dio dell’Energia,fonte primigenia di ogni rappresentazione e perciò di ogni conoscenza.

Ebbene, l’artista-architetto autore di questo sito ha scoperto e disegnato il dio dell’Energia; ogni uomo attraverso la via semplice della rappresentazione può finalmente osservare e conoscere dio che lo configura, rivelare il Dio del Pensiero testimoniato dalla sua coscienza, personificare il Dio della ragione e da uomo reale del terzo millennio, giustiziere dei peccati e misericordioso verso i peccatori, può entrare nella storia.


Questa Dottrina si fonda esclusivamente sulla traduzione in PENSIERO, PAROLA e VERBO, delle entità che rappresentano l’universo visibile e invisibile: l’ENERGIA, lo SPAZIO e il TEMPO.


La Conoscenza ha inizio con la ragione che osserva l’esterno degli oggetti, senza comprendere cosa li rappresenta e come; poi la ragione dello scienziato, costretta a oltrepassare il limite della visione, scopre che alla base di ogni oggetto e di ogni fenomeno c’è un’entità invisibile, eterea e impalpabile del tutto simile al PENSIERO: l’ENERGIA sempre in movimento che rappresenta ogni SPAZIO, modellandolo con il TEMPO.

Superata la visione, per ragionare correttamente su un oggetto o un fenomeno invisibile, occorre prima conoscere come l’ENERGIA lo rappresenta alla vista attraverso lo SPAZIO modellato dal TEMPO e poi capire cosa esprime e perché esiste.

Per conoscere, quindi, il dio dell’Energia e ragionare su di esso, occorre rendere visibili le entità ENERGIA, SPAZIO e TEMPO e si può soltanto con un mezzo: la rappresentazione.

Esiste, dunque, la via semplice della conoscenza, quella visiva della rappresentazione artistica che ha aggiunto ai due livelli di esperienza acquisita, visiva e relativa, il terzo: quella assoluta del dio dell’Energia.

L’uomo per estendere creativamente la bellezza della natura visibile ha sempre desiderato osservare, conoscere e incarnare suo padre e i suoi principi. A questa esigenza estetica si è aggiunta quella etica che all’inizio del terzo millennio è diventata impellente necessità.

Dio dell’Energia è il reale e l’uomo sarebbe rimasto apparente e irrazionale, con il pericolo di alienare la sua esistenza, se non avesse conosciuto l’immagine e il “pensiero” di suo padre, il massimo della razionalità.

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Introduzione

Nell’ universo con la nascita dell’intelletto esistono due divinità increate nate spontaneamente dal movimento dell’ENERGIA e del PENSIERO: l’increato dio dell’Energia che rappresenta tutto l’invisibile e il visibile dell’universo e l’increato Dio del Pensiero già Dio della fede testimoniato da ogni coscienza.

Delle due divinità si conosce soltanto, attraverso la parola “udita”, il Dio della fede percepito da Abramo, Isacco e Giacobbe “ascoltando” la loro coscienza ed espresso dalla loro stessa ragione come unico Dio.

L’unico Dio conosciuto a livello planetario avendo fede nella parola “udita” (CHI HA FEDE, CREDE), all’inizio del terzo millennio ha già assolto il suo compito: far superare all’uomo nei lunghi millenni che precedono la scoperta dell’increato dio dell’Energia, le dure avversità della vita imposte dalla sua stessa ignoranza.

Nell’era del relativismo intellettuale, l’inascoltato e “trascendente” Dio della fede non può più arginare l’irrazionalità umana, giunta all’apice della sua perversione. I politici, gli economisti, i comuni uomini operosi non possono invertire il destino infausto che l’umanità si è assegnato senza la visione dell’increato dio dell’Energia rivelatore dei Principi universali della libera rappresentazione fisica che l’uomo deve tradurre in Principi della libera espressione etica/estetica necessari alla sua creatività e alla felice e civile convivenza.

L’increato dio dell’Energia deve essere osservato, ragionato e goduto da tutti (CHI VEDE, CREDE).

La visione di dio, su cui ragionare, dà l’idea dell’importanza storica della ricerca artistica: l’uomo occidentale, indottrinato dalla rappresentazione, conoscere suo padre e raggiunge il più alto grado di consapevolezza e il massimo della razionalità; ritorna così a ripercorrere la via salvifica dell’Amore priva di leggi e dogmi già tracciata da Gesù di Nazareth, e percorsa da Giovanni Paolo II e da Papa Francesco; via che non è soltanto espressa con buoni propositi, ma è anche concretamente e visivamente disegnata.

Non potrebbe esserci scoperta di grande interesse, come quella dell’increato dio dell’Energia e della seguente rivelazione dell’increato Dio del Pensiero, se un uomo non avesse preparato l’humus per il suo germoglio. Quali verità sono mancate alla scienza per pervenire alla scoperta di dio dell’Energia?

Certamente sono mancate le verità dell’arte, mai considerate da chi si occupa di scienza e conoscenza.

Le verità dell’arte permeano le verità intuitive della teologia e razionali della scienza fisica, tanto da costituire un'unica verità; occorre perciò puntualizzare le verità teologiche, scientifiche e artistiche che hanno permesso di scoprire l’increato dio dell’Energia, di rivelare l’increato Dio del Pensiero già Dio della fede e all’uomo di personificare il creativo Dio della ragione: l’uomo reale del terzo millennio.

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Conoscenze a supporto della Dottrina

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Le verità della teologia cristiana

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Le verità della teologia cristiana, nate dalla conoscenza intuitiva non supportata dalla rappresentazione, orbitano intorno al Dio della fede, alla sua azione pratica indebolita dall’attuale stile di vita, e alla indispensabile nuova” Evangelizzazione che può essere avviata dalla Chiesa di Gesù, soltanto con la visione dell’increato dio dell’Energia, fonte di verità assolute.

Occorre annoverare tra le verità della teologia quella espressa da un grande teologo, per grazia di tutti ancora in vita, Joseph Ratzinger, già Emerito Santo Padre Benedetto XVI, il quale ha espresso con il suo «amare pensando» ciò che l’arte ha scoperto e rappresentato.

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Il Dio della fede nasce dall’espressione dal saggio pensiero intuitivo dei Padri Abramo, Isacco e Giacobbe i quali, per arginare l’irrazionalità umana sfociata nel peccato e in una moltitudine di credenze e divinità, “ascoltano” l’increato Dio del Pensiero testimoniato da ogni coscienza e foggiano con la ragione una “conoscenza” ponendo il credo per fede nell’unico Dio e, poiché l’uomo dialoga con qualcuno e non con qualcosa, lo personificano trascendendolo dall’umana esistenza.

Il Dio della fede che non è pensato dal soggetto bensì proviene come già pensato, diffuso attraverso la parola “udita”, diventa certezza collettiva e per duemilacinquecento anni dà “speranza e sicurezza” a un avvenire posto però in un mondo parallelo al nostro che, di fatto, non esiste.

L’uomo avendo fede nella parola “udita” conosce un “Dio trascendente troppo misericordioso”, quasi assente nella quotidiana esperienza dell’uomo del terzo millennio, bisognoso di equità sociale, e più che mai del suo Dio visibile e dialogante.

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L’azione pratica del Dio della fede fondata esclusivamente sull’amore che si eleva al di sopra dei dogmi e del dovere, si manifesta con Gesù di Nazareth il quale, “incarnando” l’increato Dio del Pensiero narrato nel Tempio, ha profetizzato la via della redenzione dell’umanità, caduta nel peccato dei sette vizi capitali.

Gesù considera i peccati di ogni tempo conosciuti da tutti, nati e ingigantiti a causa dell’ignoranza della ragione visiva legata alla materialità e, “ascoltando” il Dio del Pensiero della sua coscienza, ha indicato, in modo pratico, la Via che porta l’umanità alla redenzione dai peccati: Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

  • La Via, che porta alla resurrezione l’umanità, è l’uomo figlio di dio e unico Dio vivente.

L’uomo risorge a nuova vita se redime i suoi peccati, assumendo con i suoi simili la “Croce della sofferenza”, nata e cresciuta smisuratamente sull’umanità per colpa della ragione condizionata dal senso della visiva. L’uomo di certo è la via della resurrezione; lo ha dimostrato anche Giovanni Paolo II il quale assumendo la “Croce della sofferenza” unisce le coscienze del pianeta e prosegue la via salvifica tracciata da Gesù, indirizzando l’umanità verso l’Amore che unisce tutti; ma, il buon proposito di unire le coscienza non si realizza senza l’esperienza visiva del padre che muove con determinazione la singola azione umana.

  • La Verità è nell’uomo.

Dio padre è “spirito santo”, parola e verbo incarnati nel corpo ed espressi dalla mente del figlio. Se dio padre spaziotempo assoluto, “spirito santo” (parola e verbo) non è incarnato nel corpo del figlio, come può il figlio di dio proferire la parola e il verbo del padre, “amare”, se il padre, il figlio e lo “spirito santo” non sono una cosa sola? Dio esiste e la verità è posta nell’uomo, nel “dialogo” tra l’increata coscienza (natura) e la creativa ragione (mente), tra l’increato Dio del Pensiero e l’uomo che soltanto l’arte può istituire.

  • La Vita dell’uomo dipende dall’uomo.

L’uomo è l’artefice del suo destino; infatti, intrapreso la via della conoscenza, se desidera esprimere la vita dell’Essere figlio di dio per continuare il suo viaggio nell’universo, deve scoprire l’increato dio dell’Energia, svelare l’increato Dio del Pensiero e, da creativo Dio della ragione misericordioso, deve redimere l’umanità dal peccato originale nato inevitabilmente al sorgere della ragione, fare propria la “Croce della sofferenza” per giustiziare tutti i mali nati dall’ignoranza e incamminarsi verso la sua resurrezione.

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La “nuova” Evangelizzazione - La teologia cristiana ha espresso inconfutabili verità, ma con esse è stato dato alla Chiesa di Roma, considerando il suo costante dialogo tra fede e ragione, un compito impossibile quello di avviare con la teologia tradizionale priva di rappresentazione la “nuova” Evangelizzazione; un compito che richiede la conversione del credo con la fede in Dio, in credo con la ragione.

Ciò impone, giacché il ragionare è subordinato all’organo della vista, chi vede, ragiona e crede, un naturale insegnamento fondato sulla rappresentazione.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha provato ad avviare con la teologia tradizionale priva di rappresentazione la “nuova” Evangelizzazione finalizzata a realizzare l’Amore universale. Il Santo Padre ha cercato l’uomo in ogni angolo del pianeta, dimostrando che si realizza l’Amore universale quando gli uomini, unendo le coscienze, sradicano con la “Croce della sofferenza” tutti i peccati nati e cresciuti per l’ignoranza di non osservare l’amore di Dio. La sua opera ha raddrizzato il timone della nave di Cristo, ma la percezione del sentimento religioso planetario, legato a una visita pastorale svanisce se in ogni uomo non si radica l’esperienza visiva dell’azione di suo padre che muove la “nuova” Evangelizzazione.

Anche L’Emerito Santo Padre Benedetto XVI sulle orme del suo predecessore prima di rinunciare al soglio pietrino (28 febbraio 2013), considerando la crisi del sentimento religioso e politico, ha provato ad arricchire di contenuti razionali la “nuova” Evangelizzazione con l’Enciclica sulla fede, la lettera apostolica sulla vera ragione non visiva (increato Dio del Pensiero testimoniato da ogni coscienza), che avrebbe dovuto indicare le linee guida risolutrici della crisi religiosa e politica.

Il Papa Joseph Ratzinger, dopo ripetute riflessioni, si accorge di non riuscire a servire, come avrebbe voluto, la Chiesa di Roma e l’umanità; anche Sua Santità Emerita non riesce a superare il limite della teologia tradizionale fondata sull’espressività dei concetti, non desunti dalla rappresentazione del padre.

Il Dio della fede, il suo decalogo, le virtù teologali, l’elenco dei vizi capitali non sono più sufficienti ad armonizzare l’esistenza umana. Così per liberare l’uomo dai peccati diventa fondamentale rappresentare la parola e il verboamare”, cioè vedere con gli occhi la forma dell’arte, lo spaziotempo assoluto della fisica, l’universale della filosofia, Dio della teologia. Occorre, quindi, rappresentare il padre dell’universo testimoniato dall’Energia madre per conoscere i Principi universali della rappresentazione fisica e dell’espressione umana che instradano il pensiero creativo dell’uomo verso la “nuova” Evangelizzazione.

Con grande coraggio Benedetto XVI, abbandonando il soglio pietrino, esterna il limite della teologia tradizionale inadeguata ad avviare l’indispensabile “nuova” Evangelizzazione. Il suo “grido” di allarme coinvolge tutto il Clero, il mondo scientifico, culturale e politico e veste di dovere sociale questa Dottrina.

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L’«amare pensando» - In verità l’Emerito Santo Padre avrebbe preso tutt’altra decisione, se avesse conosciuto la rappresentazione di ciò che Egli stesso ha espresso cioè quell’«amare pensando» in cui l’azione, riscontrata nel moto assoluto dell’increato dio dell’Energia, anticipa qualsiasi pensiero; quell’«amare pensando» che, esprimendo la “filosofia della natura” e quindi quella di dio, si pone a fondamento del “Creato”, della nuova Chiesa di Roma e dello Stato provvidente.

Enorme è stato il mio stupore nel costatare la coincidenza dell’espressione teologica, quell’«amare pensando», con la rappresentazione dell’increato dio dell’Energia.

L’arte, infatti, rappresentando il pensiero teologico di Benedetto XVI, ha conciliato la fede, la ragione espressiva dell’invisibile e increato Dio del Pensiero testimoniato dalla coscienza (CHI HA FEDE, CREDE) con la ragione assoluta “espressa” dal visibile e increato dio dell’Energia scoperto dall’arte (CHI VEDE, CREDE).

È fondamentale per la vita dell’uomo che il Dio della fede, personificato da Gesù di Nazareth, sia espresso dal Dio della ragione, personificato dal nascente uomo reale del terzo millennio.

Conciliate le due verità, quella della fede (increato Dio del Pensiero) e quella della ragione (increato dio dell’Energia), la Chiesa di Roma può dare visibilità al dio dell’Energia scoperto dall’arte e avviare la “nuova” Evangelizzazione, affinché tutti possano umanizzarlo e riportarlo per sempre sulla Terra.

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Il Dio della fede o della coscienza non rivelata ha avuto un’importante funzione storica: “Consolare” gli uomini per due millenni, sostenendoli a sopportare le sofferenze e le ingiustizie causate e imposte dall’ignoranza di non vedere e conoscere il padre. Adesso “consolare” non basta; al Dio della fede deve subentrare il Dio della ragione personificato dall’uomo reale del terzo millennio il quale, con l’amore misericordioso del Dio vivente può giustiziare i peccati sradicando tutto il male nato dall’uomo apparente.

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In sintesi, questa è la santa verità: se alla base della teologia cristiana c'è il rapporto complementare tra fede e ragione; se la fede è la percezione non visiva dell’increato Dio del Pensiero sempre-presente in ogni coscienza umana e la ragione è l’esperienza visiva che lievita sino a osservare l’increato dio dell’Energia; e allora il dio dell’Energia, scoperto e rappresentato dall’arte per la sua naturale identità increata, è già conciliato con il Dio del Pensiero o della fede della teologia cristiana, la quale rivedendo le “sante bugie” «può sfociare nell'accoglienza della rivelazione, senza venire meno ai propri principi e alla propria autonomia». (Dall'enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II, pr. 67).

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Le verità della scienza

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Se le verità teologiche sull’invisibile Dio sono conoscenze intuitive invisibili, percepite dalla coscienza e narrate dalla ragione senza l’ausilio della prova, le verità scientifiche sull’invisibile dio dell’Energia si basano su conoscenze esperienziali visibili elaborate dalla ragione dello scienziato il quale, escludendo la coscienza, pensa di possedere la prova interpretando l’evento nato dalla sperimentazione.

La scienza fisica, infatti, quando sperimenta l’Invisibile, osservandone gli effetti, deve interpretare e superare apparenti paradossi per fornire conoscenze dal valore sicuro.

Si narra la nascita della ragione e si sintetizza l’impervio “viaggio” della scienza fisica che ha rivelato alla conoscenza l’Energia, la madre purissima dell’universo e l’inesistenza in natura del “tempo” separato dallo “spazio”. Si riassumono, quindi, le verità essenziali provenienti dalla scienza fisica che, sottoposte alla riflessione artistica, hanno contribuito a scoprire rappresentativamente, il «motore», padre dell’universo.

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La nascita della ragione - All’origine l’uomo era corpo, mente e natura insieme cioè istinto. Poi, con un “gioco” alterno con l’ambiente, egli ha separato la mente dalla natura. Questa separazione, da identificare con il peccato originale, ha determinato la nascita della ragione espressiva limitata al senso della vista, un passaggio fondamentale per l’uomo, che deciderà di conoscere la natura in tutti i suoi aspetti.

La natura in sé è soltanto corporeità e non può indagare se stessa; la mente, invece, posta fuori dalla natura e quindi dal corpo, si stupisce della stessa natura e desidera conoscerla.

Lo stupore verso la natura, quindi, è all’origine della separazione tra corpo e mente; infatti, agli albori dell’uomo sapiens quello bestiale, sotto lo stupore dei sensi, è scosso da manie improvvise; nulla potrebbe sollevarlo dall’animalità, se la sua stessa natura non gli offrisse il modo di ricordare le sue rudimentali esperienze. Si sviluppa così nell’uomo bestiale l’encefalo plastico sede dell’intelletto.

Con l’encefalo plastico l’Energia si converte in Pensiero.

Con le esperienze acquisite riferite all’ambiente si dilata il ricordo e le esperienze innate manifestano il loro inconsapevole significato; nascono, così, le prime emozioni, rudimentali sensazioni e primitivi sentimenti.

L’uomo bestiale, con riferimento all’ambiente, manifesta inevitabilmente e senza volontà l’autoregolamentazione di tutte le esperienze, innate e acquisite, e di tutte le percezioni (esperienze rappresentative simboliche della coscienza non ancora comprese dalla ragione); nascono nel primitivo intelletto umano la coscienza rappresentativa delle percezioni e la ragione espressiva delle esperienze.

La coscienza, che è natura increata, riferendosi all’ambiente evolve le emozioni dell’Essere, le sensazioni e i sentimenti e l’idea pura dell’amore e della bellezza, mentre la ragione, che è mente creativa, ingannata dell’inevitabile illusione visiva, separa il “tempo” dallo “spazio” e, facendo coincidere lo “spazio” con l’ambiente e il “tempo” con il moto della sua stella, fa muovere le esperienze del Divenire e i primi passi alla Conoscenza. La mente umana è sola creatrice nel “Creato”; ma l’impervio viaggio della ragione la riporterà al punto di partenza, là dove la separazione tra natura (dio) e mente (uomo) era iniziata.

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La separazione intellettuale del “tempo” dallo “spazio - L’origine della separazione intellettuale del “tempo” dallo “spazio” coincide, quindi, con la separazione della mente dal corpo.

Su un sistema in moto nell’universo come la Terra, “viaggiano” altri “oggetti” naturali.

Il rapporto tra la velocità del pianeta e quella degli “oggetti” naturali posti su di essa è uguale a zero; ciò è tipico dei sistemi inerziali su cui non si avverte da fermo nessun movimento.

Nell’illusione dei sensi il “tempo è separato dallo spazio e scorre in esso indipendentemente.

Quando la mente non si separa dal corpo, anche lo spaziotempo non si separa e si testimonia la naturalità: sulla Terra tutti gli esseri viventi animali vivono istintivamente lo spaziotempo sempre-presente e la durata del tempo in cui avviene ogni loro azione coincide con la distanza.

L’uomo invece, che ha separato il “tempo” dallo “spazio”, può dosare la sua energia misurando lo “spazio” che percorre in tutte le direzioni con un “tempo” a lui gradito.

Con la separazione intellettuale del “tempo” dallo “spazio” l’uomo domina la natura; pur essendo più debole di altre specie animali, può attuare strategie, dosando la sua energia riferendola a istanti sempre uguali scanditi dal tempo spazializzato degli orologi.

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Il “viaggio” della ragione - Il lungo e tortuoso “viaggio” della ragione con la quale si sviluppa la cultura occidentale inizia nell’antica Grecia. In Grecia vi sono le condizioni per l’affermarsi di una specifica indagine razionale che prende il nome di filosofia (amore per il sapere). Secondo i greci, l’uomo è un “animale ragionevole” e la sua ragione lo spinge a ricercare la verità che è alla base dei fenomeni.

Il sapere greco sin dall’inizio dà struttura all’indagine razionale sulla natura basandosi unicamente sulla forza della sola ragione. Con la filosofia greca ha inizio il lungo cammino della ragione votata alla conoscenza che dal IV secolo a.C. prosegue sino ai giorni nostri.

Il lungo cammino della ragione inizia con la visione razionalista dei fenomeni inaugurata da Socrate e sviluppata da Platone. Socrate ha esaltato i concetti della ragione a scapito della natura; ha sacrificato all’ideale astratto della perfezione apollinea, la più antica e naturale pulsione dionisiaca.

Socrate non avrebbe mai potuto immaginare che per scoprire dio la stessa ragione si sarebbe ritrovata immersa nelle medesime pulsioni della natura; non avrebbe mai potuto immaginare che soltanto un artista-architetto avrebbe completato La Conoscenza Generale della Natura, identificando Apollo con Dioniso, la ragione con la coscienza, la mente con la natura, il Pensiero con l’Energia, l’uomo con dio.

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Come la fisica e la filosofia anche l’arte è una via della conoscenza, ma non ha mai avuto una simile considerazione. È difficile immaginare che soltanto attraverso l’arte l’uomo possa scoprire le fondamenta della natura. Per la ricerca ufficiale ciò appare impossibile, ma se si considera come si è sviluppata la ricerca artistica e il traguardo della ricerca scientifica dell’inizio ‘900, ci si accorge che queste due vie della conoscenza si sono già incontrate più di un secolo fa.

In verità la ricerca artistica fin dalle sue origini si è evoluta non considerando il mondo materiale; la mente dell’artista si è sempre lasciata guidare dalle percezioni della sua coscienza rappresentativa, vera ragione e, nel mondo materiale ha sempre cercato di rappresentare con l’opera d’arte lo spaziotempo naturale della coscienza, passaggio obbligato per scoprire e rendere visibile il padre dell’universo.

Questa è la ricerca libera, senza scopo e senza evidente utilità che l’artista-architetto ha sempre svolto, manipolando attraverso i segni, la materia, il colore, le entità immateriali della natura, l’energia, lo spazio e il tempo inscindibili nell’arte, dispensatrice di emozioni rappresentate dalla bellezza; infatti, la ragione espressiva dell’artista, essendo a diretto contatto con la sua stessa coscienza rappresentativa, ha disegnato il visibile e spesso inconsapevolmente anche l’invisibile cioè Dio stesso.

La scienza fisica durante la sua prima fase “meccanicista” ha considerato per la sua ricerca solo il mondo materiale ed ha intrapreso una via opposta all’arte; poi, ha “sgretolato” questo mondo materiale e invertito la sua direzione, avvicinandosi sempre più all’arte sino a congiungersi.

Per comprendere quest’unione, è necessario considerare che il visibile mondo materiale è solo illusione provocato dal senso della vista. Questo mondo materiale infatti, è stato demolito dalla fisica della fine ‘800 e sostituito da configurazioni dinamiche di Energia immateriale. Nelle sperimentazioni sub-atomiche per spiegare le configurazioni osservate, lo scienziato deve servirsi non solo delle esperienze della ragione, ma anche delle percezioni della sua coscienza; così, la sua ricerca si accosta alla ricerca artistica, in cui le percezioni della coscienza sono l’oggetto della sperimentazione.

Per sostituire coerentemente la vecchia concezione del mondo materiale con i concetti immateriali, che identificano il Pensiero umano all’Energia, si analizzano i punti salienti di tale svolta.

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La fisica classica rappresenta il mondo materiale sulla base del modello newtoniano meccanicistico dell’universo. Gli elementi del mondo newtoniano che si muovono nello “spazio assoluto”, con un “tempo assoluto” spazializzato, sono le particelle materiali, oggetti piccoli solidi e indistruttibili che costituiscono tutta la materia. Secondo Newton, all’inizio Dio ha creato le particelle elementari e le forze che agiscono su di esse: le leggi fondamentali del moto. L’universo così concepito è posto in movimento e da allora continua a esistere come una macchina governata da leggi immutabili.

All’inizio del milleottocento queste leggi sono considerate fondamentali; tuttavia, meno di cento anni più tardi, sono stati scoperti fenomeni fisici non visibili, i quali hanno fatto emergere i limiti del modello newtoniano che non ha validità nel momento in cui si supera la dimensione dei sensi.

La prima di queste manifestazioni fisiche riguardava la scoperta di fenomeni elettromagnetici che non si potevano studiare con la meccanica classica.

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La fisica “moderna" - Ha inizio l’impervio “viaggio” della scienza fisica. Il passo più importante per la comprensione dei fenomeni elettromagnetici è stato compiuto dallo sperimentatore Mishael Faraday e dal teorico Clerk Maxwell. Quando Faraday, muovendo un magnete o calamita vicino a una bobina di rame, produsse corrente elettrica, convertendo così in energia elettrica il lavoro meccanico necessario per muovere il magnete, la scienza fisica ebbe una svolta decisiva. Il suo esperimento da una parte ha dato inizio alla vasta tecnologia dell’ingegneria elettrica, dall’altra ha costituito la base dei successivi sviluppi teorici. Faraday e Maxwell non solo hanno studiato gli effetti delle forze elettriche e magnetiche, ma hanno fatto delle forze elettriche l’oggetto principale della loro ricerca, tanto da sostituire il concetto di forza con quello più etereo di campo il quale, avendo una propria configurazione fisica, può essere studiato senza riferimento ai corpi materiali.

L’eccellenza di questa teoria, chiamata elettrodinamica, è la comprensione che la luce è un campo elettromagnetico rapidamente alternante che si sposta nello spazio attraverso la configurazione d’onda.

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Oggi si è consapevoli che le onde radio, radar, onde luminose, raggi x, raggi gamma e raggi cosmici sono tutte onde elettromagnetiche, cioè campi di energia oscillanti che differiscono tra loro per la frequenza dell’oscillazione; la luce visibile è solo una piccola frazione dello spettro elettromagnetico, ciò può far capire all’uomo che egli osserva l’apparenza e non la realtà che è alla base di ogni fenomeno.

All’inizio del ‘900 i fisici avevano due teorie valide capaci di spiegare i differenti fenomeni: la meccanica di Newton e l’elettrodinamica di Maxwell. Il modello newtoniano non costituiva più la base di tutta la fisica.

Nei primi tre decenni del secolo scorso due percorsi scientifici sviluppatisi separatamente, quello della teoria della relatività e quello della fisica atomica, hanno infranto ciò che costituiva la concezione newtoniana del mondo: la nozione di “spazio e tempo assoluto” e quella delle particelle solide elementari.

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Albert Einstein - Al sorgere della fisica del primo ’900 si manifestò la straordinaria impresa intellettuale di Albert Einstein. Egli, con due articoli pubblicati nel 1905, avviò due teorie rivoluzionarie: la Teoria della Relatività speciale e la “meccanica” quantistica, (teoria dei fenomeni atomici), un modo nuovo di concepire la radiazione elettromagnetica. La teoria della relatività speciale da una parte unificava le due teorie della fisica classica, l’elettrodinamica e la meccanica, dall’altra apportava rilevanti cambiamenti nei concetti tradizionali di spazio e tempo. Secondo la teoria della relatività, lo spazio non è separato dal tempo; essi configurano un continuo SPAZIOTEMPO. Non si può mai parlare di spazio senza implicare il tempo e viceversa; non esiste un flusso universale del tempo come nel modello newtoniano, esso è relativo ai campi, alle masse di energia (corpi “celesti”) e al punto di osservazione.

Con la teoria della relatività si abbandonano i concetti di spazio e tempo assoluti.

L’ultima e fondamentale variazione apportata all’edificio della Conoscenza rivela che la massa di un oggetto è una configurazione di ENERGIA. Qualsiasi oggetto in quiete possiede energia pari alla sua massa.

La relazione tra massa ed Energia è data dalla famosa equazione di Einstein: E = mc2</u>, dove c è la costante velocità della luce, di fondamentale importanza per la teoria della relatività. In questa formula la massa è un campo denso di energia che non ha significato materiale. Non è corretto, quindi, considerare la massa come materia dura, pesante perché impenetrabile al senso della vista.

Nel 1915 Einstein ha elaborato la <u>teoria della relatività generale, nella quale lo schema della relatività speciale è ampliato, tenendo conto della gravitazione, l’interazione reciproca dei campi densi di energia (corpi planetari). Un corpo “celeste” denso di energia ha effetto di curvare lo spaziotempo. Ciò significa che la geometria euclidea non è valida in questo spaziotempo curvo, così come la geometria bidimensionale di un piano non può essere applicata a una superficie curva di una sfera.

Nello spaziotempo non esiste la linea retta e la distanza più breve tra due punti non è la linea retta.

Nella teoria della relatività, poiché lo spazio non può essere mai separato dal tempo, anche il tempo è influenzato da campi densi di energia e scorre con ritmi differenti in punti diversi dell’universo.

La concezione di corpi solidi che si muovono nello spazio vuoto è relativamente valida nella media dimensione fisica, cioè nel campo della nostra esistenza, dove la fisica classica continua, con lo sviluppo delle tecnologie, a essere utile solo al nostro Divenire, ma non per esprimere la vita dell’Essere figli di dio.

Nel nostro modo di pensare sia il concetto di spazio vuoto, sia la nozione di corpi materiali solidi sono a tal punto radicati che è difficile immaginare una dimensione fisica nella quale essi non siano più validi; infatti, la fisica odierna e l’arte ci costringono a pensare ciò.

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La struttura degli atomi - Nel volgere del secolo sono stati osservati numerosi fenomeni in rapporto alla struttura degli atomi che sono inspiegabili in termini di fisica classica. La scoperta dei raggi x e la loro applicazione rivelarono che gli atomi avevano una “struttura” interna. A questa scoperta si aggiunse quella di altre radiazioni emesse da diversi elementi. Il fenomeno della radioattività ha fornito la prova composita dell’architettura degli atomi. Così Max von Laue usava i raggi x per studiare la disposizione degli atomi dei cristalli ed Ernest Rutherford impiegava come proiettili ad altissima velocità “particelle” di dimensioni subatomiche, emesse da sostanze radioattive (“particelle” alfa), per esplorare l’interno degli atomi; queste “particelle” furono lanciate contro gli atomi e dalla loro deviazione si dedusse la loro configurazione.

Ernest Rutherford, colpendo ripetutamente gli atomi con le “particelle” alfa, ha ottenuto dei risultati inaspettati. Ben lungi dall’essere “particelle” dure e solide come si riteneva fin dall’antichità, gli atomi erano costituiti invece da uno spazio pieno di interazioni elettromagnetiche dovute a “particelle” estremamente piccole, chiamate elettroni, che si muovevano intorno al nucleo interagendo con esso; anche il nucleo risultava configurato da “particelle”, chiamate protoni e neutroni, che orbitavano intorno al centro della configurazione atomica. Con il modello planetario dell’atomo si è scoperto che il numero di elettroni presenti negli atomi di un elemento determinano le sue proprietà chimiche.

Oggi, in teoria, si può ricostruire l’intera tavola periodica degli elementi aggiungendo gli opportuni elettroni al “guscio” atomico e i corrispettivi protoni e neutroni all’atomo di idrogeno, il più “leggero”.

Sono le interazioni elettromagnetiche tra particelle che danno luogo ai vari processi chimici, cosicché è possibile comprendere tutta la chimica sulla base delle leggi della fisica atomica.

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La teoria quantistica ha chiarito che anche le “particelle” elementari che costituivano l’atomo non erano per niente simili a oggetti solidi e che le unità subatomiche si presentavano come configurazioni di energia con caratteristiche di dualità; durante l’osservazione sperimentale sembravano “particelle” (“corpuscoli”) o pacchetti di onde elettromagnetiche.

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È impossibile infatti, accettare che lo stesso oggetto potesse manifestarsi come un corpuscolo o come un pacchetto, cioè una quantità di energia confinata in un volume piccolissimo oppure un’onda estesa in un ampio spazio considerata la scala subatomica. Questo paradosso della fisica portò alla teoria dei quanti.

La teoria quantistica è nata quando Max Plank scoprì che l’energia della radiazione termica non era emessa in maniera continua, ma si presentava come configurazioni di pacchetti. Einstein ha definito “quanti” questi pacchetti e ha riconosciuto in essi, senza mai riuscire a provarlo, aspetti basilari della natura.

Egli, confortato dalla sua fervida immaginazione e creatività, è stato tanto ardito da postulare che la luce e tutte le configurazioni di radiazione elettromagnetica potevano presentarsi non solo come onde, ma anche come quanti. I quanti di luce, da cui derivava il nome della teoria, erano identificati come “particelle” speciali chiamate fotoni, privi di massa e sempre in moto a velocità assoluta.

La teoria quantistica ha demolito il concetto di materia solida; gli atomi della fisica classica sono costituiti da pacchetti elementari di energia legati tra loro da interazioni elettromagnetiche. Pacchetti e interazioni di energia configurano dal limitatamente piccolo dell’atomo all’immensamente grande dell’universo.

La teoria quantistica ha rivelato che l’universo esiste non solo per le sue singole parti, ma anche per la fitta rete di connessioni che unisce le varie parti e il tutto.

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Oggi lo scienziato, per conoscere le invisibili fondamenta della natura individuate nelle “particelle” elementari, pone nell’esperimento Energia secondo il suo Pensiero creativo, traendone conclusioni soggettive: si rende conto infatti, che l’energia posta negli esperimenti configura il suo pensiero creativo che non è quello oggettivo della natura. A livello subatomico, si ha la sensazione vera che Energia e Pensiero coincidano. Negli esperimenti, infatti, gli scienziati non osservano l’“oggetto” indagato, ma ciò che la loro mente colloca nell’esperimento e crede di osservare (stallo della scienza fisica).

A livello subatomico, l’esperimento strumentale con l’energia rappresenta il pensiero dello scienziato; è l’ultimo paradosso della scienza fisica (Energia = Pensiero) che per l’esatta conoscenza non è un paradosso.

Per l’esatta conoscenza le rappresentazioni dell’Energia e le espressioni del Pensiero devono coincidere.

In cosa devono coincidere? Sicuramente nel linguaggio!

Il “linguaggio” rappresentativo dell’Energia fatto di spaziotempo deve coincidere con il linguaggio espressivo del Pensiero fatto di parola e verbo. Quale mente può far coincidere lo spaziotempo rappresentato dall’Energia con la parola e verbo espresso dal Pensiero?

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Stallo della scienza fisica - Questo faticoso viaggio della ragione giunge là dove l’uomo non avrebbe mai sospettato: la mente dello scienziato si accosta alla mente dell’artista. Entrambe hanno a che fare con percezioni della coscienza la quale, essendo l’increata del Pensiero, è natura quindi, anche il suo “linguaggio” è rappresentativo dello spaziotempo. Poiché lo scienziato dalla sua indagine esclude la coscienza, il paradosso ENERGIA uguale PENSIERO, cioè la coincidenza tra spaziotempo rappresentato e parola e verbo espresso può essere risolto soltanto dalla mente dell’artista-architetto che ha sempre sperimentato con le percezioni lo spaziotempo della sua coscienza.

La scienza fisica quindi, si è fermata davanti a quantità di energia limitatamente piccole e le ha rappresentate sia come pacchetti sia come corpuscoli. Con questa concezione duale delle “particelle”,

la stessa scienza è entrata in una ragnatela di complessità inaudita, tanto da concepire con Werner Heisenberg il principio di indeterminazione sulla posizione della “particella” da applicarsi durante l’osservazione sperimentale. Questo principio, come tutti gli assunti teoretici che in esso si rifuggono, condiziona più che mai tutto l’occidente, che nei risultati della scienza fisica ha il suo riferimento culturale. Basta riflettere sul dilagante relativismo intellettuale nato dall’inadeguata interpretazione sperimentale che ha messo insieme il principio di indeterminazione (come “atto di verità” oggettiva) e quello di relatività (come atto di verità soggettiva). Al pari di un dio mistificatore all’uomo profano tutto è permesso.

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Tutto ciò che è indeterminato all’osservazione sperimentale, dipende dalla scorretta interpretazione del fenomeno indagato e dall’inadeguatezza della tecnologia utilizzata. È inammissibile l’indeterminazione in natura perché nel limitatamente piccolo delle “particelle” elementari, l’energia deve esprimere necessariamente tutta la sua determinazione e immanenza; è invece ammissibile la stabile armonia che permette all’uomo di svegliarsi ogni mattina e godere la visione del “Creato”.

La scienza fisica, nonostante i suoi stupefacenti ma ormai datati risultati sulla conoscenza della natura, è in profonda crisi perché, come già asserito, non può dare significato all’esistenza, non può rappresentare e proferire la parola (spazio) e il verbo (tempo) di dio: ”Amare".

L’uomo non sa chi è, dove può arrivare e con quale “tecnologia”.

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In sintesi sono due le scoperte della scienza fisica che hanno “animato” la mente dell’artista-architetto.

La prima scoperta è che la “materia” apparentemente dura e pesante è configurata da una entità invisibile ed eterea sempre in movimento chiamata ENERGIA del tutto simile al Pensiero; questa scoperta ha permesso all’artista-architetto di liberarsi della materialità e di indagare rappresentativamente il rapporto tra l’invisibile coscienza umana e la natura visibile. La seconda è l’aver rivelato l’inesistenza del tempo separato dallo spazio e che la natura visibile e invisibile è rappresentata dallo SPAZIOTEMPO unificato; questa scoperta fa comprendere all’artista che le emozioni, le sensazioni e i sentimenti, associate allo spaziotempo della coscienza possono essere rappresentate se il tempo si unifica visivamente allo spazio.

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Le verità dell’arte

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Le verità dell’arte orbitano intorno alle percezioni della coscienza madre che la figlia ragione cerca di convertire in esperienze visive attraverso la rappresentazione per poi tradurle in parole e verbo.

L’arte è suprema conoscenza e assurgerà al suo legittimo rango, è insieme intuitiva (religiosa) e razionale (logica); il gesto creativo dell’artista fa interagire le percezioni della coscienza (natura) e le esperienze della ragione (mente). La coscienza madre propone le sue percezioni (esperienze rappresentative simboliche) e la figlia ragione cerca di rappresentarle per trasformarle in esperienze visive.

Inequivocabilmente la coscienza è natura increata e la ragione è mente creativa; ciò smentisce di fatto che con la ragione non si possa scoprire l’increato dio dell’Energia poiché la vera mente creativa dell’artista è a diretto contatto con la natura increata della coscienza cioè con l’increato Dio del Pensiero.

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La coscienza è la vera ragione, è l’esperienza non visiva più autorevole dell’uomo, è l’increato Dio del Pensiero da rivelare scoprendo l’increato dio dell’Energia; essa nasce in assenza di volontà spontaneamente dall’autoregolamentazione di tutte le percezioni, esperienze e conoscenze.

La coscienza, essendo natura increata, esprime lo spaziotempo sempre-presente che scompagina ogni ordine di tempo e spazio inerziale; l’ora, il giorno, l’anno non hanno alcun significato.

Un avvenimento del passato può essere più presente di un evento di oggi; in una vettura mentre la ragione si occupa della guida, la coscienza si concentra nel ricordo di un luogo, di una carezza, di un amore.

Lo spaziotempo sempre-presente della coscienza può sembrare un paradosso, è un continuo fluire spaziotemporale del futuro nel passato e del passato nel futuro; inoltre, allo spaziotempo passato, a quello futuro e a quello interattivo sempre-presente, la coscienza associa rispettivamente il sentimento dei ricordi, delle aspirazioni e dell’amore.

La coscienza esprime le aspirazioni future secondo i ricordi del passato, i ricordi del passato secondo le aspirazioni future; essa, esprimendo ogni istante lo spaziotempo sempre-presente attraverso l’interazione tra spaziotempo passato e futuro, si dissocia dal tempo lineare spazializzato degli orologi privo di sentimenti, un tempo utile all’uomo soltanto per ordinare le attività quotidiane del Divenire.

La coscienza poiché increata è natura e il suo “linguaggio” simbolico è rappresentativo dello spaziotempo che cerca di rappresentare stimolando la ragione; infatti, svolge un’azione rappresentativa con l’ambiente visivo attraverso le percezioni; considera, cioè, lo spaziotempo rappresentato dagli oggetti naturali o creati dall’uomo e, confrontandolo con quello che essa stessa esprime, lo traduce in emozioni.

Le percezioni, quindi, sono esperienze rappresentative messaggere della coscienza dai significati letterali non ancora comprese dalla ragione e si distinguono in visive e non visive; quest’ultime comprendono la percezione dell’increato Dio del Pensiero testimoniato dalla stessa coscienza.

  • Le percezioni visive collegano l’oggetto, naturale o artificiale, con la coscienza; sono esperienze rappresentative simboliche che dall’ambiente pervengono alla coscienza.

Tutti gli oggetti naturali o creati rappresentano il loro spaziotempo con volumi, superfici e segni estetici che la coscienza traduce in emozioni, distinte in sensazioni (libertà, bellezza, seduzione) e sentimenti (amore, ricordi, aspirazioni). I segni estetici già presenti in natura e nell’opera d’arte e architettonica sono stati già selezionati dalla stessa coscienza ma il loro riconoscimento può avvenire dopo la scoperta rappresentativa dell’increato dio dell’Energia fonte primigenia di ogni conoscenza.

Le percezioni visive, quindi, sono messaggere di emozioni, di sensazioni e sentimenti provenienti dallo spaziotempo di volumi, superfici e segni che rappresentano tutto ciò che si osserva: “oggetti” naturali, esseri viventi e creazioni intellettuali. Esse sono portatrici dei messaggi educativi se concordano con la coscienza e se provengono dai segni evolutisi con le configurazioni della natura; il messaggio invece è diseducativo se i segni rappresentati dalla ragione non corrispondono ai segni estetici di libertà e amore “suggeriti” dalla coscienza.

  • Le percezioni non visive collegano la coscienza con l’ambiente; sono esperienze rappresentative simboliche portatrici dei messaggi propositivi che la ragione cerca di convertire in esperienze visive. Con tali messaggi la coscienza determina la ragion pratica degli artisti e architetti a rappresentare, attraverso l’ideale contorno dei segni estetici, la vita dell’Essere: la tensione d’amore libera e bella dell’increato Dio del Pensiero che essa stessa esprime e testimonia.

La stessa coscienza è la percezione non visiva più autorevole che “spinge” la ragione pratica dell’artista a rappresentare nel particolare dell’opera d’arte, attraverso segni, superfici e volumi estetici, l’universalità del suo spaziotempo increato. C’è, infine, una concordanza tra i segni rappresentati dalla ragione e quelli proposti dalla coscienza, una coincidenza rappresentativa tra mente e natura che identifica la ragione figlia con la coscienza madre, con l’increato Dio del Pensiero e conseguentemente con l’increato dio dell’Energia, fonte iniziale di ogni rappresentazione .

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La ragione nasce, nell’apparente stato di assoluta evidenza visiva, come sottoinsieme della coscienza in grado di ricordare, ordinare, collegare ed esprimere esperienze pratiche (attività con le quali si sperimentano anche esperienze teoretiche) e teoretiche (attività con le quali si ipotizzano procedure sperimentali di esperienze pratiche) visivamente osservate. Il suo linguaggio espressivo si è evoluto associando all’oggetto una parola per distinguerlo e un verbo per la sua funzione; poi, artefice dell’indagine sulla natura, è costretta a superare il limite del senso della vista e a sperimentare l’Energia per conoscerla e rappresentare la natura invisibile. Superato il limite del senso della vista, per ragionare correttamente rispettando il Principio dell’esatta Conoscenza (“le espressioni del Pensiero devono coincidere con le rappresentazioni dell’Energia”), è necessario conoscere prima l’esatta rappresentazione spaziotemporale dell’“oggetto” o del fenomeno invisibile indagato e poi tradurla in espressione, cioè in parola e verbo.

L’indagine sulla natura avviene attraverso le tre ragioni distinte tra loro ma interdipendenti: quella teoretica, filosofica e artistica. Le tre ragioni al termine della Dottrina avranno base comune; la loro attuale distinzione, oltre ad avere una predisposizione genetica, dipende dall’interazione tra i quattro modi di conoscere il visibile e l’invisibile distinti in esperienze e percezioni.

  1. Esperienze pratiche
  2. Esperienze teoretiche
  3. Percezioni visive
  4. Percezioni non visive o della coscienza

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  1. Le esperienze pratiche (dalla mente all’oggetto) sono rappresentazioni dirette o intuizioni elaborate dalla ragione e direttamente collegate al mondo sensibile; esse sono necessarie alla conoscenza pratica.
  2. Le esperienze teoretiche (dalla mente alla mente) sono rappresentazioni indirette o concetti elaborati dalla ragione e indirettamente collegati al mondo sensibile, necessarie alla conoscenza scientifica.
  3. Le percezioni visive (dall’oggetto alla coscienza) sono rappresentazioni indirette o concetti elaborati impropriamente dalla ragione, come le esperienze teoretiche sono collegate indirettamente al mondo sensibile; esse sono necessarie alla conoscenza filosofica.
  4. Le percezioni non visive o della coscienza (dalla coscienza all’oggetto) sono rappresentazioni dirette o intuizioni di emozioni, di sentimenti (amore, ricordi, aspirazioni) e sensazioni (libertà, bellezza, seduzione), direttamente elaborate dalla coscienza. Le rappresentazioni possono essere intuizioni libere se rappresentate direttamente dalla coscienza, intuizioni non libere se rappresentate attraverso la materia visibile. Le intuizioni libere e non libere sono indispensabili alla conoscenza artistica.

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L’interazione tra esperienze pratiche, teoretiche e percezioni evolve ogni ragione, quindi ogni mente.

Interazione tra esperienze pratiche (1) e teoretiche (2) = ragion teoretica = scienziato.

Interazione tra esperienze pratiche (1) e percezioni visive (3) = ragion metafisica = filosofo.

Interazione tra esperienze pratiche (1) e percezioni non visive (4) = ragion pratica = artista.

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La ragion teoretica dello scienziato per ricavare una conoscenza collega nei suoi esperimenti esperienze pratiche (1) con esperienze teoretiche (2) e, non facendo partecipare le percezioni (3), esclude la coscienza (4), l’unica realtà disponibile nell’apparenza della natura. Con questa limitazione la ragion teoretica dell’intero universo conoscitivo considera quello esperienziale del Divenire ed esclude quello percettivo dell’Essere. Lo scienziato non può pervenire alla scoperta dello spaziotempo assoluto, cioè alla rappresentazione dell’increato dio dell’Energia, nonostante sia il fine ultimo di ogni via della conoscenza.

Conseguenza di questa esclusione è la concezione della scienza spazializzata sfociata nell’irrazionale incapacità di sperimentare lo spaziotempo della coscienza e, quindi, di dare risposte etiche ed estetiche.

La ragion metafisica del filosofo limita la sua conoscenza della natura alla sola espressione proferita con la parola e il verbo e non considera la sperimentazione e rappresentazione dello spaziotempo. Il filosofo, per ricavare una conoscenza, collega nelle sue dissertazioni esperienze pratiche (1) con percezioni visive della natura (3); nel far ciò esclude la percezione non visiva, la coscienza (4), unica realtà, perciò anche la mente del filosofo come il teologo non può pervenire alla scoperta dell’universale dio dell’Energia. Il filosofo e il teologo sono particolarmente illuminati nei loro assunti, anche se non verificati, soltanto quando seguono l’ispirazione della loro coscienza.

La ragion pratica dell’artista fa riferimento alla coscienza e ne sperimenta rappresentativamente lo spaziotempo; essa collega rappresentazioni di esperienze pratiche (1) con percezioni non visive della coscienza (4) ed esclude le percezioni visive (3) e le rappresentazioni di esperienze teoretiche (2), non necessarie a soddisfare l’estetica della sua coscienza. La ragion pratica, facendo interagire le esperienze pratiche con le percezioni non visive della coscienza, sperimenta l’intero universo conoscitivo, unendo l’universo esperienziale logico della ragione e l’universo percettivo simbolico della coscienza.

La ragion pratica dell’artista rappresentativamente sperimenta emozioni: sensazioni (libertà, bellezza e seduzione) e sentimenti (amore, ricordi e aspirazioni), e concepisce la scienza temporizzata (arte) della bellezza e dell’amore. Ignara di conseguire virtù e conoscenza, si è rivelata l’unica ragione in grado di ultimare l’ultimo tratto de La Conoscenza Generale della Natura.

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Le cinque consapevolezze - L’artista-architetto arricchisce la potenzialità della sua ragione con cinque consapevolezze derivate dalla sua esperienza creativa.

La prima consapevolezza è il fine artistico.

Il fine artistico è rappresentare l’universale della propria coscienza, l’increato Dio del Pensiero attraverso il particolare delle sue creazioni.

L’artista durante l’atto creativo cerca di sostituire al tema della rappresentazione, alla materia, al colore e alla tecnica adoperata il fine artistico. Tema della rappresentazione, materia, colore e tecnica sono i pretesti per rappresentare l’universalità della coscienza (Dio), la quale vuole imperativamente sedurre.

La seconda consapevolezza riflette sul concetto di realtà e forma.

Che senso hanno la creatività dell’artista-architetto e la “sete” di conoscenza dello scienziato e del filosofo in un mondo in cui si osserva la forma vivendo la realtà dello stato di coscienza della natura?

In un mondo così rappresentato, la creatività e la “sete” di conoscenza, verrebbero meno: si vivrebbe nell’estasi, contemplando la natura. Ciò non avviene, ed è comprensibile a tutti. Per comprendere il motivo che spinge l’uomo verso la creatività e verso La Conoscenza, basta riflettere sul termine di realtà che si rappresenta con la forma. La realtà che si rappresenta con la forma è una sola, indivisa e indifferenziata, e non appartiene alla natura visibile; ciò è confermato dalla creatività degli artisti-architetti che hanno il compito di far osservare la forma del reale (dio) nella configurazione apparente della natura.

La terza consapevolezza riflette sul concetto di materia.

La “materia”, per la sensibilità degli artisti, rappresenta una quantità di spazio, un volume, una superficie o un segno da modellare con il tempo delle emozioni provenienti dalla propria coscienza.

La quarta consapevolezza riflette sulla rappresentazione delle emozioni.

La rappresentazione esprime emozioni, sensazioni (libertà, bellezza e seduzione) e sentimenti (passato = ricordi, futuro = aspirazioni) quando l’artista-architetto, con la “materia” configurata nel volume, nella superficie, nel colore e nel segno, rappresenta lo spaziotempo della coscienza.

La quinta consapevolezza riflette sulla sintesi rappresentativa.

L’apparente complessità rappresentativa riflessa nella natura è frutto di un’estrema e sintetica semplicità, che interessa anche le nostre creazioni intellettuali.

Queste cinque consapevolezze confermano che la coscienza o Dio del Pensiero, il reale o dio dell’Energia, la forma e l’universale hanno la stessa rappresentazione dalla quale si percepisce soltanto la sconosciuta coscienza, unica realtà manifesta nel mondo dei sensi e dalla coscienza ha inizio l’indagine artistica.

Per svolgere indagini sulla coscienza è fondamentale ricordare che la coscienza è natura increata e le sue percezioni sono rappresentate dallo spaziotempo mentre la ragione è mente creativa e le sue esperienze sono espresse dalla parola e dal verbo; soltanto la ragion dell’artista-architetto ha la facoltà di indagare rappresentativamente la verità posta nell’uomo cioè lo spaziotempo percettivo della sua stessa coscienza e di convertirlo in esperienza, esprimendolo con la parola e il verbo. È come se l’artista-architetto, vestito da Pubblico Ministero, per disegnare lo spaziotempo unificato, indagasse il Giudice (coscienza), fonte di verità assoluta, al posto dell’imputato (esperimento formulato dalla ragione).

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In sintesi poiché «la verità è nell’uomo», si pone l’attenzione sulla coscienza (madre) e sulla ragione (figlia)!

  • La coscienza, vera ragione, essendo Pensiero increato, è natura, non scinde lo spaziotempo e il suo dinamico “linguaggio” simbolico è rappresentativo reale o dell’Essere; osservando lo spaziotempo del volume, della superficie, del segno e del colore che rappresenta l’oggetto naturale o creato dalla mente, lo converte in percezioni di emozioni, sensazioni e sentimenti che “muovono” l’oggetto apparentemente statico, poiché nello spazio che lo configura è rappresentato il tempo.
  • La ragione, nella fase visiva della conoscenza poiché ingannata dal senso della vista, scinde l’energia, lo spazio e il tempo e il suo linguaggio logico è espressivo apparente o del Divenire; osservando lo spaziotempo rappresentato nel volume di un oggetto, gli assegna, senza comprenderne le emozioni in esso rappresentate, soltanto una parola per distinguerlo e un verbo per identificarne la funzione.

Poi la ragione dello scienziato, risolvendo apparenti paradossi riguardanti fenomeni fisici, scopre lo spaziotempo unificato senza fornire una specifica rappresentazione e in questa fase non visiva della conoscenza, la ragione di un artista-architetto può decifrare le percezioni della coscienza provenienti dall’oggetto naturale o creato convertendole in esperienze da proferire con la parola e il verbo.

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È evidente! Lo spaziotempo dell’oggetto per emozionare deve concordare con lo spaziotempo naturale della coscienza, quindi, l’uomo, prima di vivere realmente la sua razionale trascendenza culturale derivante dalla scoperta dell’increato dio dell’Energia e dalla rivelazione dell’increato Dio del Pensiero, deve rappresentare lo spaziotempo della coscienza (natura) il quale fa coincidere il linguaggio” rappresentativo della natura, fatto di spaziotempo con in linguaggio espressivo della ragione (mente), fatto di emozionanti parole e verbi come lo spaziotempo passato dei ricordi, lo spaziotempo futuro dell’aspirazioni e lo spaziotempo sempre-presente dell’amore (linguaggio logico espressivo reale o dell’Essere figlio di dio).

C’è una coincidenza ultima indifferenziata tra le espressioni del Pensiero e le rappresentazioni dell’Energia, tra le espressioni della mente e le rappresentazioni della natura, tra la parola e il verbo espresso e lo spaziotempo rappresentato; accordo che integra l’attuale linguaggio espressivo fisico, filosofico e teologico, con la razionalità del linguaggio rappresentativo dell’arte, che ha la fisionomia della bellezza.

Con le sue potenzialità e consolidate verità l’artista-architetto non si limita a disegnare la natura visibile e a compiacersi delle sue opere; forte delle sue esperienze, spinto dalle percezioni della sua coscienza, desidera rappresentare, conoscere e ragionare con chi gli ha donato la vita e il sempre-presente spaziotempo della sua stessa coscienza, cioè l’incommensurabilità delle emozioni.

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La “chiave” dell’invisibile

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L’esistenza di una “chiave” per accedere nell’universo della Conoscenza non visiva è confermata dallo stesso paradosso Energia uguale Pensiero davanti al quale si è fermata la scienza fisica.

La scienza fisica, che studia le “particelle” subatomiche, per propri e conosciuti limiti, non può tradurre in parola e verbo lo spaziotempo rappresentato dall’energia sperimentata.

La “chiave” da disegnare, con la quale si accede a La Conoscenza non visiva, è così esprimibile:

lo spaziotempo rappresentato dall’Energia deve esprimere la parola e il verbo del Pensiero (ENERGIA = PENSIERO); quindi, il meccanismo della conoscenza visiva che porta l’uomo oltre il visibile, impone una rappresentazione unitaria visibile dello spaziotempo rappresentato e della parola e verbo espressi.

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Il passaggio del testimone

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Per disegnare la “chiave” e accedere alla Conoscenza non visiva, non riuscendo con la ragione a distinguere nella natura visibile lo spaziotempo unificato dell’Energia, è necessario rappresentare lo spaziotempo unificato del Pensiero della coscienza umana coincidente con quello della stessa natura visibile.

La Verità è nell’uomo artista, nella relazione tra l’increata coscienza e la creativa ragione; quindi, l’Energia da esperimento deve essere sostituita dal Pensiero libero e creativo in grado di sperimentare l’unica verità oggettiva esistente nella dimensione dei sensi: l’increata coscienza umana.

Lo scienziato passa il testimone della Conoscenza ultima all’artista-architetto che ha sempre sperimentato con le esperienze rappresentative della sua ragion pratica le percezioni della coscienza.

Si abbandona così la sperimentazione strumentale dell’Energia e si dà inizio alla sperimentazione rappresentativa del Pensiero attraverso il segno di matita sul foglio bianco finalizzata a rappresentare lo spaziotempo dei SENTIMENTI della coscienza umana: traguardo fondamentale per disegnare la “chiave” che ci permette di sperimentate al pari del Pensiero l’Energia e di scoprire e osservare dio, il padre dell’universo.

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Lo spaziotempo della coscienza riferito all’ambiente

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Un esauriente contributo per rappresentare lo spaziotempo sempre-presente della coscienza umana non può essere fornito dalla scienza fisica poiché dalla sua indagine esclude la stessa coscienza.

La scienza fisica, nel suo percorso inverso della conoscenza, che dall’apparente natura visibile porta al reale invisibile, cioè all’increato dio dell’Energia scoperto dall’arte, ha individuato due sistemi diversi di relazionare le entità naturali ENERGIA, SPAZIO e TEMPO su cui si fonda ogni conoscenza ma dalla loro relazione non si evince la rappresentazione dello spaziotempo passato, futuro e sempre-presente della coscienza coincidente con la parola e il verbo ricordare, aspirare, amare.

Nei sistemi inerziali come la Terra, in cui non si avverte nessun movimento, regna il modello newtoniano meccanicistico dell’universo. Nello “spazio assoluto” l’energia meccanica muove gli oggetti solidi secondo un “tempo assoluto” e lineare. Questo modello, inesistente in natura per la separazione delle sue entità, non rappresenta lo spaziotempo della coscienza ma un’illusione della ragione limitata al senso della vista.

Nei sistemi relativi, l’energia di interazione elettromagnetica rappresenta lo spaziotempo, che legando “particelle” elementari configura atomi, sistemi planetari, galassie e ogni configurazione fisica e vivente esistente nell’universo. Anche i sistemi relativi geodetici e lo spaziotempo relativo per effetto gravitazionale dei “corpi celesti” non danno un contributo per rappresentare lo spaziotempo della coscienza.

Lo spaziotempo geodetico non rappresenta i sentimenti percepiti dalla coscienza: lo spaziotempo passato dei ricordi, quello futuro delle aspirazioni e lo spaziotempo sempre-presente dell’amore.

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Sistema Inerziale
Energia – spazio – tempo
Sistema Relativo
Energia - spaziotempo
Sistema Assoluto
?

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Dove si riscontra la rappresentazione dello spaziotempo dei sentimenti dell’increata coscienza umana riferito all’ambiente visivo? Dove è la “chiave” per accedere alla conoscenza non visiva?

La “chiave” per accedere alla conoscenza non visiva si riscontra nella coincidenza rappresentativa tra le percezioni non visive che dalla coscienza pervengono all’ambiente e le percezioni visive che dall’ambiente pervengono alla coscienza.

Occorre quindi, indagare e sperimentare le percezioni provenienti dalle rappresentazioni naturali e create le quali nascono principalmente dal segno che configura l’oggetto e lo divide dallo sfondo.


Dopo una lunga ricerca grafica, l’artista-architetto, indagando le percezioni provenienti dai segni che rappresentano gli oggetti e l’ambiente visivo, naturale e creato, perviene alla rappresentazione dello spaziotempo dei sentimenti, introducendo l’origine dello “spazio” e del “tempo”.

Senza l’origine non si può rappresentare lo spaziotempo dei sentimenti.

L’uomo percepisce i sentimenti quando osserva e sosta in uno spaziotempo configurato da superfici e segni convergenti o divergenti; osservando lo spaziotempo convergente all’origine, percepisce il suo passato, la sua storia, i suoi ricordi; osservando lo spaziotempo divergente dall’origine, percepisce il suo futuro, il suo avvenire, le sue aspirazioni. Se l’uomo osservando lo spaziotempo passato non può fare a meno di osservare lo spaziotempo futuro e viceversa, evidentemente l’osservazione interattiva tra spaziotempo passato e futuro scaturita dal medesimo spaziotempo, fa percepire il sempre-presente dell’amore cioè la testimonianza che Dio esiste nell’increata coscienza umana.

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Lo spaziotempo convergente rappresenta il passato, la storia, le conquiste fatte, le esperienze vissute, la tradizione, i ricordi che si interpretano nel “presente” secondo le nostre aspirazioni future.

Lo spaziotempo divergente rappresenta il futuro, l’avvenire, le conquiste da fare, le esperienze da vivere, le aspirazioni che si interpretano nel “presente” secondo le nostre tradizioni passate.

Lo spaziotempo interattivo rappresenta il sempre-presente che è testimonianza.

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Poiché la coscienza, essendo l’increata del Pensiero, è l’unica realtà esistente nel mondo dei sensi, e la realtà si rappresenta con la forma, l’indagine artistica, libera e universale, è il tentativo continuo attraverso il quale la coscienza madre, con la collaborazione della figlia ragione, rivela i significati spaziotemporali della forma fisica ; forma che coincidendo con lo spaziotempo passato, futuro e sempre-presente muove e riempie di sentimenti (ricordare, aspirare, amare) l’ambiente naturale o creato apparentemente statico.

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La scoperta della “forma significato”

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Così è stato. Durante l’albeggiare a Roma di un giorno indimenticabile, l’artista studente in architettura, osservando sul foglio per l’ennesima volta la rappresentazione dello spaziotempo dinamico della coscienza umana riferito all’ambiente visivo apparentemente statico, ricorda che l’increata coscienza è l’unica realtà esistente nell’apparenza della natura e come l’increato dio dell’Energia si rappresenta con la forma.

Il reale appare, la forma si configura, l’universale si fa particolare”, comprende così con forte emozione di aver scoperto i significati spaziotemporali della forma fisica e con essi di aver rappresentato alla visione la “forma significato” ovvero la coincidenza rappresentativa tra lo spaziotempo naturale della coscienza (natura) e la parola e il verbo (futuro, passato, sempre-presente) espressi dalla ragione (mente).

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La “forma significato” è una scoperta di inestimabile valore intellettuale; è la “chiave” dell’invisibile, è l’interfaccia che, accostando i due universi paralleli della natura (coscienza) e della mente (ragione), dà appunto, significato all’esistenza. Essa rappresentando i sentimenti, traduce il “linguaggio” rappresentativo simbolico dell’increata coscienza umana in linguaggio espressivo reale della creativa ragione, cioè traduce lo spaziotempo naturale in emozionanti sentimenti narrati con parole e verbi.

Lo spaziotempo passato convergente all’origine rappresenta il sentimento dei ricordi.

Lo spaziotempo futuro divergente dall’origine rappresenta il sentimento delle aspirazioni.

Lo spaziotempo sempre-presente interattivo rappresenta il sentimento dell’amore.

Lo stesso spaziotempo passato, futuro e sempre-presente rappresentato dalla “forma significato è convertito dalla coscienza in sentimenti “ricordare, aspirare, amare”.

Con la “forma significato” la limitata ragione espressiva del Divenire supera la sua irrazionalità e si accosta alla coscienza rappresentativa dell’Essere, vera ragione e, quindi, al Dio del Pensiero.

Riconoscendo nell’ambiente visivo apparentemente statico lo spaziotempo dinamico, passato, futuro, sempre-presente della “forma significato”, le percezioni simboliche diventano esperienze reali di sentimenti ricordare, aspirare, amare, che si osservano essendo rappresentati dai particolari degli “oggetti”, dai loro contorni e da tutto l’ambiente naturale che tanto emoziona.

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Con i significati spaziotemporali della forma si ammette l’irrazionalità dello spazio cartesiano ideato dall’uomo, privo di sentimenti e in netto contrasto con l’ambiente naturale. Si conosce la finalità dei vari stili architettonici che si sono succeduti, tutti mirati a “distruggere” la scatola configurata da piani ortogonali e paralleli; si comprende il fascino dell’architettura spontanea e dei centri storici edificati sulla naturalità dei luoghi, in cui la linea retta non si adatta alla superficie curva o al pendio di una montagna.

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Argomentare sulla “forma significato”, la “chiave” che, aprendo lo scrigno dei due grandi misteri, dell’increata coscienza umana (Dio del Pensiero o della fede) e dell’increata “coscienza fisica” (dio dell’Energia), ha illuminato l’universo non visivo della conoscenza, è emozionante.

La sua scoperta è avvenuta per aver messo in crisi le ovvietà più consolidate della ragione limitata al senso della vista, come ad esempio il concetto di realtà e forma riferite alla natura visibile; la grandezza della sua scoperta sta nell’aver messo insieme piccole riflessioni le quali si sono rivelate immensamente grandi.

La “forma significato” è la “tecnologia” intellettuale disponibile, che permette di sperimentare graficamente il limitatamente piccolo della natura cioè il «motore» dell’universo, l’increato dio dell’Energia e di rivelare l’immensamente grande della coscienza umana: l’increato Dio del Pensiero.

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La “forma significato” unifica nell’origine lo spazio e il tempo; senza l’origine non può esserci unificazione spaziotemporale. Se l’origine dello spaziotempo è imprescindibile per rappresentare ed esprimere i sentimenti dell’increata coscienza, il passato dei ricordi, il futuro delle aspirazioni e il sempre-presente dell’amore o della testimonianza; l’origine è imprescindibile per rappresentare l’increato dio dell’Energia.

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All’inizio l’artista-architetto non pensava che la scoperta della “forma significato” sarebbe stata così importante, una conquista intellettuale “rivoluzionaria”, in grado di scoprire la fonte unificatrice delle cinque vie della conoscenza (arte, fisica, filosofia, teologia, architettura) e rigeneratrice dell’uomo, giunto al bivio della sua esistenza. Poi iniziò a credere che la sua sperimentazione grafica avrebbe scoperto l’increato dio dell’Energia, rivelato “La filosofia della natura”, i Principi universali della libera rappresentazione del regno fisico e biologico, i Principi della libertà espressiva che accompagnano ogni azione e pensiero dell’uomo e con immensa emozione si convinse che da lì a poco lo avrebbe incontrato.

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Dio «motore» e padre dell’universo

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La scoperta rappresentativa dell’increato dio dell’Energia, «motore» e padre dell’universo non è casuale; si è sviluppata intorno a “raffinate” conoscenze artistiche e verità scientifiche che hanno coinvolto due antichissime figure professionali espresse da un solo uomo: l’artista e l’architetto.

L’artista intuitivo disegna lo spaziotempo che deve emozionare e lo pone all’architetto riflessivo che lo deve esaminare. Non si può, quindi, parlare dell’artista senza coinvolgere l’architetto e viceversa. Inoltre lo stesso artista-architetto, assecondando l’evoluzione percettiva della quinta determinazione dell’arte che “invita” a rappresentare non l’apparente natura visibile ma il reale invisibile che l’ha generata, ha caricato di responsabilità sociale la sua stessa pratica professionale finalmente indirizzata a scoprire l’indispensabile increato dio dell’Energia.

L’umanità è all’apice della sua irrazionalità e soltanto la visione e, quindi la rappresentazione dello spaziotempo assoluto di dio, fonte primigenia indifferenziata di ogni rappresentazione, conoscenza e di ogni giustizia, può rigenerare l’uomo giunto al bivio dell’esistenza.

L’uomo per rappresentare l’increato dio dell’Energia, rivelare l’increato Dio del Pensiero o della fede della coscienza umana, personificare il creativo Dio della ragione (l’uomo reale del terzo millennio) e avviare la “nuova” Evangelizzazione, deve far coincidere, lo impone il Principio dell’Esatta Conoscenza, le espressioni del Pensiero (mente) con le rappresentazioni dell’Energia (natura).

La “forma significato” fa coincidere la rappresentazione della parola e del verbo riferiti dalla ragione espressiva (mente) e lo spaziotempo della coscienza rappresentativa (natura), quindi la scoperta dell’increato dio dell’Energia è alla portata dell’uomo.

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L’Energia madre di dio

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L’artista-architetto, dopo aver rappresentato con la “forma significato” lo spaziotempo dell’increata coscienza, conosce espressivamente l’entità invisibile madre purissima di dio, padre dell’universo.

La scienza fisica, risolvendo apparenti paradossi, ha dimostrato che tutto ciò che esiste nell’universo visibile e invisibile sono configurazioni dinamicamente stabili di Energia. L’Energia oggi si considera soltanto negli aspetti utilitaristici e spesso distruttivi, ma non nella sua pura espressione. Cos’è l’Energia?

L’Energia invisibile, impalpabile ed eterea simile al Pensiero, come dimostrano le formule del tempo e della massa trasformata in Energia, è il Nulla che si differenzia dando origine allo spazio con il movimento del tempo.

Inversamente:

Il Nulla è Energia indifferenziata in cui lo spazio è inamovibile e il tempo è fermo, non scorre. Ciò avviene oltre i confini dell’universo.

1II

t =

v2

1-

c2


mII

m =

v2

1-

c2



Ciò si deduce dalla formula del tempo. Il tempo trascorre in modo diverso nell’universo secondo la velocità v di movimento; più aumenta la velocità, più rallenta il tempo.

Se si ipotizza di viaggiare alla velocità della luce, senza superarla, il rapporto tra i due quadrati è uguale a uno; essendo v e c uguali, di conseguenza tutto ciò che sta sotto il segno della radice è pari a zero e, se il dividendo ha il divisore uguale a zero, il rapporto tra i due è pari ad infinito. Il tempo è infinito e non significa che scorre senza mai fermarsi, ma significa semplicemente che non scorre per niente, è fermo; ciò è prevedibile ai confini dell’universo, ai limiti del Nulla. L’eternità, in questo caso, non è l’interminabile successione di secondi, bensì un tempo che non scorre.

Anche l’Energia, configurata nella massa di un oggetto, cresce con l’aumentare della velocità secondo una formula analoga a quella del tempo sino a diventare inamovibile e come il tempo, è prevedibile solo ai confini dell’universo.

Conseguentemente:

Lo spazio è connaturato all’Energia che muove il tempo.

Il tempo è connaturato all’Energia che muove lo spazio.

Si può sicuramente affermare che tutta la natura fisica e vivente è testimoniata dall’Energia (E = mc2) e la sua testimonianza deriva dal fatto che:

L’Energia è movimento che rappresenta lo spazio, modellandolo con il tempo in un tutt’uno di ENERGIASPAZIOTEMPO.

In questa espressione le tre entità naturali ENERGIA, SPAZIO e TEMPO che nella dimensione dei sensi sono percepite separate, riscontrano la stessa sconosciuta rappresentazione. Sulla rappresentazione del termine unico de La Conoscenza (ENERGIASPAZIOTEMPO), posto a fondamenta della natura e al vertice del vocabolario, si è sviluppata la sperimentazione grafica che ha portato alla scoperta del padre dell’universo.

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La scoperta di dio

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Con la scoperta della “forma significato”, la percezione della coscienza diventa esperienza della ragione e l’intuizione è visibile; infatti, durante la sperimentazione grafica, è semplice riflettere sui sensi (→) spaziotemporali rappresentati e dedurre espressivamente la desiderata e certificata conoscenza.

Con la “forma significato” che disegna l’increato Pensiero della coscienza umana si unificano due entità della natura visibile e invisibile: lo SPAZIO e il TEMPO.

Riflettendo sul movimento dell’ENERGIA che configura lo SPAZIO, modellandolo con il TEMPO in un tutt’uno di Energiaspaziotempo, è facile completare la griglia dei sistemi fisici ipotizzando l’esistenza dei sistemi assoluti o polari e avviare la sperimentazione grafica per rappresentare l’unico termine, l’Energiaspaziotempo cioè dio padre posto alla base dell’universo e al vertice del vocabolario.

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Sistema Inerziale
Energia – spazio – tempo
Sistema Relativo
Energia - spaziotempo
Sistema Assoluto
Energiaspaziotempo

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Come si può sperimentare e certificare l’esistenza dei sistemi assoluti configurati dall’Energiaspaziotempo?

La forma significato rappresenta lo spaziotempo sempre-presente dell’increato Pensiero della coscienza, in cui i due termini spazio e tempo già coincidono; quindi, è sufficiente sostituire il PENSIERO con l’ENERGIA e considerare la stessa forma significato come la “tecnologia” intellettuale dell’Invisibile che ci permette di sperimentare graficamente le fondamenta della natura cioè l’increato dio dell’Energia.

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Per sperimentare e conoscere come i sistemi assoluti o polari si testimoniano nel limitatamente piccolo, non resta che unire l’Energia alla rappresentazione della forma significato e seguire la sua espressione, partendo dall’origine. Si ricostruisce così graficamente l’Energiaspaziotempo, il termine unico al quale si assegnano i significati spaziotemporali e i sensi convenzionali riferiti alla direzione dello spaziotempo :

Energiaspaziotempo convergente = ← passato

Energiaspaziotempo divergente = futuro →

Energiaspaziotempo interattivo convergente e divergente = sempre-presente ↔ →←

Ci siamo! Con la “forma significato”, si supera il visibile e, senza esitazioni ci si dirige per incontrare dio.

La scienza fisica del secolo scorso, per scoprire le fondamenta della natura, cioè dio dell’Energia, ha sperimentato l’esistenza di un numero ancora imprecisato di “particelle” elementari, annoverando tra esse anche quelle a “vita breve” nate nei suoi laboratori.

Le “particelle” elementari sono quantità di energia indivisibile che, configurando uno spaziotempo limitatamente piccolo, si testimoniano stabilmente per l’intero anno cosmico.

Riconosciuto che dio coincide con ogni “particella” elementare di energia, con forte emozione si sperimenta la sua rappresentazione.

Per scoprire l’esatta rappresentazione di dio o della “particella” elementare, l’artista-architetto rappresenta sul foglio bianco la forma significato e la direzione del suo spaziotempo; poi immagina di far coincidere l’Energia con l’origine della stessa. Il termine unico, l’“Energiaspaziotempo”, si visualizza nell’origine, e “attende” di diffondersi seguendo l’unica direzione spaziotemporale della forma significato.

Sono stati sufficienti pochi attimi di riflessione e l’esperimento, visualizzato dalla matita, è iniziato.

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--- Espressione ---

L’Energiaspaziotempo, con riferimento alla forma significato, segue l’unica direzione di diffusione spaziotemporale e, divergendo dall’origine, espande il futuro; per non dissiparsi (morte energetica), necessariamente contrae il passato, convergendo verso la nuova origine rigeneratrice posta nel futuro.

L’Energiaspaziotempo nella nuova origine si rigenera ed espande nuovamente il futuro, per poi contrarre di nuovo il passato, ripetendosi così per la durata dell’intero anno cosmico.

L’Energiaspaziotempo, attraverso le incommensurabili origini rigeneratrici, testimonia il continuo susseguirsi di nascita e morte rigeneratrice, espressione del sempre-presente spaziotempo assoluto.

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--- Rappresentazione ---


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L’Energiaspaziotempo si inverte tra due origini rigeneratrici: la “particella”, tra le incommensurabili origini rigeneratrici, diverge prima il futuro e poi converge il passato, invertendo lo spaziotempo.

L’Energiaspaziotempo si rigenera tra due momenti di massima espansione: la “particella” prima converge il passato verso l’origine e, poi diverge il futuro dalla stessa origine, rigenerando lo spaziotempo.

Con la continua inversione e rigenerazione ogni “particella” elementare di energia esprime, rappresenta e testimonia il sempre-presente spaziotempo assoluto o polare.

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--- Testimonianza ---

Ogni “particella” elementare inverte l’Energiaspaziotempo tra due origini rigeneratrici; anteponendo il futuro al passato, la “vita” alla “morte”, la “particella” rappresenta lo stato puro dell’“eterna intuizione” della testimonianza.

Ogni “particella” elementare rigenera l’Energiaspaziotempo tra due massime espansioni; rigenerando il passato nel futuro, la “morte” nella “vita”, la “particella” rappresenta lo stato puro dell’“eterna esperienza” della testimonianza.

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Ogni “particella”, spaziotempo assoluto sempre-presente, testimonia lo stato puro dell’“eterna intuizione” e dell’“eterna esperienza” dell’“amore” (testimonianza fisica), posto a fondamenta dell’universo.

Là dove c’è un’intuizione e un’esperienza, c’è un pensiero; e dove c’è un pensiero, c’è una coscienza; e dove c’è una coscienza, c’è una mente. Ogni “particella” elementare di energia è “mente e coscienza fisica”, testimonia il reale, rappresentato dalla forma fisica, espressione dell’universale che configura, unifica e spiega tutto; riconoscendo alla “particella” la rappresentazione del «motore» dell’universo si può assegnare in sintesi e con assoluta certezza la parola: dio.

A dio, poiché antepone tutto il “pensabile” della natura (futuro) al “pensato” (passato), si può assegnare soltanto il verbo della testimonianza e della sua funzione fisica: “amare”.

Sperimentando con la “forma significato” l’unico termine, l’Energiaspaziotempo che in natura configura i sistemi assoluti o polari delle “particelle” elementari, si è dimostrato che l’Energia, madre purissima, si testimonia nel figlio dio, padre nostro e dell’universo.

Dio insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine (“particelle” elementari) è testimonianza nel sempre-presente, cioè “amore”, e l’Amore è unica ragione dell’universo. Il massimo è nel minimo.

L’increato dio dell’Energia è la primigenia indifferenziata di ogni rappresentazione visibile e invisibile; è l’espressione, la fonte originaria di ogni conoscenza.

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L’increato dio dell’Energia riscontrato nel limitatamente piccolo dell’universo, è ogni “particella” elementare di energia e si rappresentata attraverso lo spaziotempo assoluto.

Le “particelle” elementari, con dinamiche interazioni elettromagnetiche nucleari, atomiche, elettriche, magnetiche e gravitazionali, relativizzandosi intorno a centri orbitali, rappresentano lo spaziotempo relativo che configura dagli atomi all’intero universo, fisico e vivente.

Dio dell’Energia, testimonianza dello stato puro o assoluto della forma reale della “coscienza fisica”, che con la sua incommensurabile e armoniosa moltitudine configura il tutto, su uno spaziotempo inerziale come il pianeta Terra, con l’evoluzione fisica, chimica e biologica degli esseri viventi, diviene configurazione apparente nello “stato di non-coscienza” della natura nel suo vero significato: “sogno” di dio.

Se il pianeta Terra è il “sogno” di dio, è il vero Paradiso terrestre nel quale trovano conferma le cinque consapevolezze dell’artista-architetto, infatti, per complementarietà degli opposti:

Dio,universale diviene → particolare.

Dio, forma diviene ® configurazione.

Dio, il reale diviene ® apparente.

Dio, “coscienza fisica” diviene ® “stato di non-coscienza” della natura: “Sogno” di dio = Paradiso.

Dio, semplicità assoluta diviene → complessità apparente.

Sul pianeta terra con la ricchezza degli esseri viventi vegetali e animali, dio ha realizzato il “sogno” del padre premuroso donando al figlio, ancor prima che nascesse e che non vedrà mai, tutte le necessità della vita.

Con la scoperta dell’increato dio dell’Energia l’uomo supera la fase teologica e metafisica astratta e dà inizio alla fase fisica della ragione, caratterizzata dalla rivelazione dell’increato Dio del Pensiero testimoniato dalla coscienza umana e dall’ingresso nella storia del creativo Dio della ragione cioè dell’uomo reale del terzo millennio, giustiziere dei peccati nati per aver dimenticato di cercare dio.

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Dio dell’Energia è visibile e comprensibile, ma non ha sembianze umane! Che cosa cambia nell’uomo?

Nell’uomo cambia l’esistenza. L’uomo ha ciò che dio dell’Energia non ha! Ha gambe per camminare, braccia per lavorare, occhi per vedere, orecchie per sentire e bocca per parlare; l’uomo ha la corporeità necessaria per godere e gustare la bontà e la bellezza del “Creato” cioè del Paradiso terrestre ereditato da suo padre.

L’increato dio dell’Energia, invece, non ha bisogno di gambe per camminare, di braccia per lavorare, di occhi per vedere, di orecchie per sentire e di bocca per parlare.

Dio è sprovvisto delle umane sembianze perché è solamente incondizionato e illimitato amore che costruisce senza decidere, senza usare le braccia, senza vedere, senza comandare; altrimenti che dio sarebbe? Dio, nonostante sia privo delle sembianze umane, ci somiglia.

Dio ci somiglia quando consideriamo l’uomo privo del corpo, il quale rende l’uomo impenetrabile all’uomo, e lo può dividere dal suo simile. La sua somiglianza coincide con la nostra coscienza, poiché l’apparente complessità di tutte le esperienze e percezioni espresse dalla coscienza umana coincide con l’estrema semplicità dell’unica “esperienza” della testimonianza espressa da dio (“coscienza fisica”): amare.

La coscienza umana è a immagine e somiglianza della “coscienza fisica”.

L’uomo, se esclude il suo corpo, è l’immagine di dio. L’increato dio dell’Energia pur non sentendo, non vedendo, e non parlando, ci ha sempre guidato, dialogando con noi attraverso l’increato Dio del Pensiero sempre-presente nella nostra coscienza. All’uomo che scopre dio e identifica la ragione con la coscienza, rivela l’increato Dio del Pensiero e personificandolo nel creativo Dio della ragione, resta il compito di esprimere ciò che dio dell’Energia rappresenta; così l’uomo, unico Dio vivente estende al massimo la bellezza, la tensione d’amore dell’increata natura, plasmando dio l’umiltà assoluta dall’illimitata potenza.

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Albert Einstein, quando affermò: «Non esiste nessun sistema assoluto», si riferiva alla meccanica classica di Isak Newton, non certo ai futuri sviluppi della conoscenza.

La sua opera, non ancora del tutto compresa, è alla base della critica rivolta alla fisica del primo ’900, che fonda la conoscenza del limitatamente piccolo su principi non deterministici, quando invece la natura dimostra sin dalle sue fondamenta tutta la sua immanenza e la sua determinazione: la sua armonia.

L’esperimento grafico sulle fondamenta della natura, implicante soltanto i «termini certi» energia, spazio e tempo, ha appena dimostrato che corpuscolo e pacchetto, due diverse configurazioni delle “particelle”, sono rappresentazioni complementari della medesima espressione, che non presentano alcun dualismo.

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I livelli rappresentativi di dio.

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Con la scoperta dell’increato dio dell’Energia si completano i suoi livelli che rappresentano la natura; ai già noti livelli inerziale o visivo e relativo si aggiunge quello assoluto.

I tre livelli della natura, apparentemente distinti, sono interconnessi come “scatole cinesi”: il livello assoluto configura il livello relativo e il livello relativo configura il livello inerziale relativi all’ambiente,

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Livello assoluto o della realtà fisica.

L’ENERGIASPAZIOTEMPO rappresenta ogni “particella” di energia indivisibile.

L’Energia madre che si testimonia nel figlio dio, padre e «motore» dell’universo; è forma che configura tutto il visibile e l’invisibile; è il reale che appare; è l’universale che diviene nel particolare; è la primigenia indifferenziata di ogni rappresentazione e conoscenza; è “coscienza o mente fisica”; è l’armonia della sua incommensurabile moltitudine.

L’increato dio dell’Energia testimonia il primo livello indifferenziato della natura quello fisico.

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Livello relativo o dell’astrazione fisica.

L’ENERGIA rappresenta lo SPAZIOTEMPO di interazione elettromagnetica tra “particelle” elementari, che configurano dal limitatamente piccolo all’immensamente grande l’universo fisico e biologico.

Il reale dio padre, con il “sacrificio” di se stesso, diviene apparente natura visibile.

L’universale dio dell’Energia, unità armoniosa della sua moltitudine, forma reale e “coscienza fisica”, diviene nei particolari dell’universo fisico e biologico, configurazione apparente dello “stato di non-coscienza della natura”, da intendersi come “sogno” del padre premuroso che ha donato al proprio figlio l’impensabile.

Il “sogno” di dio è il vero Paradiso che l’uomo deve rendere consapevole e reale.

Le interazioni elettromagnetiche di scambio reciproco tra “particelle” elementari configurano atomi, sistemi planetari, galassie, molecole, biomolecole, specie viventi animali e vegetali, e l’intero universo.

Le cellule staminali di ogni specie testimoniano il secondo livello indifferenziato della natura biologica.

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Livello inerziale o visivo relativo all’ambiente → astrazione fisica in apparenza visiva.

L’ENERGIA che rappresenta lo SPAZIO della natura visibile e il TEMPO che in essa si percepisce, sono l’esteriorità della configurazione apparente dello “stato di non-coscienza visiva della natura” percettibile a un ristretto campo di frequenze di onde elettromagnetiche.

Questo livello visivo testimoniato dalla natura provvidente diventa un incubo per l’uomo che illuso dal senso della vista, non riconosce in essa il “sogno” di dio padre, “donato” al proprio figlio.

Con l’evoluzione degli esseri viventi, compare l’uomo il quale evolve l’encefalo plastico, l’organo dell’intelletto, in grado di ricordare ogni singola esperienza e percezione; con l’autoregolamentazione delle prime esperienze e percezioni, a immagine e somiglianza della “coscienza fisica” di dio, nasce la coscienza umana uguale in tutti gli uomini distinti dalla diversa ragione. L’encefalo plastico converte l’Energia biochimica in Pensiero, e con la coscienza l’increato Dio del Pensiero è costantemente presente nell’uomo.

L’uomo comprendendo ogni particolare come universale rende reale il “sogno” di suo padre: il Paradiso.

La coscienza umana testimonia il terzo livello indifferenziato della natura quello intellettivo.

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La “filosofia ” di dio e della natura

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Alla scoperta di dio e alla sua complementarietà intellettuale con l’uomo (il primo rappresenta e il secondo esprime senza perdere la facoltà di rappresentare), segue la rivelazione del suo “pensiero”, della sua “filosofia” di “architetto” che specifica la libera azione rappresentativa di “cantiere” con la quale realizza la natura provvidente: il progetto di eccellenza, mai ideato e privo di preferenze, e perciò libero di rappresentare l’impensabile, l’incommensurabile varietà e bellezza del “Creato”.

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La “filosofia” di dio e, quindi, “la filosofia della natura” è indispensabile per dedurre l’espressività dalla sua azione e i Principi universali della libera rappresentazione fisica che, unendo dio alla sua armoniosa e incommensurabile moltitudine, configura i “materiali”, i “collanti”, la “tecnologia” e gli “strumenti” di misura i quali “edificano” l’universo fisico e biologico. Con la “filosofia” di dio sarà semplice comprendere ciò che ha ereditato il figlio e convertire la sua azione rappresentativa in quella espressiva dell’uomo.

“La filosofia della natura” si desume dalla rappresentazione dello stesso dio, che oltre a configurare la natura visibile e invisibile, unifica e spiega tutto. È sufficiente sostituire allo spaziotempo convergente e divergente la parola e il verbo, passato e futuro, e loro vocaboli similari, per tradurre il linguaggio rappresentativo di dio in quello espressivo dell’uomo.

L’uomo con accorta riflessione desume dalla rappresentazione di dio l’increato, dinamico e operoso “pensiero” comprensivo della sua “filosofia” e, quindi, quella della natura.

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Il “pensiero” di dio è piccolissimo ma immenso quanto l’universo; è espresso con inevitabile fatalità e, poiché antepone tutto il “pensabile” della natura (spaziotempo divergente = futuro) al “pensato” (spaziotempo convergente = passato), l’“amare” (spaziotempo interattivo tra passato e futuro = sempre-presente) al “pensieroesteso (pensando), è un continuo «amare pensando».

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Con l’«amare pensando» ovvero con l’azione amare che anticipa il pensiero espresso da Joseph Ratzinger e rappresentato da Raffaele Baglivi è iniziata la fase fisica della ragione: la “rivoluzione di dio” e dell’uomo che eleva l’Amore o “ragione” di dio sui dogmi, leggi e sul dovere.

……

Con l’«amare pensando» , dio dell’Energia esprime “la filosofia della natura”, che unifica la sua azione rappresentativa con la sua operosa, armoniosa e incommensurabile moltitudine che ha configurato il “Sommo Bene” rappresentativo di dio ovvero il “sogno” del padre premuroso donato al proprio figlio: la natura provvidente il vero Paradiso quello terrestre in cui alimentarsi e vivere felice.

……

Con «amare pensando», cioè con l’azione che precede il pensiero libero, l’uomo scompagina il sistema dei valori e le misure quantitative non sono più considerate: il minimo può essere il massimo, il più piccolo può essere il più poderoso, un uomo che ama prima di pensare è grande quanto l’universo.

Con «amare pensando» l’uomo, come dio, dimostra tutta la sua potenza, poiché fa leva unicamente sull’azione diretta dell’amore.

……

Questa è la “filosofia” di dio e dell’uomo, rappresentata dall’arte e confermata da Benedetto XVI, che edificherà un futuro luminoso, la forma nella dimensione fisica della configurazione, la realtà nella dimensione fisica del dell’apparenza, lo stato di coscienza nella dimensione dello “stato di non-coscienza” della natura. Un futuro pieno di entusiasmo e di ottimismo, che fa risalire l’umanità dall’Inferno in cui è caduta per godere il vero Paradiso: il “sogno” di dio padre donato a suo figlio.

……

È l’«amare pensando» che identifica il “nuovo” sentimento religioso il quale permea l’unità cristiana di un popolo se ogni uomo, indottrinato a dio, segue la filosofia naturale della vita e, anteponendo l’azione a ogni pensiero, ama tutti e tutto prima di pensare.

È l’«amare pensando», l’azione che precede il pensiero posto alla base del comportamento etico ed estetico dell’uomo che qualifica il Sommo Bene da perseguire attraverso il lavoro dinamico e operoso che rende l’uomo armoniosamente libero nel suo Paradiso come è dio con la propria moltitudine.

Questa è la filosofia naturale che accompagna ogni azione e creazione dell’uomo quando identifica il suo pensiero con dio stesso.

……

……

I Principi della libertà rappresentativa di dio

……

Conosciuta la “filosofia” di dio, l’«amare pensando» che caratterizza la sua libera azione rappresentativa nell’universo, per comprendere come dio progetta, organizza e configura ogni suo “cantiere”, si devono dedurre dallo stesso dio i Principi universali della libera rappresentazione fisica, i quali “legano” e dispongono i “mattoni”, dio stesso ovvero le incommensurabili “particelle” elementari che configurano dall’atomo all’intero universo fisico e vivente, compresi noi.

L’increato dio padre dell’universo è il “committente premuroso, illimitatamente ricco, buono e altruista” che sacrifica se stesso, divenendo “cantiere, architetto, operaio, mattone e malta”.

……

Questi principi della libertà rappresentativa di dio, tradotti in principi della libertà espressiva dell’uomo, insiti in quell’“amare pensando”, sono indispensabili all’uomo, per rappresentare ed esprimere in armonia con i suoi fratelli tutta la sua creatività finalizzata a vivere l’Amore universale, realizzando nel “sogno” del padre cioè nell’apparente natura provvidente o Paradiso, il suo sogno: Lo Stato Provvidente.

Dalla rappresentazione di dio convertita in parola e verbo si deducono tutte le conoscenze necessarie all’uomo; per ricavare una conoscenza è sufficiente riflettere sulla sua rappresentazione.

……

Conosciuti i Principi universali della libera rappresentazione fisica che muovono i “cantieri” di dio visibili e invisibili, l’uomo può estendere armoniosamente, senza paradossi, la sua libertà creativa nell’apparente natura convertendo il “sogno” di dio in reale Paradiso.

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……

Primo Principio della libertà rappresentativa di dio o di Simmetria degli Eventi

La prima considerazione emergente dall’architettura di dio, riferita all’unica direzione dello spaziotempo, è la sua rappresentazione simmetrica.

Poiché lo spaziotempo di dio non solo scorre verso il futuro, ma anche a ritroso verso il passato, tutte le rappresentazioni e tutte le leggi della fisica sono simmetriche, con riferimento al verso dello spaziotempo.

Dio istantaneamente configura il futuro dello spaziotempo e, superato l’orizzonte dell’evento, il passato.

……


……

L’Energiaspaziotempo espandente di dio segue l'unica direzione spaziotemporale e, divergendo dall’origine rigeneratrice posta nel passato, manifesta lo stato puro o assoluto dell’evento entropico (insieme scollegato di fenomeni causali tendenti a omogeneizzare, disordinando), “soffio vitale” (espirazione) con il quale dio disordina il “pensato” (passato) per esprimere tutto il nuovo “pensabile” della natura (futuro).

……

L’evento entropico continuamente divergente porta l’Energiaspaziotempo alla sua dissipazione, porta ovvero alla “morte” di dio e di noi stessi. Così, complementare e opposto all’evento entropico, simmetricamente rappresentato, dio manifesta l’evento sintropico.

……

L’Energiaspaziotempo contraente di dio segue l'unica direzione spaziotemporale e, convergendo all’origine rigeneratrice posta nel futuro, manifesta lo stato puro o assoluto dell’evento sintropico (insieme collegato di fenomeni finalizzati tendenti a differenziare, ordinando), “risucchio vitale” (inspirazione) con il quale dio riordina il “pensabile” della natura (futuro) per testimoniarlo nel nuovo “pensato” (passato).

……

Dio dell’Energia, per testimoniarsi, esprime il “respiro cosmico”, lo stato puro di due eventi opposti complementari, costituenti un’unica inscindibile unità: l’evento entropico e l’evento sintropico.

L’entropia è la “vita” di dio che non è tale se non è finalizzata alla testimonianza dalla sintropia attraverso la “morte” rigeneratrice. L’interazione tra “vita” e “morte” in dio rappresenta lo spaziotempo della testimonianza fisica o “amore assoluto”, posto a fondamenta dell’universo.

L’entropia di dio manifesta la primigenia del principio di causalità.

La sintropia di dio manifesta la primigenia del principio di finalità.

Con l’interazione tra il principio di causalità e di finalità si manifesta il primigenio Primo Principio universale della libera rappresentazione fisica: il Principio di Simmetria degli Eventi.

……

Con questo principio le stesse “particelle” emanano la simmetria degli eventi elettromagnetici che configurano il livello fisico, chimico e biologico, cioè tutto il “pensabile” invisibile e visibile della natura.

……


……

Per l’uguaglianza Energia = Pensiero, come il dio dell’Energia, anche l’uomo o Dio del Pensiero, attraverso la sua coscienza disordina nel futuro il “pensato” nel “pensabile” e ordina nel passato il “pensabile” nel nuovo “pensato”. Così lievitano le esperienze e con esse la scienza, la conoscenza e la cultura.

……

Sino ad ora la scienza fisica ha costruito eventi con leggi causali riferite alla metà dell’universo conoscitivo, quello entropico che volge al futuro; essa con le sue sperimentazioni studia il passato dello stesso futuro, senza prevedere l’ammissibilità dell’evento.

Il dio dell’Energia ci dimostra che l’ammissibilità di ogni evento può essere prevista, studiando il suo ritorno al passato posto nel futuro; quindi, per la conoscenza completa del nostro universo e della nostra stessa vita funzionale, etica ed estetica libera e creatrice è necessario formulare leggi finalizzate alla testimonianza riferite anche all’altra metà dell’universo conoscitivo, quello finalistico o sintropico che volge al passato posto nel futuro; con tale universo, essendo speculare al primo, si studia il futuro che ritorna al passato di ogni evento fisico/chimico e biologico e l’ammissibilità degli eventi entropici/sintropici prodotti dall’uomo.

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Ciò che si credeva fosse l’espressione della vita, lo spaziotempo divergente dall’origine, in verità è l’espressione della morte; ciò che si credeva fosse l’espressione della morte, lo spaziotempo convergente all’origine, in verità è l’espressione della vita.

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Considerando, infatti, le interazione entropiche e sintropiche (la vita porta alla morte e la morte alla vita), ci si accorge che il nostro futuro già si conosce, perché è semplicemente il nostro passato in sintonia con lo spaziotempo sempre-presente della coscienza umana, che ci fa vivere il passato secondo le aspirazioni future e il futuro secondo i ricordi del passato. Anche la coscienza umana, quindi, obbedisce al Principio di Simmetria degli Eventi, al Principio dell’“Amore” che riequilibra l’espressione di ogni nostro pensiero.

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La scienza fisica di Galileo e Newton pretende ancora oggi di spiegare noi stessi e tutto l’universo attraverso il principio di causa/effetto, servendosi di un tempo spazializzato che volge dal passato che non c’è più, al presente diventato numero e al futuro che non è ancora. Tale Scienza è solo entropizzata.

L’estrema entropizzazione (continua divergenza) della scienza, ha ridotto l’uomo a oggetto e la natura, misurata, discriminata e classificata, è diventata profitto per pochi, perdendo la sua provvidenza.

L’attuale scienza fisica spazializzata, senza un suo riequilibrio, porta al disordine, al caos intellettuale e, indirettamente per la cultura che ispira, alla morte il nostro provvidente pianeta.

La scienza fisica, finalizzando la causalità sperimentale alla testimonianza, deve prevedere l’ammissibilità dei suoi prodotti fisici, biologici e mentali; deve prevederli, anche attraverso la rappresentazione simmetrica degli eventi, che li rende ammissibili e compatibili con i principi e le leggi naturali: eventi entropici o causali (prevedibilità sperimentale), ed eventi sintropici o finalistici, opposti, simmetrici e speculari ai primi e diretti alla testimonianza (ammissibilità sperimentale).

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La rappresentazione di dio dell’Energia ci dimostra che il futuro, apparentemente non indagabile, ha la sua origine nel passato e che il passato ha la sua origine nel futuro; quindi il futuro, poiché passato, si conosce sotto tutti i suoi aspetti. È il sempre-presente intellettuale, che l’uomo vive in modo pratico quando il suo passato è la certezza del suo futuro. Il futuro imperscrutabile non esiste, soprattutto quando ogni uomo, agendo secondo quell’“amare pensando”, pensa ai suoi fratelli e di riflesso pensa a se stesso.

Con il Principio di Simmetria degli Eventi, dio ci invita alla ragionevolezza cioè ad essere riflessivi su ogni argomento precisando i presupposti opponibili o simmetrici che lo definiscono.

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Secondo Principio della libertà rappresentativa di dio o di Conservazione dell’Energia

La seconda considerazione che emerge dalla rappresentazione di dio, riferita alla continua nascita e morte rigeneratrice, è la conservazione della sua energia. Dio per conservare il suo equilibrio energetico (nel nostro caso positivo quando espande il futuro e negativo quando contrae il passato) assume valori opposti ; perciò le rappresentazioni della natura sono energeticamente equilibrate.

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Da cosa scaturiscono l’inversione spaziotemporale di dio e il suo equilibrio energetico conservativo?

Dall’origine posta nel passato dello spaziotempo, l’Energiaspaziotempo di dio divergendo espande la “bolla” del vuoto assoluto la quale, raggiunta la massima espansione (orizzonte dell’evento), si contrae permettendo alla stessa di convergere verso la nuova origine rigeneratrice, posta nel futuro dello spaziotempo.

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Dio, tra le incommensurabili origini rigeneratrici, manifesta il “respiro cosmico”: all’istante di “espirazione” (parte divergente), segue l’istante di “inspirazione” (parte convergente). La “vita” di dio, quindi, si riscontra nella parte convergente che, susseguente ed equilibratrice della parte divergente, lo trascina e lo finalizza alla testimonianza (rigenerazione all’origine), cioè alla conservazione dell’Energiaspaziotempo.

L’increato dio dell’Energia con il Primo principio manifesta anche il Secondo Principio universale della libera rappresentazione fisica: Principio di Conservazione dell’Energia.

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Con questo principio le stesse “particelle” modellano con la rappresentazione simmetrica degli eventi elettromagnetici tutto l’invisibile e il visibile della natura. La conservazione polare dell’Energia (dio) si aggiunge alla conservazione orbitale (atomo →universo) e alla conservazione biologica (esseri viventi).

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Anche questo secondo principio, insito nel primo, è apparentemente facile da comprendere, ma è di difficile applicazione quando sono le rappresentazioni della mente di chi è illuso dalla cultura spazializzata a dover essere “pensierosamente” equilibrate. La sua corretta applicazione tecnologica e legislativa progetta il Divenire dell’uomo. Lo studio dettagliato di questo principio legittimerà, dopo la loro razionalizzazione sinergica, quelle che ora sono impropriamente definite “scienze economiche e politiche”.

Con il Principio di Conservazione dell’Energia dio ci invita alla seguente riflessione: La ricchezza eccessiva sottratta ai nostri fratelli, e quindi alla natura, non dona vita, ma è la vita lasciata alla natura per i nostri fratelli che dona ricchezza.

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Terzo Principio della libertà rappresentativa di dio o di Minima Azione

La terza considerazione che emerge dall’architettura spaziotemporale di dio, riferita alla sua istantanea espansione e contrazione, riguarda la ridottissima distanza tra le due origini; è questa distanza a misurare l’istante. Poiché l’istante è compreso tra l’origine diffusore e quell’attrattore, in natura l’azione spaziotemporale necessaria per il mutamento e il cambiamento rappresentativo è la più piccola possibile.

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Dio dell’Energia manifesta l’istante tra le incommensurabili origini rigeneratrici; esso non è un punto, né un numero, né un segmento di linea retta, ma è un limitatamente piccolo volume “pulsante” compreso tra l’origine generatrice espandente e quella contraente di dio. Dio dell’Energia nel primo principio manifesta così anche il Terzo Principio universale della libera rappresentazione fisica: Principio di Minima Azione.

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Questo terzo principio, insito nel secondo e nel primo, fa notare, come già asserito, che in natura l’azione necessaria per il cambiamento è la più piccola possibile: lo spreco spaziotemporale è inammissibile.

È sufficiente considerare quanto una mutazione genetica causale che avviene nel limitatamente piccolo, possa modificare, anche visivamente, il mediamente grande dell’organismo vivente.

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Anche questo terzo principio, come il secondo, è apparentemente facile da comprendere ma, per chi è illuso dalla cultura spazializzata, è difficile da applicare all’azione legislativa; tale azione rivolta ad agevolare il mutamento naturale della società, deve essere sintetica e sinergica, finalizzata alla vita dell’Essere figlio di dio e, non al semplice Divenire irrazionale dell’uomo apparente.

La qualità dell’azione sintetica e sinergica dei sistemi produttivi, distributivi, e della gestione politica senza sprechi delle risorse porterà alla nascita de Lo Stato provvidente.

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Questo terzo principio certifica l’importanza della “suprema ricerca” dell’arte, che con la via sintetica della rappresentazione ha completato La Conoscenza Generale della Natura e, in modo sinergico, ha già unificato le cinque vie della conoscenza (arte, fisica, filosofia, teologia e architettura): un passo gigantesco per diffondere tra i giovani con la “Lieta Scienza” la “Gaia Cultura” e per invertire il destino di una Nazione, che attraverso questo principio garantirà ai suoi cittadini la certezza dell’avvenire.

Con il Principio di Minima azione dio ci invita alla seguente riflessione: il minimo e il massimo di un giudizio sono contenuti nella misericordia.

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Ai già noti Principi di Minima Azione e Conservazione dell’Energia che nella rappresentazione di dio riscontrano il loro valore, si aggiunge il Principio primo di Simmetria degli Eventi; si completa così la triade dei Principi universali della libera rappresentazione di dio. Questi principi governano ogni fenomeno fisico, chimico e biologico; applicati alla creatività umana, controllano l’ammissibilità di ogni pensiero, esperienza, azione della mente e ne specificano gli effetti, utili o dannosi. Essi sono la base della Filosofia della Scienza.

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Da qualche tempo su questo limitato pianeta, l’uomo, sfruttando sconsideratamente le risorse energetiche, ha rotto l’equilibrio degli eventi visibile su scala planetaria. Adesso è lecito dubitare: dio, con la sua natura provvidente, riuscirà a riequilibrare quanto l’uomo ha squilibrato?

L’azione ordinatrice sintropica degli eventi naturali può rispondere a tale squilibrio con eventi dannosi, se non catastrofici, per l’uomo! Tale azione potrà essere mitigata?

L’uomo farà in tempo a indottrinare la sua ragione e a invertire il destino che si è assegnato?

L’uomo con l’aiuto della provvidenza di dio ce la farà!

Ce la farà se il principio dell’amore o della vita entropico/sintropico, che armonizza il nostro futuro con il nostro passato, subentrerà al principio della morte causa/effetto.

Or ora non c’è frase implorante più autentica e più bella da pronunciare: ”Che dio ci aiuti”!

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L’universo fisico, biofisico e biologico

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Tenendo ben presente i Principi universali della libera rappresentazione fisica di Simmetria degli Eventi, di Conservazione dell’Energia e di Minima Azione, si può comprendere come le “particelle” elementari configurano l’atomo, in altre parole come dio rappresenta il primo elemento della natura.

I Principi rappresentativi regolano l’unione tra “particelle” elementari, tra i “mattoni” e i dinamici “collanti” di interazioni elettromagnetiche che “edificano” tutta la natura visibile e invisibile, dall’atomo all’intero universo. Così è facile comprendere come dio con il sacrificio di se stesso configura insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine l’atomo e noi stessi; è facile comprendere il “gioco” divino, immanente, libero e bello e “spensierato” che rappresenta l’impensabile visibile nella natura, che nessuna mente in grado di intendere e di volere poteva pensare e prevedere.

Così dio che è “committente-architetto, mattone e malta”, con i suoi Principi e “collanti” rappresenta ogni atomo, ogni molecola, ogni biomolecola, ogni proteina, ogni cellula, ogni organismo vivente.

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Durante la rappresentazione dell’atomo, verificheremo con i Principi universali della libera rappresentazione fisica sia la posizione dei “mattoni” sia le “malte” di interazione che legano l’atomo all’universo; la sua rappresentazione per effetto dei Principi deve essere simmetrica, deve conservare l’elevato dinamismo dell’energia delle “particelle” con la minima azione o distanza.

È evidente che una sola “particella” non può configurare l’atomo. Il “laboratorio” in cui dio evolve la sua dimensione puntuale in quella spaziale è il “soffio” di Energia che diverge dall’origine rigeneratrice dell’universo. L’Energia rigenerata nell’origine si testimonia nelle “particelle” elementari, che per il Principio di Simmetria degli Eventi possono avere valore energetico positivo (protone), negativo (elettrone) o neutro (neutrone), se il valore energetico è equilibrato.

Istantaneamente, nella prima fase rigenerativa dell’universo, due, tre particelle differenti trovano il loro equilibrio dinamico configurando uno degli elementi più semplici esistenti in natura l’atomo di idrogeno 1 che ha un solo protone ed elettrone e di idrogeno 2 (deuterio)più semplice che coinvolge le due particelle complementari (protone ed elettrone) e quella neutra. In esso agiscono secondo la scienza fisica quattro campi di interazioni di scambio forte, debole, elettromagnetico e gravitazionale, di cui si conoscono bene gli effetti. Tali sono gli “ingredienti”, conosciuti, che costituiscono l’atomo di deuterio che si rappresenta.

Una sola “particella” non evolve la dimensione puntuale in tridimensionale; dagli “ingredienti” a disposizione, escludendo i campi di interazione, i quali, con riferimento al significato stesso del termine, sono i fenomeni che si instaurano tra due “particelle” interagenti, guardando nella nostra “dispensa”, non resta che porre in relazione due particelle. Le due “particelle” accreditate sono il protone, avente carica positiva in grado di emettere energia, e il neutrone in grado di assorbirla e di rilasciarla istantaneamente. L’elettrone resta in “dispensa”, perché se esso è relazionato con il protone, entrambe le “particelle” si attrarrebbero senza evolvere la dimensione puntuale, mentre se si mette in relazione con il neutrone, le due “particelle” “vivrebbero nella totale indifferenza”.

Poste in relazione le due particelle, quella positiva e quella neutra, si dispongono alle estremità del diametro del loro orbitale avente la dimensione dell’interazione di scambio che assicura alle “particelle” orbite stazionarie. Le due “particelle” interagenti orbitano vorticosamente ad alta velocità, configurando la membrana” sferica del nucleo. Con la rappresentazione della “membrana” sferica, dio passa dalla dimensione puntuale (0) a quella tridimensionale (3), mentre la dimensione lineare (1) è rappresentata dalle interazioni di scambio (diametro della “membrana”), e la dimensione del piano curvo (2) è rappresentata dalla stessa “membrana” sferica.

Sino a ora si è rappresentato il nucleo dell’atomo di deuterio simmetrico nella rappresentazione, ma asimmetrico nel valore energetico che è positivo.

Se l’atomo si configurasse solo nel nucleo, sarebbe energeticamente asimmetrico, e quindi instabile.

Per equilibrare il valore energetico positivo del nucleo, il sistema richiede una terza “particella” di valore opposto, quindi negativo, già presente nella nostra “dispensa”.

L’ultima “particella” della nostra dispensa (elettrone) viene “catturata” dal nucleo e, scambiando altre interazioni (debole), circuita intorno allo stesso nucleo a una certa e minima distanza da esso.

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Dio con la simmetria dei campi equilibrati energeticamente nel minimo volume,“materializza” l’atomo.

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L’atomo in passato ha evoluto la sua rappresentazione in rapporto alla scoperta di fenomeni, e da essi si è ricavata, in parte, la sua coerente rappresentazione. Con l’impiego dei Principi universali della libera rappresentazione fisica di Simmetria degli Eventi, di Conservazione dell’Energia e di Minima Azione, dedotti dalla forma fisica (dio), si possono rappresentare coerentemente sia oggetti naturali limitatamente piccoli, come gli atomi sia altri oggetti riguardanti l’universo fisico, biofisico e biologico.

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L’universo fisico. La rappresentazione riferita a un solo centro orbitale: gli atomi.

L’atomo più semplice, condensandosi in dense nebulose per effetto delle attrazioni gravitazionali, dà inizio con le fusioni alla “danza cosmica” che genera tutti gli elementi esistenti in natura.

La maggior parte degli elementi ha lo stesso numero di neutroni, protoni ed elettroni. Si possono così rappresentare tutti gli elementi della natura, aggiungendo in modo proporzionale all’atomo più semplice altre “particelle”. In generale tenendo presente i principi della rappresentazione fisica in un atomo, una “particella” si dispone ad una estremità del diametro del suo orbitale; due “particelle” si dispongono alle due estremità del diametro del suo orbitale; tre “particelle” si dispongono alle estremità di un triangolo equilatero iscritto nel suo orbitale; da quattro a otto “particelle” si dispongono ai quattro vertici del tetraedro iscritto nell’orbitale. Dio con i suoi principi unitamente alla sua armoniosa moltitudine rappresenta la diversità degli elementi esistenti che configurano l’universo e noi.

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L’immensamente grande è il riflesso del limitatamente piccolo.


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Negli atomi la testimonianza (sempre-presente) è data dal movimento orbitale delle particelle con il quale non si può stabilire né il prima né il dopo. L’atomo, stabile energeticamente ma elettronicamente instabile (asimmetria elettronica), permette alla natura un livello superiore di rappresentazione.

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L’universo biofisico. La rappresentazione riferita a più centri orbitali: le molecole.

Su un sistema inerziale come il pianeta terra atomi di diversi elementi vengono a contatto e interagiscono tra loro per completare ciascuno il livello energetico esterno; si costituiscono così le molecole composte da due o più atomi simili o di diversi elementi.

Esempio: due atomi di Idrogeno (H n.a. = 1) e uno di Ossigeno (O n.a. = 8). L’Ossigeno ha 6 elettroni nel suo livello energetico esterno, due coppie e due singoli disposti ai vertici di un tetraedro. Le due coppie di elettroni non sono disponibili a costituire legami covalenti, mentre i due singoli possono essere condivisi con ciascun elettrone singolo dei due atomi di Idrogeno, costituendo così la molecola d’acqua (H2O).

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Nella molecola d’acqua (H2O), ciascuno dei due elettroni singoli dell’Ossigeno si lega con un atomo di Idrogeno. In natura esistono due tipi di legami chimici con i quali essi si uniscono.

Legami covalenti con i quali due o più atomi condividono una coppia di elettroni. Con questi legami si costituisce la materia biologica, base della vita. Essi possono essere di tipo semplice, doppio, triplo e polare che conferiscono alle molecole specifiche peculiarità.

Legami ionici con i quali alcuni atomi, per completare il loro livello energetico esterno, cedono o catturano uno o più elettroni. Questi legami sono alla base delle relazioni e dell’informazione biologica molecolare.

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L’universo biologico. La rappresentazione riferita a molti centri orbitali: le biomolecole.

Le biomolecole sono molecole contenenti atomi di carbonio, i quali rappresentano la struttura biomolecolare detta anche scheletro carbonioso.

I principali atomi leggeri di peso atomico che configurano le biomolecole sono: il Carbonio (C), l’Idrogeno (H), l’Azoto (N), l’Ossigeno (O), il Fosforo (P), lo Zolfo (S); la loro rappresentazione segue la geometria molecolare; la loro complessità rappresentativa è data dagli atomi di diversi elementi reagenti con lo scheletro carbonioso che struttura la biomolecola.

Ogni atomo di Carbonio dispone gli atomi reagenti ai vertici del tetraedro, e poiché ogni atomo di Carbonio condivide una coppia di elettroni (legame covalente semplice) con un altro atomo di C, la rappresentazione biomolecolare che ne deriva può essere: a elica (geni), se gli atomi di C si legano seguendo lo stesso angolo; piegata, se gli atomi di carbonio invertono l’angolo del loro legame (membrana cellulare).

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Le principali biomolecole sono costituite dai seguenti elementi:

CHO I glucidi (zuccheri) sono carboidrati.

CHO I lipidi (grassi) con P nei fosfolipidi sono grassi, oli, fosfolipidi, glicolipidi, cere e colesterolo.

CHONS I protidi (proteine) sono aminoacidi ed emoglobina.

CHONP I nucleotidi (acidi nucleici) sono l’acido deossiribonucleico (DNA), l’acido ribonucleico (RNA) e l’adenosina trifosfato (ATP).

Dall’unione dei seguenti elementi nascono gli “ingredienti” della vita:

- le molecole d’acqua con le loro peculiarità costituiscono il luogo della vita;

- gli elementi ionici (Ca2+, Na+, K+) sono responsabili della propagazione degli impulsi nervosi, e quindi della propagazione dell’informazione;

- i glucidi (zuccheri e carboidrati) costituiscono l’energia chimica immediatamente spendibile dagli organismi viventi;

- i lipidi grassi (oli, cere e colesterolo) costituiscono l’energia chimica di riserva degli organismi viventi;

- i fosfolipidi e i glicolipidi per la doppia natura idrofila nell’estremità del gruppo fosfato e idrofoba nell’estremità degli acidi grassi, costituiscono la membrana chimica con la quale si “disegna” e si circoscrive la vita; essi sono i mattoni della membrana cellulare;

- i protidi (proteine) costituiscono le biomolecole di costruzione e di demolizione (enzimi), di trasporto (emoglobina), di regolazione (insulina e ormoni), di protezione (anticorpi) e di materiale elastico (actina e miosina) obbediente agli impulsi nervosi;

- i nucleotidi sono biomolecole che hanno in serbo il “progetto” genetico della specie (DNA o acido deossiribonucleico), della sua attivazione (RNA o acido ribonucleico) e degli scambi energetici della cellula (ATP o adenosinatrifosfato).

Sulla Terra, avente un flusso di energia adeguato, la causalità evolutiva fisica e biologica si finalizza alla comparsa della vita. L’universale dio dell’Energia configura i particolari degli organismi viventi.

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La rappresentazione riferita all’ambiente: gli esseri viventi.

In ambienti biologicamente riscontrabili sul pianeta Terra, la causalità aggregativa fisica, molecolare e biomolecolare si finalizza (si testimonia) alla comparsa della cellula, unità base della “materia” vivente. Esistono in natura due tipi di cellule: la cellula vegetale in grado di trasformare l’energia radiante del Sole in energia chimica, e la cellula animale in grado di trasformare l’energia chimica in energia meccanica.

La cellula è il primo livello di organizzazione biologica vivente ben distinguibile da un semplice aggregato di molecole complesse; essa, unità base di ogni organismo, presenta:

- una membrana che la separa dall’ambiente circostante, permettendole un’identità propria;

- la capacità di duplicare se stessa generazione dopo generazione;

- la peculiarità di comunicare con l’ambiente circostante attraverso la sua membrana, circondata principalmente da molecole d’acqua.

La comunicazione con l’ambiente circostante e tra cellule stesse è il fattore che determina la loro unione e specializzazione in organismi superiori. Sebbene tutti gli organismi viventi siano costituiti da cellule, è possibile raggrupparli in cinque regni.

Regno delle monere: cellule procariote batteri e affini senza membrana che rappresentano la prima labile comparsa della vita.

Regno delle protisti: cellule eucariote e organismi pluricellulari semplici che hanno evoluto i successivi tre regni degli organismi pluricellulari.

Regno dei funghi: organismi eterotrofi i quali assorbono molecole organiche per soddisfare il loro fabbisogno energetico.

Regno delle piante: organismi autotrofi, foto sintetici che trasformano l’energia solare in carboidrati, in proteine e lipidi.

Regno animale: organismi eterotrofi i quali ingeriscono altri organismi, piante e altri animali, per soddisfare il loro fabbisogno energetico.

Sul pianeta Terra organismi viventi cellulari e pluricellulari finalizzano alla loro testimonianza la causalità delle mutazioni (cambiamenti del genotipo), che comportano vantaggi o svantaggi in relazione all’ambiente selettivo. Le mutazioni causali sono prodotte dagli stessi organismi e sono selezionate dall’ambiente dal quale essi attingono il loro fabbisogno energetico, secondo i vantaggi per la sopravvivenza che offrono.

Le mutazioni, testimoniate dalle generazioni successive, si accumulano e differenziano gli organismi viventi, consentendo l’evoluzione biologica e le diversità delle specie.

Nell’universo biologico, la causalità delle mutazioni indotte dal gioco alterno tra organismi viventi e ambiente si finalizza alla testimonianza di nuove specie.


Anche l’universo biologico, mediamente grande è il riflesso del limitatamente piccolo.


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In generale: ogni specie in un ambiente selettivo è soggetta a eventi causali che determinano una differenziazione della specie originaria; la nuova specie è ammissibile in natura se il suo evento causale si finalizza alla testimonianza, conservando la capacità riproduttiva.

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Con un “gioco” alterno tra causalità e finalità in rapporto all’ambiente selettivo, da una specie animale, compare quella umana finalizzata a rivelare alla luce dell’immensamente grande ciò che la “mente fisica” esprime nel buio del limitatamente piccolo.

Soltanto conoscendo i Principi universali della libera rappresentazione fisica cioè il “gioco” divino, libero, bello e “spensierato” privo di volontà che dio fa insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine, si comprende l’evoluzione delle innumerevoli specie viventi e la ricchezza e la bellezza del “Creato” che nessuna mente in grado di intendere e di volere avrebbe mai potuto immaginare.

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La configurazione dell’universo

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Dopo la scoperta rappresentativa dell’increato dio dell’Energia è possibile pervenire a una chiara rappresentazione dell’universo, esaminando due aspetti riguardanti la sua rigenerazione e dello stesso dio.

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Il primo aspetto considera l’Energia presente nell’universo la quale, inglobata nell’infinitamente grande del Nulla, si rigenera necessariamente in una sola origine coincidente con l’iniziale singolarità del Nulla.

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Il secondo aspetto considera la rigenerazione dell’energia nel limitatamente piccolo delle “particelle” elementari. L’Energiaspaziotempo delle “particelle”, con movimento chirale, convergente e divergente si rigenera nelle incommensurabili origini rigeneratrici.

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A questo punto si può rappresentare l’immensamente grande dell’universo, tenendo presente il movimento dell’Energiaspaziotempo espresso dal limitatamente piccolo delle “particelle” che, invece di rigenerarsi nelle incommensurabili origini, si ripiega su se stessa per rigenerarsi nella medesima origine.

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L’Energia madre come un mulinello converge continuativamente nel “crogiuolo” origine del neonato universo e, divergendo dall’origine, si testimonia nelle “particelle” elementari, che conservano il movimento primordiale.

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L’Energia nell’origine del neonato universo, rigenerando dio, cresce erodendo il nulla.

L’universo si espande e, regolato dai Principi universali di Simmetria degli Eventi, di Conservazione dell’Energia e di Minima Azione, configura tutta l’apparente diversità dell’universo fisico, chimico e biologico.

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Durante la fase convergente dell’universo e dopo la ricomparsa degli archetipi stellari, le “particelle”, attratte dal “crogiuolo” rigenerativo, origine dell’universo, “sciolgono” i loro legami e liberano la loro energia come il filo di seta si sfila dal bozzolo. Nel “grembo” dell’Energia madre si rigenera dio.

Le “particelle” subito dopo la rigenerazione nell’origine dell’universo evolvono la diversità degli elementi esistenti in natura e dalle buie e incommensurabili testimonianze di dio su un adeguato pianeta ricomparirà la mente umana la quale, scoprendo la sua natura divina, illuminerà l’intero universo.

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Dio non ha “strumenti” di misura

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Era prevedibile! Dio stesso, il massimo che è nel minimo, dimostra quanto sia importante la qualità, l’armoniosa testimonianza dell’“oggetto”, indipendentemente dalla sua quantità e dimensione.

Dio con la sua incommensurabile moltitudine per “costruire” e per testimoniare tutto l’universo e noi, non usa metri e orologi per misurare distanze e tempi della sua azione; esso stesso è il logos che misura tutto attraverso, lo spaziotempo incommensurabile dell’amore (testimonianza) sempre-presente.

È lo spaziotempo sempre-presente di dio, che rappresenta la natura visibile e invisibile, a dare spiegazione e soluzione definitiva al problema sulla misurazione del “tempo” separato dallo spazio.

Il sempre-presente nasce dal moto immutabile rigenerativo spaziotempo assoluto di dio e coincide con l’istante che non è un punto o un numero né la distanza tra due punti o un segmento di retta, ma è un limitatamente piccolo volume fusiforme che, anteponendo il futuro al passato, si presenta con un metro un orologio inutilizzabili. Il metro di dio inverte ogni istante l’ordine dei numeri e il suo orologio inverte ogni istante il senso delle lancette.

Dio non misura e non discrimina

Il moto immutabile di dio, insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine, con immanenza diviene perenne mutamento della natura visibile e invisibile, cioè sempre-presente orbitale (spaziotempo relativo che rappresenta atomi, molecole, biomolecole, sistemi planetari, galassie, universo), e sempre-presente riproduttivo (spaziotempo inerziale relativo all’ambiente che modella le specie viventi).

Tutta la natura fisica e vivente rappresentata dallo spaziotempo relativo e inerziale dimostra di possedere un metro elastico, inservibile alla misurazione e un orologio che appartiene alla natura stessa; si vede nell’uomo che cresce e che invecchia.

Il mutamento dell’universo fisico e vivente, su un sistema inerziale come la Terra, testimonia la naturalità del sempre-presente: tutti gli esseri viventi animali dotati di movimento vivono istintivamente lo spaziotempo sempre-presente e la durata del tempo di ogni loro azione coincide con la distanza.

Una tigre che abbatte una preda, non misura né lo spazio necessario né il tempo dell’azione; essa con il suo istinto, vivendo lo spaziotempo sempre-presente della natura, consuma una dose di energia in un relativo spaziotempo.

Il mutamento evolutivo della specie umana ha separato il corpo (natura) dalla mente (ragione); l’uomo illuso dall’apparente stato di assoluta evidenza visiva, separa il “tempo” del movimento dallo “spazio”.

La loro separazione ha convertito lo spaziotempo increato in “spazio” e “tempo” creativo che l’uomo non ha saputo circoscrivere nella sua semplice funzione ordinatrice; nonostante ciò, la loro separazione ha instradato l’uomo sulla via della conoscenza e gli ha fatto percepire le emozioni dell’increata coscienza.

Allo “spazio” e al “tempo” della ragione visiva, l’uomo ha corrisposto un metro e un orologio rigido, esterni alla natura, che però non riescono a misurare l’incommensurabilità dei sentimenti.

Il “tempo” delle emozioni riscontra la sua naturalità con la ragione non visiva dell’increata coscienza rivelata, la quale riconosce anche nel movimento cioè nel “tempo” separato dallo spazio inesistente in natura, lo spaziotempo sempre-presente dell’“amore” di dio.

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L’increato dio dell’Energia non misura; esso esprime l’incommensurabile spaziotempo sempre-presente dell’“amore” (testimonianza) diffuso, grande quanto l’universo. Lo spaziotempo passato interagisce con il futuro, nel moto immutabile del sempre-presente, rappresentato da dio (“coscienza fisica”) nel limitatamente piccolo e testimoniato dalla coscienza umana nell’immensamente grande dell’universo.

Nella coscienza umana, il tempo della ragione limitata dal senso della vista, cioè il passato che non c’è più, l’istante sfuggevole del presente che non c’è e il futuro che non c’è ancora, si dissolve nel sempre-presente. Il sempre-presente dell’amore di dio dà soluzione al problema sull’esistenza e alla misurazione del “tempo” della ragione visiva, colmandolo di incommensurabili sentimenti: il passato diventa prezioso di ricordi, il futuro ricco di aspirazioni e il sempre-presente splende dell’amore paterno di dio.

Poiché in natura non esiste il tempo separato dallo spazio, il problema sulla “misurazione del tempo” è un falso problema, creato dalla mente che si limitata ad osservare l’apparente natura.

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Nel nostro Paradiso esistono lo spaziotempo immutabile di dio (sempre-presente assoluto), quello del mutamento (sempre-presente relativo biologico) e lo spaziotempo immutabile sempre-presente della coscienza che muove l’estetica, la bellezza dell’apparente “spazio” inerziale il quale rappresenta l’oggetto naturale o creato con il “tempo” delle emozioni.

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L’estetica rappresentativa di dio

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Dopo la scoperta di dio dell’Energia, l’universo delle esperienze della ragione espressiva, della parola e del verbo, si estende sino a includere quello percettivo della coscienza rappresentativa dello spaziotempo.

Con dio forma fisica che tutto configura, unifica e spiega, tutto è conoscenza, consapevolezza o esperienza. È semplice così riscontrare in dio immanente, privo di emozioni, i segni estetici primigeni simbolici che rappresentano il bello e ricco benessere delle emozioni umane, le quali si dividono in sensazioni (libertà, bellezza seduzione) e sentimenti (amore, ricordi, aspirazioni), segni “suggeriti” dall’increata coscienza alla creativa ragione che lo stesso dio dell’Energia ha rappresentato e reso visibili nella bella e seducente natura.

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I segni estetici

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L’increato dio dell’Energia, rappresentato da ogni “particella” elementare, è la fonte primigenia di ogni conoscenza compresa quella rappresentativa.

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Ogni “particella”, esprimendo lo spaziotempo assoluto della fisica, ossia l’universale della filosofia che tutto configura, unifica e spiega, rappresenta la primigenia delle EMOZIONI distinte in sentimenti e in sensazioni.

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I sentimenti: AMORE, RICORDI e ASPIRAZIONI sono percezioni della coscienza umana che hanno come riferimento rappresentativo simbolico lo spaziotempo assoluto o polare interno a dio.

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Le sensazioni: LIBERTA’, BELLEZZA e SEDUZIONE sono percezioni della coscienza umana che hanno come riferimento rappresentativo simbolico lo spaziotempo assoluto relativo esterno a dio.

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Scoperta la sorgente invisibile, l’increato dio che dà significato a ogni rappresentazione visibile, l’uomo creativo può disegnare consapevolmente ogni emozione (sensazioni e sentimenti) espressa dalla sua coscienza e può riconoscere il significato letterale dello spaziotempo rappresentato da ogni particolare della natura e dalla sua fantasia. L’artista e l’architetto, dopo la loro millenaria attività, finalmente sono consapevoli che a ogni rappresentazione corrisponde un’espressione lessicale, e viceversa, che a ogni lessico corrisponde una rappresentazione e finalmente rompono il velo sul significato percettivo di tutte le rappresentazioni, naturali o create, configurate da volumi, superfici, segni e colori.

Convertite le percezioni della coscienza in esperienze della ragione, tutto diventa consapevolezza.

La creativa ragione (figlia) si identifica con l’increata coscienza (madre) e liberamente rappresenta nell’apparente natura visiva con i segni estetici la realtà delle emozioni, e con essi la bellezza di dio.

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Lo spaziotempo polare dei SENTIMENTI ____________

I sentimenti in natura sono rappresentati dallo spaziotempo assoluto o polare interno a dio, testimoniato da ogni “particella” elementare di energia; esso internamente rappresenta la primigenia dell’“amore”, da intendersi come testimonianza sempre-presente posta a fondamento dell’universo e della natura visibile.

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Traducendo lo spaziotempo assoluto o polare interno delle “particelle” in linguaggio umanistico, si deduce che dio attraverso la continua testimonianza rigenerativa, rappresenta nel buio del limitatamente piccolo, come atto di potenza, la primigenia dello stato puro di due espressioni complementari dell’“amore”:

L’espressione dionisiaca della pulsione creativa: l’eros dell’amore libero.

L’espressione apollinea dell’ordine creativo: l’agape dell’amore riflessivo.

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La rappresentazione di dio spiega la complementarietà dei due opposti dell’amore, eros e agape.

Che cosa sarebbe del soffio vitale dionisiaco esuberante dell’eros (amore indisciplinato), tendente al disordine creativo, alla disgregazione e alla morte, se a tale soffio o espirazione non seguisse l’inspirazione apollinea dell’agape (amare disciplinato) equilibratrice la quale, tendendo all’ordine, alla conservazione creativa, trascina verso la vita che paradossalmente passa dalla morte?

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L’interazione tra l’“amore”, libero e riflessivo, configura generosamente tutto l’universo e noi.

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L’“amore” sempre-presente dell’increato dio dell’Energia, “coscienza fisica”, dopo l’evoluzione fisico-chimica e biologica degli esseri viventi, configura l’encefalo plastico dell’uomo sede dell’intelletto e si converte nell’increato Dio del Pensiero, testimoniato dall’increata coscienza umana.

Ciò che dio, “coscienza fisica”, rappresenta con i segni estetici, è percepito spontaneamente dalla coscienza la quale cerca di rappresentarlo aiutata dalla ragione.

La coscienza percepisce l’invisibile “amore” di dio e lo percepisce anche dall’ambiente in cui vive quando l’uomo osserva l’origine (O) attrattore e diffusore dello spaziotempo polare che può essere dappertutto, là dove i segni dei particolari degli oggetti e i loro contorni convergono e divergono da un’origine.

Con riferimento all’origine l’uomo percepisce lo spaziotempo sempre-presente dell’amore, quello futuro delle aspirazioni e lo spaziotempo passato dei ricordi.

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L’uomo immerso nello spaziotempo polare rappresentato, ad esempio, da due superfici convergenti, oltre a percepire lo spaziotempo passato dei ricordi, quello futuro delle aspirazioni, percepisce la testimonianza rigenerativa dello spaziotempo sempre-presente dell’amore.

Lo spaziotempo polare rappresenta il sentimento dell’amore, cioè lo spaziotempo interattivo tra quello convergente all’origine, che rappresenta il sentimento dei ricordi (passato), e tra quello divergente dall’origine, che rappresenta il sentimento delle aspirazioni (futuro).

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Amore

Ricordi = Sentimenti

Aspirazioni

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Ogni sentimento si rappresenta attraverso lo spaziotempo polare interno a dio; ma ciò che dio rappresenta internamente, con immanenza lo rappresenta esternamente. In particolare:

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Lo spaziotempo polare con l’origine posto in alto, esalta il passato, la storia, i ricordi; esso è rappresentato da volumi, superfici e segni convergenti, come quello delle piramidi, presenti su tutto il pianeta.

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Lo spaziotempo polare con l’origine posto in basso, esalta il futuro, l’avvenire, le aspirazioni; esso è rappresentato da volumi, superfici e segni divergenti, come quello dei pendii delle montagne.

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Lo spaziotempo polare incluso tra le superfici curve (spaziotempo relativo) del corpo femminile, indipendentemente dalla funzione riproduttiva celata, rappresenta l’eros e l’agape dell’amore, cioè il desiderio che invoglia alla testimonianza rigenerativa dell’amore “carnale”.

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--- Significati percettivi dei segni polari rappresentati dallo spaziotempo interiore di dio ---

I segni divergenti osservati dall’esterno esprimono il desiderio di testimoniare la vita, l’avvenire, il futuro delle aspirazioni.

I segni convergenti osservati dall’esterno esprimono il desiderio di rigenerare la vita, la storia, il passato dei ricordi.

I segni divergenti o convergenti, complementari a se stessi, inclusi in superfici estetiche del corpo umano (spaziotempo relativo), esprimono il desiderio di rigenerare la vita (eros) con la morte (agape) ovvero l’amore sensuale.

I segni divergenti o convergenti, complementari a se stessi, che delimitano l’ambiente, esprimono il futuro delle aspirazioni, il passato dei ricordi, il sempre-presente dell’amore universale.

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Con la rappresentazione interna dello spaziotempo assoluto o polare di dio, si sono rivelati i significati dei segni, delle superfici e dei volumi; essi rappresentano i sentimenti dell’amore, dei ricordi e delle aspirazioni osservati in natura, e prima d’ora mai riconosciuti.

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Le percezioni non visive dei sentimenti della coscienza rappresentati attraverso lo spaziotempo polare dell’increato dio, diventano esprimibili esperienze visive rappresentate dalla creatività umana.

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Lo spaziotempo relativo delle SENSAZIONI _________

Dopo aver esaminato lo spaziotempo polare, interno a dio, si esamina lo spaziotempo relativo alla sua superficie esterna.

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Se la bellezza è la rappresentazione esteriore dell’“amore”, dello spaziotempo assoluto o polare di dio, con i seguenti segni estetici si rappresenta la primigenia delle sensazioni di libertà, bellezza e seduzione.

Per scoprire il significato percettivo delle sensazioni rappresentate esternamente da dio, poiché le percezioni non mutano se provengono da volumi, superfici o segni della stessa configurazione, a titolo esemplificativo si esamina il segno sinuoso passante alternativamente dalle origini e dai vertici della “particella”.

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Il segno sinuoso, tipico dell’onda elettromagnetica, può essere rappresentato con archi alternati ora sopra ora sotto l’asse rappresentativo di riferimento. Per comprendere il significato percettivo delle rappresentazioni seguenti, si esamina inizialmente lo spaziotempo relativo del segno riferito a un solo arco.

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Spaziotempo relativo riferito ad un solo arco _________


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- All’interno dello spaziotempo concavo dell’arco, che nel mondo dei sensi può essere rappresentato da una cupola o da un muro curvo, si è inclusi o desiderati, ma non si è liberi di scegliere se sottoporsi o no all’inclusione, che è imposta dalla rappresentazione.

……

- All’esterno dello spaziotempo convesso dell’arco, che nel mondo dei sensi può essere rappresentato da una cupola o da un muro curvo, si è esclusi o indesiderati, ma non si è liberi di scegliere se sottoporsi o no all’esclusione, che è imposta dalla rappresentazione.

……

In entrambi i casi, non si è liberi di scegliere se essere inclusi o esclusi, desiderati o indesiderati.

L’oggetto della nostra osservazione, che può essere un arco, una cupola o un muro curvo, è determinato nel significato percettivo, ma non rappresenta la libertà. La libertà, quindi, non si rappresenta né con lo spaziotempo concavo né con quello convesso; si esamina quindi il segno riferito a due archi.

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Spaziotempo relativo riferito a due archi __________


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- Osservando questa rappresentazione, si può essere inclusi/desiderati o esclusi/indesiderati, oppure inclusi/esclusi o desiderati/indesiderati nello stesso momento. In questo caso l’uomo, osservando sia lo spaziotempo concavo sia quello convesso, percepisce la possibilità di scegliere se essere incluso o escluso, desiderato o indesiderato. La possibilità di scegliere esprime e rappresenta la libertà.

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---- Significati percettivi dei segni rappresentati dallo spaziotempo esteriore di dio ---

Il segno concavo esprime un’inclusione: chi lo osserva, è incluso o desiderato.

Il segno convesso esprime un’esclusione: chi lo osserva, è escluso o indesiderato.

Lo spaziotempo concavo-convesso esprime la libertà.

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Gli opposti convessi e concavi interagenti rappresentano la libertà, ossia l’autodeterminazione pura dell’amore espresso dalla “coscienza fisica” e dalla coscienza umana. Non potendo esserci nel mondo dei sensi nulla di libero, è necessario che gli oggetti rappresentati attraverso qualcosa di esterno (“materia”) appaiano liberi alla coscienza (libertà del pensato e del pensante); conseguentemente l’oggetto, naturale o creato, deve essere libero nella rappresentazione. Nel superamento del mondo pesante e materiale trova riscontro tutto il valore della creatività degli artisti-architetti. Se la rappresentazione è affine alla libertà, allora si rappresenta l’autonomia estetica, che è la rappresentazione della bellezza.

La bellezza è la libertà che si rappresenta nel mondo dei sensi.

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La bellezza, già presente in natura e nell’opera d’arte, si riscontra osservando lo spaziotempo relativo esterno di ogni “particella”. Quando la bellezza, rappresentata da volumi, superfici e segni, include la rappresentazione dell’amore, si rappresenta il più alto grado di bellezza: la seduzione.

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Con i termini “desiderato e indesiderato” si accede nella sfera delle sensazioni rappresentate di libertà, bellezza e seduzione.

Ogni sensazione si rappresenta attraverso lo spaziotempo relativo.

Ogni spaziotempo relativo rappresenta una sensazione.

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Con la rappresentazione riferita allo spaziotempo relativo esterno, a quello assoluto di dio, si sono rivelati i segni che rappresentano le sensazioni di libertà, bellezza e seduzione, già presenti in natura e prima d’ora mai riconosciuti.

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Le percezioni visive delle sensazioni della coscienza rappresentate attraverso lo spaziotempo relativo dell’increato dio, diventano esprimibili esperienze visive rappresentate dalla creatività dell’uomo.

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Sono questi i significati dei volumi, delle superfici e dei segni percepiti dalla coscienza, comprensibili dalla ragione quando si supera la dimensione dei sensi e si riflette sulla rappresentazione di dio.

Sono questi i significati percettivi dei segni estetici, che inizialmente selezionati dalla coscienza, hanno evoluto la bellezza del corpo umano, il contorno degli oggetti creati e l’opera d’arte; segni ricavati dalla rappresentazione di dio che armonizzano l’increata bellezza della natura e la creatività umana.

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L’etica espressiva dell’uomo

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L’uomo per armonizzare la sua ragione con quelle dei suoi fratelli non ha soltanto la necessità di rivelare dalla rappresentazione di dio il significato dei segni estetici con i quali si comprendono i particolari visibili della natura affinché l’universo esperienziale includa quello percettivo cioè non basta tradurre in linguaggio lessicale ogni emozionante particolare visibile della seducente bellezza della natura e della creatività umana; per alimentare la “filosofia” di dio quel libero «amare pensando» che accompagnerà ogni azione umana finalizzata a realizzare il Sommo Bene, Lo Stato Provvidente, occorre che l’armonia estetica rappresentata da dio sia complementare all’armonia etica espressa dall’uomo.

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La seducente bellezza è alla base dell’armonia estetica del mondo che vorremmo, ma per realizzarsi deve necessariamente diffondersi anche l’armonia etica, opposta e complementare a quell’estetica che pone ogni singolo uomo in relazione, con la natura, con i fratelli e con Lo Stato provvidente.

Se l’armonia estetica riguarda il rappresentativo che va dal particolare naturale a quello artistico e all’architettura urbana, l’armonia etica riguarda l’espressivo rapporto dell’uomo con la natura, con i suoi fratelli, con la comunità civile e religiosa e con l’organizzazione de Lo Stato provvidente.

L’uomo per conseguire in libertà la piena armonia etica ed estetica indispensabile anche alla Politica, deve convertire la libertà rappresentativa di dio in libertà espressiva dell’uomo.

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I Principi della libertà espressiva dell’uomo.

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Se per l’armonia estetica, trattandosi di rappresentazione, si possono direttamente applicare i segni estetici della libertà creatrice, affinché l’armonia etica sia espressa da ogni uomo, i Principi della libertà rappresentativa di dio devono essere convertiti e tradotti in Principi della libertà espressiva dell’uomo.

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Primo Principio della libertà espressiva o di Complementarietà degli opposti

Se il primo principio della libera rappresentazione di dio è il Principio di Simmetria degli Eventi, si evince che il Primo Principio della libertà espressiva dell’uomo è:

Gli Opposti sono Complementari
L’uomo per il suo equilibrio fisico e intellettuale deve considerare gli opposti polari, di tutti i livelli fisici e intellettivi, i quali costituiscono inscindibili unità complementari.

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Il Primo Principio espressivo ha origine dall’interazione tra opposti polari fisici di Eventi simmetrici: spaziotempo futuro e passato che nelle “particelle” elementari testimonia il sempre-presente; senza la loro interazione complementare non esisterebbe l’increato dio dell’Energia, ma esisterebbe soltanto il Nulla.

La polarità assoluta di dio (futuro + / - passato) diviene polarità relativa tra campi elettromagnetici + / - di “particelle” che configurano dall’atomo all’intero universo e polarità inerziale tra sostanze, generi e mutamenti della natura visibile, ciò implica l’interazione di EVENTI simmetrici opposti tali, che ciascuno di essi, pur essendo avversato e limitato dall’evento contrario, trova in quest'ultimo la sua ragion d'essere, il suo equilibrio dinamico, la sua complementarietà perché l'uno non può esistere senza l'altro e viceversa.

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Dall’interazione complementare tra opposti polari spaziotempo futuro e spaziotempo passato nasce il sempre-presente dio.

Dall’interazione complementare tra eventi entropici causali e sintropici finalizzati alla testimonianza scaturisce la diversità della natura dalla quale viene alla luce l’uomo.

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L’increato dio con la sua Energia rappresenta e l’uomo con il suo Pensiero esprime.

L’uomo con dio non ha nessuna interazione polare opposta complementare diretta di tipo fisico, da ciò scaturisce il suo libero arbitrio; nonostante non esista tra dio e l’uomo la polarità fisica diretta, la loro complementarietà esiste nell’intelletto umano, tra l’increata coscienza e la creativa ragione.

L’uomo che, intrapreso la via della conoscenza, ha scoperto il dio dell’Energia e rivelato il Dio del Pensiero, può desiderare e decidere di testimoniare liberamente e convenientemente dio e la sua azione generatrice in quanto non può esistere un universo e un Paradiso come quello terrestre più bello e libero del suo.

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Accertata la coincidenza rappresentativa tra l’increato Dio del Pensiero (coscienza umana) e l’increato dio dell’Energia (“coscienza fisica”); non essendo ammissibile la complementarietà fisica tra l’uomo e dio, è ammissibile la complementarietà intellettuale perché l'uomo non può esistere senza dio e viceversa.

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Dalla complementarietà fisica degli opposti si desume che soltanto dall’incommensurabile e abbondante causalità increata di dio senza fini, in un pianeta come la Terra, può nascere la singolare finalità creativa della mente umana; perciò l’uomo per complementarietà intellettuale con dio, deve esprimere alla luce dell’immensamente grande l’amore incommensurabile posto nel buio del limitatamente piccolo.

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In sintesi:

Dio dell’Energia testimonia la sua universalità nei particolari fisici e viventi senza un fine e senza uno scopo?

L’uomo, per complementarietà intellettuale con dio, deve determinarsi al fine unico di testimoniare l’universale (dio) attraverso i particolari delle sue creazioni.

Dio dell’Energia è l’unità della sua incommensurabile e armoniosa moltitudine fisica e vivente?

L’uomo, per complementarietà intellettuale con dio, deve perseguire l’unità armoniosa della sua moltitudine attraverso l’autentico sentimento religioso: l’Amore universale che unisce tutti.

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Secondo Principio della libertà espressiva o del Divenire

Se il Secondo Principio della libera rappresentazione fisica di dio è il Principio di Conservazione dell’Energia, si evince che il Secondo Principio della libertà espressiva dell’uomo è:

Il Principio del Divenire.
L’uomo per preservare la propria esistenza deve relativizzare, rendendo armonioso o ecologico nella natura il suo prodotto creativo.

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Il Secondo Principio della libertà espressiva ha la sua genesi nell’ordine fisico che segue il caos primordiale dopo la rigenerazione nell’origine dell’universo delle “particelle” elementari.

Le “particelle” che testimoniano il dio dell’Energia riscontrano il loro equilibrio dinamico, relativizzando lo spaziotempo sempre-presente polare che le rappresenta su orbite dove il prima e il dopo non hanno senso.

Così le “particelle” elementari rappresentano lo spaziotempo sempre-presente orbitale configurato dagli atomi, elementi base di tutto l’universo fisico e della natura vivente.

……

Su un sistema inerziale sottoposto a un flusso di energia costante come la Terra, gli atomi interagiscono tra loro e, attraverso interazioni elettroniche, generano la chimica inorganica, quella organica e la biologia degli esseri viventi vegetali e animali, che si testimoniano con i cicli vitali del sempre-presente biologico tant’è che non ha senso chiedersi se è nato prima il padre o il figlio, la pianta o il seme. Tutti gli esseri viventi relativizzano il loro spaziotempo riferendolo all’ambiente in cui vivono e, divenendo, si evolvono acquisendo mutazioni genetiche, che decretano vantaggi o svantaggi rispetto all’ambiente stesso, molto selettivo così:

Il reale invisibile della fisica si relativizza per divenire apparente nella natura visibile

La forma invisibile dell’arte si relativizza per divenire configurazione negli “oggetti” naturali

L’universale invisibile della filosofia si relativizza per divenire particolare visibile.

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Il Principio del Divenire decreta l’ammissibilità delle configurazioni della natura fisica e vivente e dei prodotti della mente umana che, per essere liberi, non possono essere creati senza l’amore di dio che unifica la quantità spaziale dell’esistenza con la qualità temporale della testimonianza:

Quelle Configurazioni fisiche e viventi che non si rappresentano e non si testimoniano attraverso il tutt’uno dello spaziotempo, non sono mai nate o cesseranno di esistere”.

……

L’uomo, come increato immanente di dio, rispetta il divenire fisico, infatti, esprime l’energia delle sue funzioni vitali nell’ambiente, si rappresenta quantitativamente nello spazio e si testimonia con la qualità del tempo riproduttivo (sempre-presente biologico).

……

L’uomo, come creatore, in ogni prodotto creativo deve esprimere la quantità dello spazio modellato dalla qualità del tempo sempre-presente, ossia deve relativizzare il suo prodotto creativo, rendendolo ecologico e armonioso con la natura; diversamente, non può testimoniarsi, poiché diventa vittima delle sue stesse creazioni. Le creazioni intellettuali che aiutano il divenire dell’uomo, come le tecnologie per la produzione energetica e per il benessere in genere, devono relativizzare i loro sistemi affinché le sostanze secondarie prodotte rientrino nei cicli naturali entropici/sintropici della rigenerazione.

Tutte le creazioni intellettuali riferite all’ambiente devono testimoniare la mente ecologica, che agisce con sentimento rispettando la natura e tutti gli esseri viventi.

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In sintesi il Principio del Divenire ci fa capire come le nostre creazioni, da molto tempo, sono asservite al principio causa/effetto. Questo principio che non rispetta la natura, offre vantaggi apparenti solo momentanei che, addirittura, a lungo andare si ritorcono contro l’uomo.

L’uomo continua a consumare le risorse del pianeta avendo sviluppato soltanto la parte entropica della conoscenza tecnica, per questo la natura ha iniziato a ribellarsi. L’uomo, se nelle sue creazioni non rappresenta ed esprime lo spaziotempo della testimonianza ciclica e, se non sviluppa la parte sintropica della conoscenza tecnica, segna anzitempo la fine della sua esistenza.

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Terzo Principio della libertà espressiva o dell’Essere figlio di dio

Se il Terzo Principio della libera rappresentazione di dio è il Principio di Minima Azione, dio stesso che è il massimo che è nel minimo ci invita a profonde riflessioni per ottenere con la minima azione il massimo, si evince cosi che il Terzo Principio della libertà espressiva dell’uomo è:

Il Principio dell’Essere figlio di dio.
L’uomo per vivere l’Essere figlio di dio deve esprimere umilmente ciò che dio è e rappresenta: l’Amore libero e spensierato, unica ragione dell’universo, privo di leggi e dogmi.

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Chi esprime la vita dell’Essere figlio di dio è misericordiosamente grande, esprime la “filosofia” della vita in cui l’azione amare anticipa il più piccolo pensiero, armonizza il sentimento religioso dell’Amore universale che tutti unisce e realizza Lo Stato provvidente quale Sommo Bene.

L’uomo per replicare nell’immensamente grande il “pensiero” di dio, quell’«amare pensando» così limitatamente piccolo ma grande quanto l’universo, conosce ogni verità:

- conosce il percorso millenario rappresentativo dell’amore tracciato dalle cinque determinazioni dell’arte che, unificando tutte le vie della Conoscenza, ricongiunge l’uomo a dio;

- conosce il percorso della trascendenza culturale insito in questa Dottrina con il quale l’uomo scopre il suo Paradiso e il Sommo Bene da realizzare;

- conosce le verità assolute “consigliate” da suo padre per condurre la vita felice dell’Essere figlio di dio insieme ai propri fratelli.

……

Se l’uomo conosce suo padre e sa “interrogarlo”, annichilisce tutti i mali nati per averlo ignorato, recupera la provvidente natura ed esprimendo la vita dell’Essere figlio di dio misericordioso risorge a Nuova Vita.

……

L’uomo, che ha tradotto in tutte le sfumature espressive, in parola e verbo, lo spaziotempo assoluto di dio rende sinergiche tutte le attività private e istituzionali sino a realizzare, integrato nella natura provvidente, nel“sogno” del Padre, il suo sogno che rende reale il primo: Lo Stato provvidente.

Dopo la “fatica” della riconversione religiosa, culturale e politica, dopo aver iniziato a recuperare la provvidenza della natura e sviluppato l’organicità anche legislativa del Lo Stato Provvidente, l’uomo, ottenendo al pari di dio il massimo con il minimo, vive l’esperienza dell’Essere figlio di dio e converte l’Inferno in cui è precipitato in Paradiso.

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Essere figlio di dio significa anche “badare” al padre cieco, sordo e muto, al suo Paradiso e meravigliarsi per ciò che ha “Creato”; significa dialogare incessantemente con la coscienza la quale con la sua rivelazione ci ha ridato i veri sensi che dio non ha: nuovi occhi per guardare, sicure orecchie per udire e una soave bocca per parlare.

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In sintesi condurre la vita dell’Essere figlio di dio significa imitare l’esperienza del padre cioè perseguire l’unità della propria moltitudine per essere finalmente liberi e felici di gioire la bellezza del “Creato”; significa rallentare la convulsa vita profusa dall’egoismo speculativo dell’uomo sul proprio fratello già ridotto a giovenca magra munta ai limiti della sopravvivenza, qualificare le tecnologie della comunicazione, così si potranno ridurre le malattie dello stress e sperimentare, senza privazioni, la vita mistica.

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I principi della libertà espressiva dell’uomo mettono in luce l’ignoranza, la meschinità e l’egoismo umano che non ha riconosciuto il sogno di dio, il Paradiso terrestre in cui vivere senza frenesia; non ha riconosciuto la natura provvidente donatagli da suo padre da preservare e conservare per i propri figli con un lieto e seducente impegno lavorativo; non ha saputo sostare, meditare, godere l’armonia e la bellezza del suo “Creato”; non ha saputo illuminarsi di immenso e vivere di Amore e per il Sommo Bene.

Si! Vivere di Amore universale e per il Sommo Bene, per Lo Stato provvidente, è il traguardo dell’uomo razionale che fa propri i principi della libertà rappresentativa di dio e i principi della libertà espressiva umana, e mette in pratica “la filosofia della natura”, quell’«amare pensando» in cui è l’amore libero e altruista ad anticipare ogni sua minima azione e ogni suo minimo pensiero.

L’uomo finalmente può vivere libero e spensierato, come dio nella sua moltitudine.

È evidente, soltanto conoscendo dio, la sua filosofia, i suoi Principi, si può portare a compimento il suo puro atto d’amore e vivere felicemente di amore , mentre non si può fare altrettanto con codici e dogmi decretati dalla nostra ignoranza.

Si riuscirà mai a concepire un’Energia o uno spaziotempo alternativo a quello naturale? Si riuscirà mai a concepire un altro dio dall’amore perfetto e libero, pari a quello già esistente? La risposta è: no!

Si è provato a rappresentare uno spazio senza tempo e a ipotizzare un “Dio trascendente” in diverse fedi religiose; il risultato ottenuto è stato la crescita smisurata della Croce della sofferenza che sarà annichilita perché l’uomo ha colmato di saggezza la sua ignoranza: ora vede suo padre, lo ascolta, segue i suoi consigli e ne parla incessantemente.

Già conoscendo dio, la sua “filosofia”, i suoi Principi, si è sulla buona strada della convivenza civile e religiosa ma, per esprimere l’Amore universale da vivere nella famiglia e nella comunità, è necessario rendere reale il “sogno” di dio realizzando il Sommo Bene: Lo Stato provvidente riscontrando in dio dell’Energia (“coscienza fisica”) e in Dio del Pensiero (coscienza umana) l’armonia etica/estetica necessaria alla Saggia Politica e al Governo dei popoli, affinché ogni cittadino a cui è stato insegnato ad agire secondo quell’«amare pensando» possa sentirsi spensieratamente libero amato e da tutti considerato.

Senza l’armonia etica/estetica su cui si fonda il Governo del Lo Stato provvidente, garante della libertà e del lavoro creativo individuale, l’uomo non potrà completamente godere del suo Paradiso.

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L’armonia etica/estetica in Politica.

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Osservando la coincidenza rappresentativa di dio, “coscienza fisica”, con la coscienza umana si desume la relazione polare o complementare esistente tra le due componenti etica ed estetica dell’intelletto umano.

Le due coscienze si esprimono attraverso la complementarietà interattiva degli opposti spaziotemporali, futuro/divergente e passato/convergente; in particolare la coscienza umana fa corrispondere allo spaziotempo futuro la componente del pensiero estetico/liberale fortemente individuale, fa corrispondere allo spaziotempo passato la componente del pensiero etico/sociale fortemente collettivo.

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L’increato Dio del Pensiero coincide con l’increato dio dell’Energia.


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In ogni epica coscienza umana, infatti, per il suo naturale equilibrio dinamico interagiscono due componenti

ideologiche complementari e opposte, quella etica e quella estetica che l’uomo ha irrazionalmente diviso.

Dal Principio fisico di Simmetria degli Eventi (1° principio universale), desunto dalla scoperta rappresentativa di dio e tradotto in termini umanistici nel Principio di Complementarietà degli Opposti, si evince che una sana mente politica si basa sull’interazione delle due ideologie complementari: l’ideologia liberista, concepita dalla componente estetica della coscienza (ENTROPIA del pensiero), incline a salvaguardare la libertà individuale, e l’ideologia socialista (SINTROPIA del pensiero), concepita dalla componente etica della coscienza incline a salvaguardare la collettività.

Etica: azione consapevole della coscienza rivolta a soddisfare con il comportamento il rapporto tra uomo e natura, tra l’uomo e i suoi simili.

Estetica: azione consapevole della coscienza rivolta a soddisfare con la bellezza espressiva e rappresentativa la libertà creatrice di ogni singola persona.

Epica: azione consapevole della coscienza rivolta a soddisfare con atti eroici e significativi traguardi, singoli o di gruppo, la propria testimonianza.

Le opposte ideologie complementari, ancora separate dall’irrazionalità umana, definiscono una sola inscindibile unità, inequivocabilmente, rappresentata e testimoniata dall’universale della natura e della mente, dalla “coscienza fisica” e da quella umana, dal dio e, finalmente, espressa anche dall’uomo.

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L’ideologia liberista tende a diversificare, “disordinare” e disaggregare la collettività e privilegiando la creatività individuale, entropizza la società. Infatti, l’ideologia liberista trascura la componente etica ed esalta la componente estetica di ogni coscienza. Chi governa, per sua natura, è incline a favorire il libero pensiero creativo di ogni individuo. Per la coscienza estetica, ogni uomo ha uguale diritto a testimoniare il libero pensiero creativo. L’uomo con il libero pensiero creativo raggiunge traguardi utili a tutti. L’ideologia liberista è naturalmente incline a soddisfare il fine estetico della coscienza umana con il quale si testimonia l’amore libero e bello della natura che, però, non ha senso vivere in solitudine!

……

L’ideologia socialista tende a unificare, a ordinare e ad aggregare la creatività individuale e privilegiando la collettività, sintropizza l’individuo. Infatti, l’ideologia socialista trascura la componente estetica ed esalta la componente etica di ogni coscienza. Chi governa, per sua natura, è incline a favorire l’unità della moltitudine. Per la coscienza etica, tutti gli uomini hanno uguale diritto alla vita, alla salute, al lavoro, alla dimora, alla cultura. L’uomo è libero di testimoniare il suo pensiero creativo, se è soddisfatto nei suoi diritti. L’ideologia socialista è naturalmente incline a soddisfare il fine etico della coscienza umana che concilia l’uomo con tutti i suoi simili, con la natura e con dio.

……

Entrambe le ideologie se separate, essendo incomplete, con la pratica del governo creano dei paradossi legislativi che impoveriscono l’economia, la fierezza di una nazione e ledono la dignità del singolo uomo.

Se l’azione del governo liberista non è finalizzata anche alla produttività collettività, genera entropia disgregante nella società; se invece l’azione del governo socialista non è finalizzata anche alla creatività individuale, genera sintropia alienante nel singolo uomo.

Se divise, entrambe le ideologie ledono i diritti umani. La storia lo ha dimostrato e ancora lo dimostra.

Non si possono demonizzare le due ideologie; entrambe sono fondamentali perché, per il Principio di Complementarietà degli Opposti, l’una esiste in funzione dell’altra, l’una integra l’altra. È necessario, perciò, superare i limiti della visione borghese del liberismo e proletaria del socialismo perché:

Senza liberismo, non c’è socialismo. Non c’è soluzione ai diritti naturali e acquisiti di tutti.

Senza socialismo, non c’è liberismo. Non c’è libertà se non sono soddisfati i diritti di tutti.

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Per il sano governo democratico, il socialismo si compie nel liberismo e il liberismo si compie nel socialismo.

Alla luce delle desunte e certificate considerazioni, l’uomo con l’apprendimento, sin dall’età scolare, deve conoscere, lievitare e applicare l’espressione unitaria delle opposte ideologie. In questo modo si concepisce la filosofia politica dell’equilibrio dinamico che anima la dialettica politica, che considera le due opposte ideologie complementari, permeanti l’una nell’altra, un’inscindibile unità.

La società ideale è socialista e liberista insieme; nel suo esercizio è socialista dall’alba sino a mezzogiorno, è liberista da mezzodì sino a sera.

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Nascerà Lo Stato provvidente quando nel parlamento siederà l’uomo reale, socialista e liberista insieme.

È giunta, quindi, l’ora di diffondere l’armonia etica ed estetica, fondendo insieme le due ideologie e facendo sorgere il socialismo liberale o il liberismo sociale, in grado di soddisfare l’azione legislativa dello Stato, il Divenire della vita e l’Essere figlio di dio di ogni cittadino. L’auspicabile svolta ideologica finalmente si rende reale; con dio, l’amico fedele, l’uomo comune e quello apparente si evolvono culturalmente nel Dio vivente incarnato nell’uomo reale, il quale darà inizio alla “rivoluzione” culturale e politica del terzo millennio, la rivoluzione della giustizia sociale, della libertà, della bellezza e dell’amore.

L’uomo, da cittadino deve riappropriarsi del proprio destino, senza impegnare l’intelligenza a cercare strategie per continuare a vivere; da politico previdente deve decretare il fallimento del liberismo sfrenato che alimentando il mercato finanziario globale, ha fatto perdere la sovranità alle nazioni e la dignità ai loro cittadini. Da politico deve proporsi alla guida de Lo Stato provvidente integrando l’etica sociale con l’estetica liberale e istituire efficienza e ordine, interrogando l’unico garante: dio fonte di verità assolute.

Il politico reale deve legiferare per istituire il bene e prevenire il male secondo l’«amare pensando» che fonda l’universo. L’amore non ammette leggi e giudici perché il peccato del singolo è il peccato di tutti anche dei legislatori e dei giudicanti che non sanno istituire e prevenire.

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La relazione tra dio e l’uomo

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Identificata la ragione espressiva con la coscienza rappresentativa, nell’universo esistono due divinità, l’increato dio dell’Energia, testimoniato da ogni “particella” elementare che agisce nel buio del limitatamente piccolo, e il creativo Dio del Pensiero o della ragione testimoniato dall’uomo che agisce nella luce dell’immensamente grande dell’universo. Il primo dio in assenza di volontà, rendendosi sacro, insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine, rappresenta ogni spaziotempo visibile e invisibile; il secondo Dio, l’uomo, dotato di ragione, osserva dio e lo esprime, traducendolo in parola e in verbo.

L’uomo, non avendo nessuna interazione polare di tipo fisico con dio che ne stabilisce la complementarietà diretta (libero arbitrio), può esprimere in libertà ciò che dio stesso rappresenta.

Detto questo, considerando il rapporto diretto tra la creativa ragione e l’increata coscienza umana (Dio del Pensiero), l’uomo è intellettualmente complementare a Dio e, dal momento che in tutto l’universo non v’è un solo essere che possa comprenderlo, Dio esiste solo nella mente dell’uomo.

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Polarità e Dialettica

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Complementarietà intellettuale tra la polarità rappresentativa di dio e la dialettica espressiva dell’uomo.

Per il Principio dell’esatta conoscenza la sana dialettica espressiva dell’uomo ha come riferimento la polarità rappresentativa di dio (spaziotempo assoluto o polare), fonte originaria di ogni conoscenza.

Come la polarità rappresentativa dell’increato dio dell’ENERGIA governa e configura tutto l’universo fisico e vivente, così il PENSIERO umano se riferito alla polarità rappresentativa di dio governa la dialettica espressiva ovvero l’arte di argomentare, polarizzando concetti opposti.

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in che modo la polarità di dio si converte in dialettica?

La polarità fisica è testimoniata dallo spaziotempo assoluto di dio (“particella” elementare) cioè dal rapporto di reciproca dipendenza di due eventi polari contrapposti costituenti un’inscindibile Unità: spaziotempo divergente o entropico ( + ) e spaziotempo convergente o sintropico ( - ).

La polarità assoluta di dio (+ / -) diviene polarità relativa tra campi elettromagnetici + / - di “particelle” che configurano dall’atomo all’intero universo e polarità inerziale relativa a sostanze, generi e mutamenti, ciò implica l’interazione di EVENTI simmetrici opposti tali che, ciascuno di essi, pur essendo avversato e limitato dall’evento contrario, trova in quest'ultimo la sua ragion d'essere, il suo equilibrio dinamico, la sua complementarietà perché l'uno non può esistere senza l'altro e viceversa.

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Ricordiamo che dalla polarità di dio scaturiscono i Principi universali della rappresentazione fisica convertiti testualmente in Principi dell’espressione umana; quindi, come i principi rappresentativi di dio (Simmetria degli Eventi, Conservazione dell’Energia, Minima Azione) governano con suprema sintesi l’architettura di eventi complementari che configurano tutto l’universo visibile e invisibile così i principi espressivi dell’uomo (Complementarietà degli Opposti, Divenire, Essere figlio di dio) governano la dialettica, la spontanea razionalità del linguaggio umano scaturita dall’interazione di concetti complementari.

In definitiva:

La dialettica espressa dall’uomo scaturisce dal rapporto di reciproca dipendenza interattiva di due concetti contrapposti costituenti una inscindibile Unità: concetto divergente istintivo e concetto convergente riflessivo; quest’Unità dialettica è facilmente verificabile attraverso lo spaziotempo assoluto o polare rappresentato da dio (“particella” elementare), fonte originaria di ogni rappresentazione e conoscenza.

La dialettica che fluisce dai Principi espressivi dell’uomo (Complementarietà degli Opposti, Divenire, Essere figlio di dio), implica l’interazione di CONCETTI simmetrici opposti tali che, ciascuno di essi, pur essendo avversato e limitato dal concetto contrario, trova in quest'ultimo la sua ragion d'essere, il suo equilibrio dinamico, perché l'uno non può esistere senza l'altro e viceversa. Entrambi i concetti complementari opponibili costituiscono un’inscindibile unità logica o ragionevolezza.

La sana Dialettica Politica esamina argomenti legislativi simmetrici finalizzati alla libertà creativa individuale e al felice lavoro collettivo. Solidarietà, Salvaguardia e Sinergia sono gli imperativi del nuovo legislatore quando nel suo intelletto interagiscono le componenti opposte e complementari della coscienza, coscienza etica sociale e coscienza estetica liberale le quali ispireranno l’unico ed eccelso movimento politico: il Socialismo liberale o il Liberismo sociale, promotore dello Stato provvidente.

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Le peculiarità di dio e dell’uomo reale

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Con l’esperienza visiva dell’increato dio dell’Energia, che tutto configura, unifica e spiega, si conoscono le sue più rilevanti peculiarità che lo caratterizzano.

L’increato dio dell’Energia è:

  • ogni “particella” elementare che antepone il futuro al passato;
  • il «motore» dell’universo, perfetto in sé;
  • lo spaziotempo assoluto in moto nel “buio” del limitatamente piccolo dell’universo.
  • il sempre-presente rigenerativo increato della spensierata “mente fisica”;
  • l’infinito rappresentato in modo finito, che è in tutto, ma non coincide con il tutto;
  • il reale che con la sua armoniosa moltitudine si astrae e diviene apparente nella natura visibile;
  • la forma che con la sua armoniosa moltitudine si astrae e diviene configurazione visibile;
  • l’universale che con la sua armoniosa moltitudine si astrae e diviene particolare visibile;
  • la “coscienza fisica che diviene stato di non-coscienza della natura: “Sogno” di dio o Paradiso;
  • la fonte originaria di ogni inimmaginabile rappresentazione fisica e vivente;
  • la “ragione oggettiva priva di intenzionalità e volontà, libera di rappresentare l’impensabile;
  • l’“amore assoluto sufficiente a se stesso e diffuso in tutto l’universo;
  • l’immanente increato che configura l’uomo: il trascendente e creativo Dio del Pensiero.

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Poiché esiste una perfetta complementarietà intellettuale tra l’uomo e dio (senza l’uomo non esiste dio e viceversa), le peculiarità dell’increato dio dell’Energia verificano le peculiarità del creativo Dio del Pensiero o della ragione testimoniato dalla vita operosa e intransigente dell’uomo reale del terzo millennio.

Il creativo Dio del Pensiero o uomo reale è:

  • l’uomo che antepone l’azione amare ad ogni pensiero;
  • l’essere supremo dell’universo completo in sé perché osserva e conosce suo padre;
  • la parola e il verbo di dio incarnato che si esprime nella luce dell’immensità dell’universo;
  • la testimonianza dell’amore espresso dal creativo Pensiero della mente umana;
  • il finito vivente che esprime l’infinito “amore” che configura il tutto;
  • l’uomo che trascende il Divenire dell’uomo apparente per vivere l’Essere figlio di dio;
  • la configurazione che esprime in tutti i modi possibili la bellezza della forma di dio;
  • il particolare vivente che esprime in ogni sua creazione l’universale cioè dio;
  • la coscienza universale consapevole di vivere nel Paradiso terrestre (dono di dio padre);
  • la fonte espressiva originaria di ogni immaginabile e ammissibile espressione;
  • la ragione soggettiva libera, capace di intendere e di volere il Sommo Bene: Lo Stato;
  • l’amore sufficiente a se stesso e a tutti perché esprime l’Amore universale;
  • il trascendente creativo che estende l’opera libera dell’immanente e increato dio dell’Energia.

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I grandi temi teologici e filosofici.

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Con la scoperta dell’increato dio dell’Energia e la conoscenza delle sue più rilevanti peculiarità, si dà definitiva soluzione ai seguenti grandi temi teologici e filosofici.

Panteismo

Panenteismo

Immanenza e trascendenza

Contingenza e determinazione

Bene e male

Libero arbitrio e ascesi mistica

Intelletto universale, “materia”, vita e anima

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Il Panteismo

Il Panteismo è composto dei termini greci πάν «tutto» e ϑεός «dio». "Dio è Tutto" e "Tutto è Dio".

Per il panteismo, l'universo è equivalente a “Dio”; ma per le peculiarità di dio, “Dio” non è il Tutto, né il Tutto è “Dio”, poiché l’increato dio dell’Energia, testimoniato da ogni “particella” elementare, configura il Tutto nelle sue parti, dall’atomo all’intero universo, insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine. Il Panteismo è smentito dalla sua stessa definizione.

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Sant’Agostino rigettò il panteismo per i seguenti motivi:

«Ma c'è un motivo che, al di là di ogni passione polemica, deve indurre uomini intelligenti o comunque siano, perché all'occorrenza non si richiede un'alta intelligenza, a fare una riflessione. Se Dio è la mente del mondo e se il mondo è come un corpo a questa mente, sicché è un solo vivente composto di mente e di corpo ed esso è Dio che contiene in se stesso tutte le cose come in un grembo della natura; se inoltre dalla sua anima, da cui ha vita tutto l'universo sensibile, vengono derivate la vita e l'anima di tutti i viventi secondo le varie specie, non rimane nulla che non sia parte di Dio. Ma se questa è la loro tesi, tutti possono capire l'empietà e la irreligiosità che ne conseguono. Qualsiasi cosa si pesti, si pesterebbe una parte di Dio; nell'uccidere qualsiasi animale, si ucciderebbe una parte di Dio. Non voglio dir tutte le cose che possono balzare al pensiero. Non è possibile dirle senza vergogna». (La Città di Dio, Libro 4 Cap. 12).

Come pure:

«Riguardo allo stesso animale ragionevole, cioè l'uomo, la cosa più banale è ritenere che una parte divina prende le botte quando le prende un fanciullo. E soltanto un pazzo può sopportare

che le parti divine divengano dissolute, ingiuste, empie e in definitiva degne di condanna. Infine perché il dio si arrabbierebbe con coloro che non lo onorano se sono le sue parti a non onorarlo?»

(La Città di Dio, Libro 4 Cap. 13).

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Per esattezza, il concetto di “Dio – Uno – Tutto”, nel XIX secolo si presenta in due versioni, cosmistica e acosmistica, che avvicinano il panteismo al panenteismo. La versione "cosmistica", che afferma "Dio è nel Tutto", è un’intuizione comprensibile se si conosce l’increato dio dell’Energia, la perfetta unità che con la sua incommensurabile e armoniosa moltitudine (“particelle” elementari) rappresenta il Tutto.

Anche quella "acosmistica", che afferma "Il Tutto è in Dio", è un’intuizione comprensibile se si traduce in espressione la rappresentazione di dio: dio come atto di potenza, anteponendo tutto il “pensabile” (spaziotempo futuro) al “pensato” (spaziotempo passato) che non è contenuto in esso, diviene insieme alla sua incommensurabile moltitudine perfetta realtà di ogni apparente possibilità.

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Il Panenteismo

Il Panenteismo dal tedesco panentheismus, deriv. della loc. gr. pân en theôi ‘tutto in dio’.Tutto in Dio.

Per il panenteismo Dio è il creatore, la forza animatrice dell'universo, che lo pervade costituendo tutte le cose. Questo “Dio” panenteista è accessibile a diverse religioni, ma nello stesso tempo è vago, perché i concetti su cui si basa corrispondono solo parzialmente alla reale rappresentazione dell’increato dio.

Il primo concetto è che dio, essendo increato, non può essere creatore che crea all’esterno di sé.

il secondo concetto riflette sulla sua rappresentazione, che antepone lo spaziotempo futuro a quello passato, “il pensabile al pensato”. Affermare “Tutto in Dio” non è del tutto esatto, perché dio non contiene il tutto come già pensato, ma come pensabile: come atto di potenza della sua azione rappresentativa libera spensierata e priva di preferenze.

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L’immanenza e la trascendenza

L’increato dio dell’Energia è immanente e l’uomo, il creativo Dio del Pensiero è trascendente.

Dio dell’Energia è perfetto in sé ed essendo, per la sua perfezione, privo di volontà è immanente e libero; così, condividendo se stesso con la sua incommensurabile e armoniosa moltitudine, diviene senza volontà “spensieratamente” in tutti i particolari visibili e invisibili dell’universo.

Il termine immanenza, escludente la volontà, riferendosi a “ciò che è dentro”, esprime il concetto inverso a quello di trascendenza; l’immanenza divina è disciplinata dai Principi universali della libera interazione causale/finalistica della testimonianza di dio che rappresenta l“amore” fisico.

L’immanenza è integrata a dio, anzi lo rappresenta e non ha un'esistenza esterna, separata; ma ciò che è dentro è anche fuori; così, l’immanenza di dio esternando i Principi della libera rappresentazione fisica condivisi con la sua armoniosa e incommensurabile moltitudine giunge a configurare la natura provvidente.

L’uomo di immanente ha in sé l’increato dio dell’Energia che lo configura e l’increato Dio del Pensiero testimoniato dalla coscienza umana, nata a immagine e somiglianza di dio. La coscienza essendo increata cioè natura, è immanente verso la creativa ragione, la quale può rappresentare ed esprimere all’esterno di se l’amore che la stessa coscienza e lo stesso dio testimoniano e rappresentano.

Il termine trascendenza, includente la volontà, riferendosi “a ciò che è fuori”, esprime il concetto inverso a quello di immanenza. La trascendenza è l’esperienza culturale sensibile di chi sperimenta la vita dell’Essere figlio di dio, rendendo reale l’apparente “sogno” del padre donato al figlio: il Paradiso terrestre.

L’uomo quando con la rappresentazione indottrina la ragione alla vita dell’Essere figlio di dio, supera l’esperienza sensibile del semplice Divenire ed è libero, come è il padre nella sua moltitudine.

Soltanto l’uomo può trascendere la condizione del Divenire, quando indottrinandosi a dio, osserva la natura visibile e in essa riconosce il “sogno” di dio padre: il vero Paradiso terrestre.

I due termini, “immanente e trascendente”, segnano il percorso dell’amore: quello immanente in andata, dell’increato dio dell’Energia che senza volontà, libero di rappresentare l’impensabile moltitudine delle specie, giunge a configurare l’uomo; quello trascendente di ritorno, con il quale l’uomo, avendo rivelato l’increato Dio del Pensiero della sua coscienza, volontariamente ritorna a ricongiungersi a dio, suo padre.

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La contingenza e la determinazione

Il dio dell’Energia, perfetto in sé, include la contingenza come atto di possibilità e la determinazione come atto di accettazione, cioè include la causalità (il pensabile) e la finalità (il pensato) come atto di potenza e di libertà assoluta escludente la volontà.

Ciò conferma che tutte le configurazioni di dio, visibili e invisibili, scaturiscono dalla causalità finalizzata alla testimonianza assoluta rigenerativa di se stesso che con la sua incommensurabile armoniosa moltitudine diviene testimonianza relativa, intorno ai centri orbitali (atomi, molecole e biomolecole, sistemi planetari, galassie), e testimonianza riproduttiva degli esseri viventi vegetali e animali.

Anche la natura visibile include la contingenza come atto di imprevedibilità e la determinazione come atto di soluzione, osservabili ad esempio in una calamità naturale; ogni qual volta che la natura, in perenne mutamento, subisce uno squilibrio, cerca di riequilibrarsi con una imprevedibile soluzione, che esclude l’atto di volontà. Se l’uomo, il creativo Dio del Pensiero, considera la contingenza come atto di previsione e la determinazione come atto di decisione e volontà, può prevedere qualsiasi evento naturale, determinandone la soluzione; viceversa, per l’uomo egoista e ignorante la contingenza naturale diventa imprevedibile e la sua determinazione pura ostilità.

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Il bene e il male

In natura il bene e il male non appartengono alla stessa categoria e non possono considerarsi complementari opponibili. L’unità degli opposti, infatti, è contemplata nei Principi universali della libertà increata di dio, che rappresentano nell’universo l’armonia della testimonianza: l’“amore fisico”.

Dio è “amore”, quindi è l’unità di tutti i contrari compresi nella categoria rappresentativa dalla quale scaturisce soltanto il bene.

Il bene è testimoniato da dio e dalla sua natura e appartiene alla categoria rappresentativa, mentre il male appartiene alla categoria espressiva dell’uomo quando ignora e non esprime dio.

Il male o “demonio” è frutto dell’ignoranza umana, della disobbedienza al bene.

Se l’uomo conosce l’increato dio dell’Energia esprime soltanto il bene e il male svanisce.

Il bene e il male, quindi, appartengono a categorie diverse, e non possono considerarsi contrari opponibili.

Soltanto dall’interazione complementare di due opposti appartenenti alla medesima categoria scaturisce l’equilibrio dinamico dell’armonia rappresentata da dio ed esprimibile dall’uomo.

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La volontà, il libero arbitrio e l’ascesi mistica

L’uomo con il suo intelletto non è una parte di dio, poiché è dio che lo configura nelle sue parti; quindi è libero da dio, ma non da se stesso, se non raggiunge con volontà la sua perfezione.

Il dio dell’Energia, fonte esauriente di ogni nostro pensiero, insegna anche come essere spensierati e liberi nella moltitudine; esso, rigenerandosi nelle incommensurabili origini, antepone lo spaziotempo futuro a quello passato, il “pensabile” al “pensato”, l’azione al pensiero, quindi non pensa.

L’azione di dio è “ cieco amore” privo di volontà, perciò è in potenza libero di rappresentare tutti i particolari dell’universo fisico e vivente, inimmaginabili da chi è in grado di intendere e di volere.

L’uomo è in grado di scegliere e di attuare una preferenza, l’increato dio dell’Energia, invece, non fa preferenze; ciò gli ha consentito di configurare la molteplice ricchezza dei variegati esseri viventi vegetali e animali conosciuti, testimoniati liberamente in totale assenza di volontà che dio stesso ha donato all’uomo.

L’uomo è libero perché può scegliere tra le innumerevoli necessità che dio stesso gli ha donato; invece non è libero, ma schiavo di se stesso, se la sua scelta non è indirizzata al Sommo Bene.

La libertà dell’uomo, paradossalmente, non è nell’affannarsi per ottenere ciò che già dio gli ha donato, ma è nella scelta di indirizzare con volontà la sua azione alla costruzione del Sommo bene per essere, come dio, armoniosamente e spensieratamente libero nella sua moltitudine.

L’uomo per essere libero deve rispettare e assecondare la ricchezza del “lavoro provvidente” gratuito prodotto dal “giardino di dio”, senza ideare attività parassite che impoveriscono la ricchezza del giardino e la dignità e la ricchezza di chi ci lavora preservandolo.

L’uomo che pensa con cupidigia a soddisfare le necessità della vita limita la sua libertà; è libero soltanto quando pensa a realizzare l’Amore, come dio insegna.

L’uomo stolto non comprende che alle necessità della vita ha già “pensato” dio, e che nella natura provvidente ha rappresentato la sua parola: “Figli miei, non vi affannate per le necessità. A tutte le necessità ho pensato io; io vi ho donato il Paradiso e non lo avete riconosciuto. Non siate litigiosi per l’egoismo, fate crescere nel paradiso ciò che per voi è più buono e condividetelo con tutti i fratelli. Fate invece ciò che io non posso fare, estendete la bellezza di ogni particolare del vostro paradiso e, amandovi l’un l’altro, realizzate il Sommo Bene per essere liberi nella moltitudine, come sono io”.

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Si è liberi, spensierati e felici soltanto quando si è privi di volontà? O si è liberi, spensierati e felici anche quando, conoscendo dio, si esprime quell’«amare pensando» in cui l’azione anticipa ogni nostro pensiero?

L’umiltà assoluta dall’illimitata potenza di dio padre ha consentito all’uomo figlio una reale uguaglianza!

Se il dio dell’Energia, privo di volontà, ha liberamente rappresentato tutto il “pensabile” della natura, l’uomo, il Dio del Pensiero, godendo di tutte le necessità che dio gli ha donato, il “pensato” esistente nel Paradiso terrestre, ha tutte le condizioni per essere spensieratamente felice se con libero arbitrio sceglie di vivere la Vita dell’Essere figlio di dio, preservando ed estendendo creativamente la bellezza e la provvidenza della natura.

Quando l’uomo al calar della sera visibilmente felice afferma: “Ho trascorso una giornata spensierata”, cioè priva di pensieri, non ha forse imitato suo padre?

L’uomo può scegliere liberamente se assecondare l’unica imposizione di dio, cioè amare abbondantemente per essere libero, spensierato e felice nella propria moltitudine come è dio nella sua, oppure seguire una propria via che non potrà mai eguagliare quella di dio.

Si può essere liberi, spensierati e felici nella propria moltitudine se si ama abbondantemente; questa è l’unica condicione che eleva l’uomo al di sopra del dovere. Ciò presuppone la piena consapevolezza da parte dell’uomo, che non ammette ignoranza, avendo raggiunto attraverso la conoscenza di dio, la massima razionalità. Conseguentemente l’uomo, illuminato dalla sua ragione, sperimenta e comprende pienamente la sua relazione con dio: lo incarna e gli dà voce e amando tutti e tutto, trascende l’apparente natura visibile che comprende come “sogno” del padre a lui donato e vive da essere supremo la realtà dell’amore che lo fonde con l’intero universo.

È l’ascesi mistica, dinamica e riflessiva, dell’amore ragionato e libero, bello e felice dell’uomo reale che si specchia in dio, nei particolari nella natura e in tutti i suoi simili.

L’uomo diventa parte integrale dell’universo e, nello stesso momento, non dissimile dal tutto.

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L’“Intelletto universale”, la“materia”, la vita e l’“anima”

Se penso a Giordano Bruno, bruciato vivo per aver espresso dei concetti inerenti al titolo di questo paragrafo, dei brividi scorrono lungo la mia schiena.

L’increato dio dell’Energia, anteponendo lo spaziotempo futuro a quello passato, il “pensabile” al “pensato”, è l’“intelletto universale” perfetto e libero, privo di volontà, che insieme alla sua incommensurabile e armoniosa moltitudine diviene in tutto il pensabile, “materia” visibile.

La “materia” visibile (inorganica, organica e vivente) ha in sé la “vita” eterna (come esistenza), cioè dio, l’“intelletto universale” che diviene “vita” relativa (come durata) in tutti i sistemi planetari, dall’atomo all’intero universo e, con riferimento all’ambiente selettivo, diviene vita biologica (come percorso), osservabile in tutti gli esseri viventi.

L’“intelletto universale”, “materia”, vita e anima, sono integrati; la “materia” include l’“intelletto universale” cioè dio dell’Energia, che a sua volta è la “vita” e l’anima dell’universo.

Sul concetto dell’immortalità dell’anima è necessario fare definitiva chiarezza, se si desidera realizzare pienamente la propria esistenza.

La vita degli esseri viventi è armonia tra le parti biologiche; quando l’armonia di dio si rompe, alla vita biologica subentra la morte dell’individuo, alla vita relativa del suo corpo subentra il mutamento biofisico della “materia” e soltanto la vita eterna dell’“intelletto universale” di dio contenuta in essa resta immutata.

Il «ritornare dal padre» può sembrare deludente, ma non è così come appare!

L’increato dio dell’Energia con la sua azione rappresentativa parla:

Non vi affannate a vivere per avere come premio contemplativo me e il mio paradiso.

Da padre premuroso non costringerei mai i miei figli alla sosta eterna a contemplare me in un paradiso che non ho. Voi avete Il paradiso!

La vostra beatitudine si concreta rendendo immortale il percorso della vita nel vostro Paradiso, attraverso i vostri figli, il vostro pensiero creativo e ogni vostra azione.

Dopo una vita beata, al passaggio del testimone della vita stessa, allo spegnersi della coscienza, in un eterno istante, mi vedrete perché sono io la coscienza.

Figli miei, sono come voi mi avete pensato: un intenso bagliore di luce libero ed eterno, che voi avete reso immensamente grande con la mia rivelazione.

Chi deve essere eternamente grato: voi a me o io a voi?

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Le tre dimensioni intellettuali

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La scoperta di dio, la sua “filosofia” rivelata, lo studio dei Principi universali della libera rappresentazione fisica e dell’espressione umana, l’armonia estetica/etica della politica riduce lo stato inconsapevole della mente umana sino a colmarlo con lo stato finale di piena consapevolezza.

L’uomo ama, prima di pensare.

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Raggiunto lo stato finale di piena consapevolezza, la ragione si identifica con la coscienza e tutto diventa esperienza (ESPERIENZA = COSCIENZA); cosicché l’increato Dio del Pensiero già Dio della fede personificato da un solo uomo, è personificato dal creativo Dio della ragione cioè da ogni uomo reale del terzo millennio.

Ogni uomo, finalmente, acquisendo con la scolarizzazione i tre livelli naturali della conoscenza quella visiva, relativa e reale può raggiungere lo stato finale di piena consapevolezza e percorrere la Via che lo rende felice identificando la ragione con la coscienza, la mente con la natura, l’uomo con dio.

L’uomo, quindi, che non ha ancora raggiunto lo stato finale di piena consapevolezza, si distingue dai suoi simili dal livello di conoscenze acquisite che esprime; tale livello decreta la sua dimensione intellettuale.

Come dio esprime tre livelli fisici, così l’uomo esprime tre dimensioni intellettuali a essi corrispondenti:

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Prima dimensione intellettuale o del non-Essere figlio di dio: uomo apparente

Seconda dimensione intellettuale o del Divenire: uomo metafisico

Terza dimensione intellettuale o dell’Essere figlio di dio: uomo reale

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Dopo aver indottrinato la ragione a esprimere dio, non ha senso considerare le tre dimensioni intellettuali dell’uomo, perché con la coscienza rivelata nella totalità delle esperienze visive e non-visive l’uomo è in grado di esprimere la terza dimensione intellettuale, cioè lo stato della piena consapevolezza, con il quale conosce se stesso il vero Dio vivente e il fine unico dell’esistenza: realizzare Lo Stato Provvidente (Sommo Bene) e in esso vivere l’Amore universale che tutti unisce.

Si esaminano comunque le prime due dimensioni intellettuali perché esprimono un monito, un passato e un presente che ancora l’uomo deve considerare in tutta la loro pericolosa drammaticità, soprattutto quando con tali dimensioni cerca di dare risposte etiche/estetiche alla politica della sana e civile convivenza.

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L’uomo apparente

Prima dimensione intellettuale o del non-Essere figlio di dio.

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La prima dimensione intellettuale o del non-Essere fa riferimento al 1° livello fisico, e si esprime attraverso la ragione visiva, nata osservando i fenomeni della natura e l’ambiente creato dall’uomo.

Su un sistema in moto uniforme come la Terra, a causa dell’alta velocità della luce l’osservazione di un evento è uguale a tutti gli individui; ciò crea nell’uomo l’illusione di possedere una visione esatta.

Con la prima dimensione intellettuale l’uomo, illuso dai sensi, concepisce lo spazio separato dal tempo e non è consapevole, come accertato dalla scienza fisica, che tutta la natura esprime sempre e ovunque un continuo e inscindibile spaziotempo. L’Energia ancora incompresa, testimoniata da miriadi configurazioni fisiche, viventi e creative, catalogate e discriminate, è sinonimo soltanto di ricchezza, e non ha nessuna relazione con lo spazio e il tempo.

Lo spazio è sinonimo di quantità discriminatrice e in esso l’uomo ordina secondo un prima e un dopo temporale eventi fisici e funzioni vitali.

Il tempo è percepito secondo un presente, che ogni istante divide il passato perduto per sempre dal futuro imperscrutabile.

L’energia è un’entità misteriosa che accende le lampadine, fa muovere i treni e gli elettrodomestici.

L’uomo, che esprime questa dimensione intellettuale intrisa di materialità non sa che l’unico termine, l’Energiaspaziotempo (dio), configura il tutto, e il modo con il quale lo scinde (Energia – Spaziotempo) (Energia – Spazio - Tempo) determina la sua dimensione intellettuale.

L’uomo di scienza, poiché esclude il reale della coscienza, non può conoscere il significato letterale, etico ed estetico del fenomeno indagato; tutte le sue ricerche e sperimentazioni si riducono al calcolo degli effetti da tradurre in guadagni immediati. Trascura, così, la dignità umana e niente è più in se stesso buono o cattivo. Le sue sperimentazioni diventano paradossi perché contraddicono la logica del reale cioè di dio che rappresenta ogni fenomeno.

Far coincidere l’apparenza della natura fisica e vivente con la realtà, è caratteristica principale di una mente che si limita all’osservazione visiva. In ciò sta la contraddizione fondamentale: che senso ha per l’uomo conoscere la realtà, se è convinto di osservare la realtà della natura?

La realtà è una sola, indivisa e indifferenziata, e diviene nell’apparenza di ogni configurazione fisica e vivente. Di conseguenza l’uomo di governo, di scienza e di cultura, riferendosi alla sola natura che osserva, non può definirsi reale ma solo uomo apparente.

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L’uomo apparente è quello della prima dimensione intellettuale; non sa chi sia, dove possa arrivare, e con quale mezzo; è un essere pensante che dimostra poca ragionevolezza.

Le conoscenze dell’uomo apparente, poiché fanno riferimento alla cultura spazializzata del peccato, non garantiranno il suo Divenire.

In passato l’uomo apparente si identificava con l’uomo del gregge; predicava l’umiltà, l’obbedienza e la fratellanza, tutte virtù espresse con sottile risentimento verso i Signori aristocratici, perché non riusciva a essere grande e coraggioso come loro.

L’uomo del gregge, nel corso della storia, è stato sopraffatto dall’invidia e dalla “vendetta” rivolta verso le stesse Signorie, che esprimevano un’aristocrazia cavalleresca la quale esaltava i valori della natura: forza, salute e gioia di vivere.

Oggi, l’antico “uomo del gregge” è morto, ucciso da se stesso, poiché con il risentimento e il falso progresso è riuscito a saziare i suoi bisogni e a diventare il nuovo, ma falso “signore”.

Chi predicava le virtù dell’umiltà, dell’obbedienza e della fratellanza si è trasformato nell’uomo apparente che utilizza le virtù precedenti a suo piacimento, aggiungendo a esse il sospetto e la diffidenza ora rivolta verso i propri simili.

Le vecchie Signorie aristocratiche e cavalleresche sono ormai vinte ed estinte.

L’attivismo spregiudicato dell’uomo apparente, oggi politico o imprenditore della finanza senza scrupoli, personifica i nuovi ricchi borghesi e capitalisti.

L’uomo apparente, aggressivo verso i propri simili che li giudica incapaci e sciocchi, nella storia recente ha compreso che la scienza non è in grado di dare risposte certe sull’esistenza e sull’agire umano; così, “incoraggiato”, compie un gravissimo atto di presunzione: pretende, per il proprio tornaconto ed egoismo, di poter pensare per sé e per gli altri.

L’uomo apparente ora tiene a bada l’uomo comune, che non riesce a diventare apparente come lui, ossessionandolo con messaggi e perditempo tecnologici, cercando di convincerlo che questo mondo è un “inferno” e che grazie a lui si può vivere nel modo migliore.

L’uomo apparente, diventato politico e banchiere presuntuoso e ambizioso, controlla e rabbonisce l’uomo comune appiattendolo intellettualmente, limitandolo nel tempo libero e cercando di garantirgli il necessario per sopravvivere; è il paradosso del liberismo spregiudicato.

Il non-Essere figlio di dio è portato all’estrema espressione.

Sia l’uomo apparente, sia quello comune vivono nel limbo la propria esistenza e, nonostante il falso benessere raggiunto, hanno una coscienza indomabile. Entrambi sono infelici perché ignorano il senso dell’esistenza, ma, conoscendo dio, anche essi potranno convertire la loro vita.

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L’uomo apparente, che agisce secondo la prima dimensione intellettuale, configura un ambiente privo di ogni messaggio educativo consapevole, spesso inconsapevolmente distruttivo per l’uomo che semplicemente osserva. Le esperienze non sono selezionate e vissute come crescita intellettuale, come certezza della propria condizione futura, ma come espedienti per la vita.

In contrasto con il reale della propria coscienza, e quindi privo di etica, l’uomo apparente affina gli espedienti per vivere la propria condizione futura da antagonista verso i suoi simili, poiché il corredo delle sue esperienze, limitato all’osservazione visiva, fa percepire un presente incerto e un futuro oscuro.

Il tempo lineare spazializzato è tiranno, e l’uomo apparente, per assicurarsi il futuro imperscrutabile, mette in atto la grande sfida: accumulare ricchezza, sinonimo di energia.

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Singoli individui, intere organizzazioni sociali e multinazionali affrontano questa grande sfida come fine unico, configurando una economia lineare che richiede una crescita progressiva della ricchezza la quale non produce vantaggi per tutti, ma solo per pochi uomini apparenti che si credono ricchi e potenti, ma sono infelici, poveri e miseri.

L’ambiente visivo configurato dall’uomo apparente è quello dell’espediente; è un ambiente coercitivo, in cui con la morale si sottomette il nostro simile in modo da sfruttarlo a sua insaputa, insieme a tutta la natura fisica e vivente.

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L’ambiente creato dall’uomo apparente è il luogo in cui anche la scienza calcolatrice degli effetti, prima produce morte e distruzione e dopo si nobilita, ricercando soluzioni a ciò che ha prodotto.

Questa verità sconcertante è in contrasto con la stessa coscienza umana, che con immanenza vuole esprimersi, rappresentarsi e testimoniarsi. Stress, malattie, dolore, disperazione e morte sono le reazioni di una mente in origine sana a un ambiente avvelenato, malato e corrotto.

L’attrito conflittuale, definito “malattia della mente”, che si ripercuote anche nel corpo, è la reazione della coscienza sana all’ambiente inadeguato, “malato”.

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È l’ambiente irrazionale configurato dalla ragione dell’uomo apparente che bisogna curare, non di certo la coscienza di ognuno, espressione di Dio nata spontaneamente dall’autoregolamentazione del nostro pensiero creativo. Dio dell’Energia che ci configura con la sua armonia non può distribuire malattie e infelicità. Esse sono prodotte dall’uomo apparente il quale, ingannato dal suo stesso egoismo ha rotto l’equilibrio della natura provvidente e ha configurato un ambiente estraneo a se stesso e a dio.

La stessa coscienza, misteriosa e inascoltata, stenta, quindi, a far fronte al malessere creato dall’uomo.

Il paradosso dell’uomo apparente sta nell’aver invertito le due attività dell’intelletto attribuendo alla coscienza, unica realtà esistente nella dimensione dei sensi, lo stato di non-coscienza e alla ragione lo stato di coscienza che si esplica nell’apparenza della natura intesa come realtà.

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L’uomo apparente, escludendo le arti, rappresenta la quantità dello spazio e trascura la qualità del tempo dei sentimenti, impossibile secondo lui da rappresentare; non assumendo il concetto del Divenire della natura e di se stesso, non riesce neppure a relativizzare (rendere ciclico) le sue stesse creazioni intellettuali. Non riesce a produrre sistemi chiusi, testimoniativi, che aiutano il suo Divenire rispettando l’ambiente naturale; basandosi su una scienza e una cultura solo entropizzata, compromette la solarità, la bellezza del “sogno” di dio e la “fatica” evolutiva di tutte le specie viventi e di se stesso.

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L’uomo apparente, convinto che la natura coincide con la realtà, si preclude di cercare e di vivere la realtà spensierata, libera e bella nell’apparenza della natura; infatti, sta attraversando la fase più irrazionale della conoscenza, che non deve perdurare a lungo, perché conduce all’alienazione intellettuale delle future generazioni non più in grado di distinguere ciò che è buono e cattivo. L’attuale Cultura spazializzata non è in grado di assicurare ai futuri uomini scelte di vita creativamente libere, spensierate e felici.

Per il Secondo Principio espressivo della libera testimonianza intellettuale del Divenire, infatti, se l’uomo non testimonia lo spaziotempo, se non esprime la parola e il verbo di dio, l’amore verso tutti e tutto insito nella Cultura temporizzata, è destinato a finire la sua esistenza.

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Gli esseri viventi si evolvono, selezionandosi e testimoniandosi nello spaziotempo del loro ambiente; se ciò non avviene, si estinguono. Le creazioni intellettuali dell’uomo, invece, senza soddisfare i Principi della testimonianza fisica, sussistono sino a quando si evidenziano le loro stesse contraddizioni che ne decretano la fine (potenza distruttiva dell’“energia” del Pensiero); nel contempo, creano danni fatali all’ambiente e forti tensioni alla civile convivenza. L’uomo dimostra così di non meritare l’attributo di “creatore”.

L’uomo apparente occidentale convive con un Sentimento Religioso incompleto: riconosce l’esistenza di Dio, ma lo personifica e lo trascende dal luogo, dove vive; lo ignora durante la fase piena della vita e lo implora quando è al termine della sua esistenza, usandolo a convenienza.

Dio, che configura l’uomo, è sempre-presente nella coscienza, quindi è da vivere non soltanto nella miseria e nella sofferenza, bensì anche e soprattutto nel pieno vigore della vita.

L’uomo apparente, quando sperimenta l’esistenza senza comprenderne il fine vero e la sua effettiva bellezza e grandezza, ha la sensazione di essere debitore a qualcuno; sente così di dover dare significato alla vita manifestando la sua gratitudine a dio. Dio, invece, non può essere implorato, contemplato e personificato, perché dio non è esterno all’uomo e alla natura; dio è in tutto ciò che noi vediamo. Dio è testimonianza cioè amore immenso. È l’azione del suo “amore”, del nostro amore, che deve essere vissuto nel pieno vigore della vita, perché dio è noi e noi possiamo essere gioia, amore e felicità da riversare su tutti e tutto abbondantemente. Dio è irraggiungibile se è esterno all’uomo; senza dio l’uomo è incompiuto, è “materia informe” e non è tranquillo perché è insufficiente a se stesso se non raggiunge la sua perfezione.

Nella storia dell’umanità questa dimensione intellettuale non può perdurare a lungo, poiché esprime solo la vita del non-Essere figlio di dio: l’“Inferno”.

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L’uomo metafisico

Seconda dimensione intellettuale o del Divenire.

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La seconda dimensione intellettuale, o del Divenire, fa riferimento al 2o livello fisico della natura, in cui l’energia di interazione elettromagnetica delle particelle elementari relativizza le stesse particelle intorno a centri orbitali, configurando dal limitatamente piccolo degli atomi all’immensamente grande dell’universo.

È trascorso più di un secolo e l’uomo, turbato dalla ragione visiva, non riesce ancora a divulgare il significato umanistico dello spaziotempo unificato che rappresenta l’universo e noi.

Con l’unificazione dello spaziotempo, si supera la conoscenza visiva della natura e sono messi in crisi i concetti classici di spazio e tempo assoluti i quali, non rappresentando e non esprimendo l’aspetto estetico ed etico della realtà, sono da confinare alla loro semplice funzione misuratrice e ordinatrice degli eventi.

Questa dimensione intellettuale ci aiuta a comprendere che tutto il mondo fisico e vivente è in perenne divenire, regolato e configurato da una fitta rete di interazioni elettromagnetiche di energia.

Non si può, quindi, considerare l’uomo separato dal resto dell’universo, dalla natura, dall’ambiente e dai suoi simili. Tutto e tutti sono configurati dall’amore di dio.

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La teoria della relatività insegna che due osservatori i quali viaggiano separati nello spaziotempo alla velocità prossima a quella della luce, registrano in modo differente gli stessi fenomeni fisici, poiché ognuno di loro ha un suo punto di osservazione. L’uomo deve intellettualmente comprendere che, in assenza della verità assoluta, ciò che osserva è relativamente vero, con riferimento al suo punto di osservazione; cambiandolo, si osserva un’altra verità; per cui egli deve comprendere quanto sia relativa una sua opinione, e quindi il suo pensiero creativo, se esso non è riferito a dio. Egli deve riconoscere che, nella maggior parte degli assunti, esprime soltanto il suo “punto di vista” (relativismo intellettuale) il quale si deve rispettare perché è la sua “verità” e non quella di tutti, sconosciuta con questa dimensione intellettuale.

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Questa dimensione intellettuale dovrebbe far comprende all’uomo la purificazione insita nel Divenire spaziotemporale (testimonianza) di tutta la natura fisica.

La purificazione, rappresentata dallo spaziotempo metafisico, ha la potenza di attuare una pulizia mentale dall’“immondizia” creata dai concetti di spazio e tempo, separati e assoluti, e dal relativismo intellettuale.

Lo spaziotempo metafisico è stato ben rappresentato all’inizio del secolo scorso da un movimento artistico italiano chiamato per l’appunto “Metafisica”, una parentesi purtroppo presto chiusa, che ha fatto apparire e poi scomparire come una meteora, nell’artista Giorgio De Chirico, l’uomo metafisico, consapevole della pulizia intellettuale alla quale l’umanità doveva essere sottoposta.

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La Metafisica è l’altro grande contributo all’arte italiana e a quella europea nel periodo delle avanguardie storiche. Per la sua palese figuratività, esente da qualsiasi innovazione pittorica, la Metafisica è stata da alcuni esclusa dalle avanguardie. Essa ha fornito importanti elementi per la nascita di quella che è considerata l’ultima tra le avanguardie: il Surrealismo.

Protagonista di questo stile è Giorgio De Chirico che inizia a fare pittura metafisica già nel 1909, anno di nascita del futurismo. Rispetto a quest’ultimo movimento, la metafisica si colloca nettamente agli antipodi. Nel futurismo tutto è dinamismo e velocità; nella metafisica predomina la stasi più immobile. Non solo non c’è la velocità, ma tutto sembra congelarsi in un istante senza tempo, dove le cose e gli spazi si pietrificano per sempre. Se nel futurismo domina un grido possente di innovazione dell’arte; nella metafisica predomina invece la dimensione del silenzio più assoluto.

Il futurismo vuole totalmente rinnovare il linguaggio pittorico; la metafisica invece, per riflettere si affida agli strumenti tradizionali della pittura.

Si potrebbe pensare che la metafisica sia alla fine solo un movimento di retroguardia fermo a posizioni accademiche; invece riesce a trasmettere messaggi nuovi, la cui carica di suggestione è immediata ed evidente. Le atmosfere magiche ed enigmatiche dei quadri di De Chirico colpiscono proprio per l’apparente semplicità di ciò che mostrano. Le sue immagini rivelano una realtà che solo apparentemente assomiglia a quella che noi conosciamo dalla nostra esperienza.

La prospettiva, che sembrava costruire uno spazio geometricamente plausibile, è invece volutamente deformata, cosicché lo spazio acquista un aspetto inedito, fa percepire il tempo fermo all’istante.

Le scene urbane, che sono protagoniste indiscusse di questi quadri, hanno un aspetto dilatato e apparentemente vuoto. In esse predomina l’assenza di vita e il silenzio dell’assoluta riflessione.

Le rappresentazioni di De Chirico superano la percezione del mondo visibile e, andando «oltre», mostrano la nuova dimensione alla quale era pervenuta la scienza Fisica: l’inesistenza in natura degli angoli retti e delle linee parallele che ancora oggi rappresentano la nostra depravazione culturale.

Le immagini di De Chirico, infatti, descrivono l’ambiente purificato dal sudiciume del nostro vivere.

La Metafisica, come movimento dichiarato, nasce nel 1917 a Ferrara dall’incontro tra De Chirico e Carlo Carrà il quale, provenendo dalle file del futurismo, progressivamente se ne distacca.

L’incontro con De Chirico lo convince al recupero della figura e alla nuova esplorazione dell’ambiente arcaico che caratterizza la sua pittura metafisica; una modernità che soltanto la genialità italiana ha potuto concepire.

Alla metafisica si converte anche Giorgio Morandi, che nella purezza e severità delle immagini metafisiche trova la sua personale cifra stilistica. Alla metafisica aderiscono, a tratti, anche altri pittori italiani, tra cui Alberto Savino, fratello di De Chirico, Filippo De Pisis, Mario Sironi e Felice Casorati. Nel 1921 il gruppo della Metafisica si scioglie, essendo la maggior parte dei suoi protagonisti aggregata alla corrente di Valori Plastici.

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La “pulizia mentale”, rappresentata dal Divenire dei sistemi relativi, non ha insegnato niente all’uomo apparente, così come non lo ha istruito l’opera di De Chirico, che è passata quasi inosservata.

Avendo assunto il concetto purificatore del Divenire della natura fisica e vivente, l’uomo metafisico con fatica esprime la cultura relativizzata, cioè cerca di relativizzare le sue creazioni intellettuali: progetta sistemi tecnologici chiusi, produce energia rinnovabile, cerca di preservare la natura, ad aiutare l’uomo affinché un giorno possa essere libero di testimoniarsi con la sua moltitudine ma non riesce a rappresentare e ad esprimere la bellezza dell’amore di dio.

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Tutte le configurazioni fisiche, gli atomi, i sistemi planetari, le galassie e l’intero universo, relativizzano (testimoniano) il sempre-presente avendo come riferimento un centro. Tutte le configurazioni viventi relativizzano il sempre-presente fisico nell’ambiente attraverso il ciclo vitale della riproduzione.

Il secondo Principio della testimonianza fisica è così rispettato, nonostante il 2° livello della natura non rappresenti il reale invisibile, ma ammissibili apparenti configurazioni fisiche e viventi.

La seconda dimensione intellettuale del Divenire testimonia il passaggio obbligato e pericoloso della mente umana, la quale deve superare la limitazione dei sensi per giungere alla mente illuminata dalla scoperta rappresentativa e, quindi, visiva di dio. Attraverso questa dimensione, l’uomo deve comprendere i limiti dalla conoscenza visiva, come il corpo separato da dio e lo spazio separato dal tempo, e soprattutto non deve mistificare la dimensione relativa della natura, trasformandola in relativismo intellettuale per giustificare l’io personale e le sue ingannevoli e mortali voglie.

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Questa è la dimensione intellettuale con la quale molti uomini, pur comprendendo i concetti relativi, hanno l’illusione che tutto è possibile, perché nulla cambia e tutto continua come prima.

Le scelte coraggiose che dovrebbero portare l’umanità a vivere di amore nel nostro Paradiso vengono meno; basta riflettere sul rapporto odierno non relativizzato tra scienza e natura.

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La scienza all’inizio del terzo millennio è radicata ancora al credo della ragione visiva che, avendo separato l’uomo dalla natura, “cura” soltanto l’uomo come se le malattie del corpo e della mente dipendessero dalla natura e non dal comportamento dell’uomo verso la stessa natura.

L’uomo di scienza che studia e cura i suoi simili, ha portato lo stesso uomo verso un orrido processo produttivo, trasformando la sofferenza in opportunità di vita e in lauti profitti; infatti, “curare” non è più un obiettivo nobile per le seguenti motivazioni:

- L’uomo prima di curare se stesso deve amare l’intera umanità, preservando la purezza e l’armonia della natura provvidente dalla quale deriva il suo benessere.

- La Croce della sofferenza, che pesa sull’umanità, scaturisce dall’ignoranza umana, poiché dio, amore puro, non distribuisce “sofferenze”. La sofferenza scaturisce dalla miopia e dall’egoismo umano.

- La scienza deve salvaguardare la natura provvidente che alimenta l’uomo e la salubrità ambientale in cui esso vive se desidera proseguire in armonia con la sua moltitudine il viaggio nell’universo.

Per questi motivi, la scienza, per curare le malattie del corpo e della mente, deve individuare e rimuovere le cause esterne che provocano le malattie nate dall’egoismo, dall’ignoranza e dall’imprevidenza umana.

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Questa dimensione intellettuale si lega alla rappresentazione dello spaziotempo relativo, che apparentemente sembra “vuoto” di contenuti, ma nello stesso tempo, come appurato, è “pieno” di significati che l’attuale scienza fisica non può riconoscere e la filosofia ancora non può esprimere.

Quando il corredo di conoscenze è ampliato dal concetto relativo di spaziotempo, l’uomo apparente tende a esprimere verso l’ambiente da lui stesso configurato e verso i suoi simili un atteggiamento ambiguo e di convenienza; mentre l’uomo metafisico pone interrogativi sulla validità dell’ambiente da lui stesso creato e, riflettendo sul Divenire stesso della vita, sa prima di godere del Paradiso, di dover vivere il Purgatorio.

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L’uomo reale

Terza dimensione intellettuale o dell’Essere figlio di dio.

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La terza dimensione intellettuale o dell’Essere fa riferimento al 3o livello fisico della natura, cioè a dio, alla sua “filosofia” di vita e ai suoi Principi.

L’uomo che osserva dio dell’Energia, “coscienza fisica”, rivela il Dio del Pensiero, coscienza umana, e umanizzando il suo amore, esprime, rappresenta e testimonia la terza dimensione intellettuale, consapevole di poter vivere la vita dell’Essere figlio di dio.

Questa è la dimensione nella quale la conoscenza visiva di dio arricchisce smisuratamente la nostra limitatezza terrena, ci libera dal corpo e dall’io personale.

Quando si esprime la terza dimensione intellettuale che indottrina la ragione ad amare prima di pensare, il corpo si separa dalla coscienza e scegliendo la coscienza, il terzo livello indifferenziato della natura, in assenza del corpo che divide, la singola coscienza si unisce a tutte le coscienze.

È questa la dimensione intellettuale che ci fa viaggiare con la mente al di fuori dello spaziotempo in cui siamo confinati, per esprimere con tutti i nostri simili l’abbraccio cosmico dell’Amore universale.

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Con questa Dottrina che esplicita visivamente il percorso dell’amore di dio, si rendono comprensibili tutti i fenomeni fisici e intellettivi che sino ad ora non avevano spiegazione scientifica; si raggiunge così con la rappresentazione dell’universo non visivo il massimo grado dell’evoluzione intellettuale in cui non si invertono più gli stati dell’intelletto poiché l’apparente stato inconsapevole della coscienza (realtà non visiva) è colmato dall’intero stato consapevole della ragione. Tutto è ragione, coscienza ed esperienza, tutto è amore, tutto è Dio che coincide con il nostro pensiero creativo.

Si può rispondere, finalmente, alle tre domande della conoscenza che caratterizzano l’Essere figlio di dio:

Chi è l’uomo? Dove può arrivare? Con quale tecnologia?

L’uomo, configurato dalla “coscienza fisica” è il figlio di dio (1a risposta); può arrivare alla coscienza universale (2A risposta), attraverso la sua stessa coscienza rivelata (3A risposta).

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La coscienza è Dio, e l’uomo è l’unico Dio vivente.

L’uomo, attraverso la coscienza rivelata, dialoga incessantemente con Dio. Dio è il pensiero perfetto, l’amico che consiglia, incoraggia, colmando l’uomo del suo abbondante e “gioioso” amore.

L’uomo dialogando con Dio ha in sé tutto il potenziale della precognizione, perché dio o stato puro della “mente fisica”, così limitatamente piccola, coincide con l’immensamente grande della mente umana la quale, con un gioco alterno riferito all’ambiente, si arricchisce dell’apparente complessità di conoscenze, di esperienze, di emozioni, sentimenti e sensazioni, il tutto riconducibile allo stato puro della “mente fisica” che lo rende esplicito. Così, l’uomo conoscendo tutti e tutto vive per il fine unico della sua esistenza:

Il fine unico dell’esistenza dell’uomo, oltre a preservare il divenire della natura provvidente, è rendere reale il “sogno” del padre per vivere di Amore universale che tutti e tutto unisce.

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Per Divenire nel corpo basta riflettere sui Principi universali della libera rappresentazione fisica e adottare soluzioni causali/finalistiche, votate alla nostra testimonianza e della natura.

Per vivere la vita dell’Essere figlio di dio, l’uomo deve, esprimendo i Principi universali della libertà creativa, “amare” prima di “pensare” se desidera rendere reale il “sogno” donatogli dal padre, il Paradiso della natura provvidente conseguendo in essa il suo sogno: Lo Stato provvidente.

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L’uomo, per realizzare Lo Stato provvidente, deve innanzitutto salvare il Divenire di tutta la natura vivente, reinterpretando tutte le sue conoscenze scientifiche e tecnologiche alla luce del principio entropico/sintropico o causale/finalistico, che individua le integrazioni tecnologiche da apportare ai sistemi produttivi affinché la natura possa ritornare provvidente e, senza “ribellarsi”, rigenerare le sue risorse.

Tutto ciò non potrà avvenire se l’uomo non raggiunge il massimo grado di ragionevolezza facendo interagire i complementari opposti del pensiero politico liberale e sociale i quali costituiscono una unità inscindibile, indispensabile per l’equilibrio intellettuale del singolo e per armonizzare il governo dei popoli.

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Evoluta questa dimensione intellettuale, l’uomo non si avvede del tempo che passa, vive il sempre-presente: la tradizione, i ricordi passati e i sentimenti danno certezza alle aspirazioni future e non ha paura della morte. Il suo Pensiero permea l’intero universo, si guarda attorno e sa di vivere come dio in eterno.

Quando l’uomo con il nuovo corredo di esperienze acquisite umanizza dio, vive la provvidente creatività dell’amore bello, libero e spensierato con tutti i suoi simili e, poiché con la rinnovata azione dona agli altri le proprie attenzioni, si sente ricco, da tutti considerato, amato e utile alla vita.

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La mia esperienza insegna: quando nell’intelletto la creativa ragione (espressione logica), si identifica con l’increata coscienza (rappresentazione simbolica) il sogno riconciliatore apparentemente illogico scompare.

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Il sogno, quindi, è la riconciliazione simbolica tra le reali e razionali percezioni rappresentative della coscienza (madre) e le apparenti e irrazionali esperienze espressive fatte e subite dalla ragione(figlia). Identificata la ragione con la coscienza, scomparso il sogno riconciliatore, durante il sonno si ha la visione reale dei desideri, che guidano la nostra nuova, logica e bella esperienza di vita.

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Con la rivelazione della coscienza umana, il termine “psiche”, sinonimo di intelletto, conserva il suo significato originale; i termini “conscio”, sinonimo di attività cosciente dell’individuo, “inconscio”, sinonimo di attività di non-coscienza dell’individuo, e “subconscio”, sinonimo di attività interattiva di confine tra “conscio” e “subconscio”, sono diventati termini inadeguati all’espressività dell’uomo reale.

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Il “conscio”, che con le logiche esperienze della ragione espressiva governa la fisicità del Divenire si credeva fosse lo stato di coscienza dell’individuo, è in verità lo stato di non-coscienza dell’individuo, in quanto praticato nell’apparente natura visiva, nel “sogno” dell’increato dio dell’Energia.

È evidente, nessuno può negarlo: l’uomo, nonostante le logiche esperienze del Divenire poiché non integrate dalle esperienze dell’Essere, sta vivendo la fase più irrazionale della sua esistenza.

L’“inconscio”, che con le simboliche percezioni della coscienza rappresentativa governa l’emozionalità dell’Essere si credeva fosse lo stato di non-coscienza dell’individuo, è in verità lo stato di coscienza dell’individuo, svolto dal reale invisibile, dall’increato Dio del Pensiero ovvero dalla stessa coscienza.

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Il “subconscio”, che si credeva fosse l’attività interattiva di confine tra quella conscia espressiva e inconscia rappresentativa o simbolica dell’individuo, in verità si è rivelato essere l’attività globale dell’intelletto, quella interattiva tra ragione espressiva dell’uomo (attività logica) e coscienza rappresentativa del reale (attività simbolica apparentemente analogica), da cui deriva la riflessiva intuizione sensibile.

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Dopo che la ragione ha lievitato le sue esperienze sino ad includere le percezioni della coscienza (segni estetici), tutto diventa consapevolezza nel pieno significato del termine: le attività logiche del Divenire si espandono sino ad includere le attività emozionali dell’Essere. Tutto è coscienza e ragione, ma l’amore è l’unica ragione dell’universo, e allora: ragione, coscienza, dio, amore e bellezza in noi sono un tutt’uno.

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Le malattie dell’intelletto, escludendo quelle fisiologiche, derivano dalla reazione della coscienza individuale ad un ambiente inadeguato, creato dalla ragione collettiva che per lungo tempo ha ignorato Dio; quindi la salubrità dell’intelletto, indipendentemente dall’ambiente, è garantita dalla sua stessa ragione se si indottrina culturalmente a rivelare la sua stessa coscienza.

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Questa dimensione intellettuale oltre a far gustare l’illimitato e abbondante amore libero, bello e seducente che configura noi e tutto l’universo, ci rivela ogni desiderata conoscenza, infatti, dio che tutto configura, unifica e spiega, attraverso la coscienza rivelata, adesso vede, sente, parla e, meravigliandosi del suo paradiso, conosce se stesso: l’uomo reale del terzo millennio.

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L’uomo reale del terzo millennio si pone con atteggiamento eroico, perché conosce ed esprime dio.

Ha in sé frammenti dell’antica tragedia greca. Osa gettare lo sguardo nell’orrido della condizione umana e, contemporaneamente, esprime la grande gioia che alimenta la vita quando essa è vissuta senza tabù e in tutta la sua naturalità.

L’uomo reale, quindi, è chi sa interpretare al meglio la vita perché ha conciliato il suo istinto dionisiaco e la razionalità apollinea. È chi accoglie la vita in tutte le sue manifestazioni e, senza recriminare, guarda in faccia le dure avversità accettando la fatalità, ma non passivamente perché è un uomo libero dalla morale soggettiva e dalle credenze popolari.

L’uomo reale ha in sé le ragioni per condurre la sua esistenza e senza risentimento, senza sete di vendetta, assume la Croce della sofferenza generata dall’uomo apparente, la accetta eroicamente ogni istante tanto da imprimere al non-Essere, alla morte intellettuale e al Divenire dell’uomo apparente il carattere dell’Essere.

L’uomo reale sa che la via che redime l’umanità, prima della sua resurrezione, passa dalla “Croce”, dalla travagliata riconversione intellettuale dell’intera umanità, cioè dalla Nuova Evangelizzazione.

Avendo rivelato dio nella propria coscienza, egli è dio e uomo nello stesso tempo e non può vivere in modo passivo. È il protagonista assoluto della sua esperienza di vita, votata a vivere in funzione dell’unità della sua moltitudine.

L’uomo reale prende dalla natura ciò che gli è necessario senza ferirla, preservandola; ciò che è in abbondanza lo lascia ai suoi simili perché a lui basta poco per essere felice: è sufficiente il suo pensiero, la coscienza di essere il vero Dio fatto uomo umile e misericordioso, sicuro di porre rimedio al peccato senza condannare il peccatore.

L’uomo reale non può accumulare ricchezze, perché risolve le sue contingenze naturali del Divenire (alimentarsi, domiciliarsi, testimoniarsi) pensando agli altri e, condividendo felicemente con il resto dell’umanità la provvidente natura e la ricchezza prodotta, pensa anche a se stesso.

Non condivide la ricchezza in senso caritatevole, ma come opportunità per risvegliare nei suoi simili il diritto e il desiderio di esistere. L’uomo reale converte la fede che colma l’ignoranza dell’uomo apparente in ragione, trasforma la speranza che ripone ad altri la soluzione delle proprie contingenze della vita in certezza, sostituisce la carità, il dono di una necessità data all’altro uomo, che in passato non ha portato benefici durevoli con la Provvidenza la quale, investendo ogni singolo uomo, è il dono indiretto e durevole delle attenzioni amorevoli della sua moltitudine.

L’uomo reale, anche politico previdente, esprimendo le rigenerate tre virtù teologali ragione, certezza e provvidenza, converte in dote i sette vizi capitali: la superbia in modestia, l’avarizia in beneficienza, la lussuria in agape, l’invidia in ammirazione, la gola in condivisione, l’ira in perdono e l’accidia in operosità profetizza così l’alba del nuovo giorno che verrà.

Quel dì, l’umanità redenta risorgerà a Nuova vita.

A differenza dell’uomo saggio orientale, l’uomo reale occidentale si è dotato della Dottrina della ragione, raggiungendo il livello più alto di consapevolezza in cui non vi è differenza tra Pensiero ed Energia, tra mente e natura, tra uomo e universo, tra minimo e massimo;

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L’uomo reale si guarda attorno e vede l’orrido che ha generato l’uomo apparente, osserva l’amore ferito della natura e la sofferenza che non ha saputo evitare avendo percorso la via tracciata dalla ragione limitata dal senso della vista. Da uomo reale riconoscendo suo padre e il paradiso donatogli, redime il peccato originale scaturito dalla nascita della disobbediente ragione visiva e inizia a riscattare i peccati lievitati a dismisura per l’ignoranza dell’uomo apparente.

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Durante la prima fase del riscatto culturale l’uomo reale senza vergognarsi delle scelleratezze che imperversano il mondo, deve abbandonare l’ipocrisia dell’ombra e dirigersi con determinazione e sicurezza verso la luce di dio che lo sostiene; come un raggio di sole deve con umiltà posarsi su tutto e senza sporcarsi dissolvere la miseria intellettuale che è la vera povertà che imperversa nel mondo.

La sua azione di nobile grandezza deve combattere con la verità filosofico/teologica l’orrido provocato dalla miopia intellettuale dell’uomo apparente; così la giustizia vestirà i panni della misericordia e la natura recupererà la sua provvidenza.

Durante la seconda fase del riscatto l’uomo reale, da politico provvidente, essendo nella sua piccolezza misericordiosamente grande, deve legiferare per realizzare il Sommo Bene: lo Stato provvidente in cui ogni uomo reale o comune che sia possa vivere felice e spensierato l’Amore universale insieme ai propri fratelli.

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Dio ritornato uomo è angosciato ed è consapevole delle fatiche da affrontare per riscattarsi e salvare l’intera umanità; riconoscendo le sue omissioni, assume la “Croce” generata dall’uomo e inizia a vivere intensamente sulla Terra il “Purgatorio”, pregustando la Nuova vita nel suo “Paradiso” che già osserva.

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Verso la “nuova” Evangelizzazione

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Il lettore di questa Dottrina, così come il suo autore, non avrebbe mai immaginato che una semplice indagine, mirata a rappresentare il “tempo” dei sentimenti avrebbe permesso a tutti di compiere il viaggio razionale della rivelazione di Dio e dell’uomo.

L’uomo, finalmente osserva dio posto nel buio del limitatamente piccolo dell’universo, rivela l’increato Dio del Pensiero già Dio della fede, scopre se stesso il creativo Dio della ragione e da Dio vivente, da uomo reale del terzo millennio si pone nella luce dell’immensamente grande dell’universo per rigenerare l’uomo apparente giunto al bivio dell’esistenza.

Questa Dottrina premia l’arte e l’architettura che convertendo le percezioni della coscienza in esperienze della ragione, permette all’uomo di superare il visibile e di incontrare Dio.

L’arte, suprema conoscenza dell’invisibile, abdicando la sua funzione estetica, nelle vesti di soccorritrice mette a disposizione la rappresentazione dello spaziotempo assoluto alla scienza fisica che sperimenta e alla filosofia che disquisisce. Queste due vie della conoscenza possono determinare la loro azione preventiva ed educativa, traducendo il “linguaggio” rappresentativo di dio in quello espressivo dell’uomo, mentre la rigenerata teologia cristiana può avviare la “nuova” Evangelizzazione.

L’uomo ha tutti gli “strumenti” intellettivi per rigenerare in Paradiso l’“Inferno” in cui è precipitato.

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Il “nuovo” sentimento religioso

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In passato, nella fase teologica della ragione, il sentimento religioso ha prodotto dottrine della fede che, in assenza del dio scoperto dall’arte, ispiravano “verità” poste in un mondo esterno, parallelo al nostro che, di fatto, non esiste. A poco a poco queste “verità” sono state concepite come assolute.

Per quanto possano essere insostenibili alcune credenze religiose promulgate e per quanto fossero stati irragionevoli gli argomenti adottati, non si può ignorare la verità in essi celata: l’uomo non ha potuto mai negare l’esistenza di Dio sempre-presente in ogni coscienza umana.

Accanto alle religioni, poi, nella fase metafisica della ragione è comparsa la scienza fisica, contendente di una sola verità. Le religioni, stimolate dall’increato Dio del Pensiero sempre-presente in ogni coscienza, hanno costruito trame di “verità” che hanno edificato la storia dell’uomo.

La scienza, inseguendo la“verità” della ragione, continuamente messa in crisi dal susseguirsi di nuove scoperte, ha permesso alla “verità” della fede di esistere.

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Con questa Dottrina è iniziata la fase fisica della ragione, che ha rivelato visivamente l’increato dio dell’Energia e ha stabilito un’armonia fondamentale tra la “verità” della fede (ragione invisibile della coscienza) e quella della ragione, sancendo il loro perfetto accordo.

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Esiste una perfetta identità tra dio e l’uomo; entrambi sono perfetta armonia della loro stessa moltitudine. Entrambi sono amore e verità; entrambi identificano il “nuovo” sentimento religioso che non può essere rivolto né a una “cosa” libera dal volere e dal pensare (in dio l’azione precede il pensiero) né all’inesistente e trascendente Dio personificato (amore contemplativo) ma all’azione della testimonianza di dio che unisce tutto equivalente all’azione amare dell’uomo che, anticipando ogni pensiero, unisce tutti.

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Il “nuovo” Sentimento religioso che l’uomo deve appassionatamente vivere, dovendo fondarsi sull’azione diretta dell’amore aperto, dinamico e operoso e non sull’amore chiuso, statico e inerte deve essere rivolto all’Amore universale predicato da Gesù di Nazareth.

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Il “nuovo” sentimento religioso riferito all’Amore universale si realizza in modo pratico se ogni individuo con la scolarizzazione conosce Dio. Seguendo la via della conoscenza rappresentativa, ogni individuo indirizza le sue libere scelte a testimoniare con il lavoro creativo la filosofia naturale della vita secondo quell’«amare pensando» che, anteponendo l’azione a ogni pensiero, qualifica il Sommo Bene da realizzare: “Lo Stato provvidente” in cui l’uomo può essere spensieratamente libero come è dio nella sua moltitudine.

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Il Sommo Bene: Lo Stato provvidente

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Come dio dell’Energia, perfetta unità di tutta la sua armoniosa moltitudine, nell’universo ha configurato con il Paradiso terrestre il suo “sogno”, la natura provvidente donata al proprio figlio, così l’uomo (Dio del Pensiero), unità armoniosa nell’amore della sua moltitudine, deve nel “sogno” del padre realizzare il suo sogno: Lo Stato provvidente ovvero convertire l’apparente natura in reale Paradiso dove vivere felice.

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Lo Stato provvidente è il Sommo Bene da perseguire; in esso il sentimento religioso dell’Amore universale diventa dinamico, azione diretta e bene laborioso, lavoro aperto e sincrono che tutti i cittadini indirizzano alla famiglia, alla comunità religiosa e civile e allo stesso Stato.

L’uomo quando avrà compiuto l’audace balzo, esprimendo come dio l’unità armoniosa della sua moltitudine e avrà realizzato nel “sogno” del padre il suo reale sogno, Lo Stato provvidente da consegnare ai propri figli, nel suo Paradiso risorgerà finalmente a Nuova Vita.

Lo Stato provvidente è il presupposto inalienabile per esprimere la vita dell’Essere figlio di dio, è il Sommo bene, il dono indiretto e durevole che investe ogni singolo uomo, scaturito dall’amorevole creatività libera e altruista della moltitudine dei suoi cittadini, i quali con la scolarizzazione hanno raggiunto la piena consapevolezza di agire correttamente prima ancora di pensare.

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In natura ogni specie inferiore contribuisce alla provvidenza della specie superiore, sacrificando una parte di se stessa. Per l’uomo razionale, che non deve sacrificare la sua esistenza, è sufficiente una piccola parte del suo dignitoso lavoro giornaliero donato ai suoi fratelli per alimentare la provvidenza dello Stato.

Lo Stato provvidente, che è giustizia e amore, si fonda sulla Cultura temporizzata dei suoi cittadini scaturita dalla verità fisica, filosofica e teologica espressa direttamente dalla rappresentazione di dio.

Verità che unifica e armonizza le espressioni complementari della politica insite nella coscienza umana, quella etica/sociale e quella estetica/liberale. Tali espressioni scisse dall’ignoranza hanno prodotto i peccaminosi stati socialisti e liberisti, sfociati nella corruzione e nella perdita della dignità dei loro cittadini.

Lo Stato provvidente, governato dal politico reale socialista e liberista insieme, si fonda sul lavoro creativo dell’uomo sapiente, giusto e sicuramente fortunato.

Lo Stato provvidente è il Sommo Bene che rimargina le ferite del suo territorio, rigenera la natura provvidente, fa proprio il “sogno” di dio e lo preserva affinché l’uomo continui il suo “viaggio” nell’universo. Lo Stato provvidente è il progetto inevitabile che l’uomo reale, giustiziere dei peccati che ostacolano la giustizia sociale, deve affrontare per redimersi e rendersi spensierato, come dio.

La pianificazione de Lo Stato provvidente attraverso i Principi universali caratterizzerà la fase applicativa della ricerca che rinnoverà e coinvolgerà sinergicamente tutte le istituzioni e tutti gli ambiti del sapere.

Com’è facile immaginare, la fase applicativa della ricerca non può svolgersi in solitudine e senza la sinergica volontà politica e religiosa. L’applicazione vasta dei principi fisici ed espressivi che darà sollievo e ottimismo a un popolo ridotto allo stremo, impegnerà molte risorse intellettuali provenienti dalle varie discipline scientifiche, le quali finalmente avranno l’opportunità di dare risposte certificate dallo stesso dio alla politica, alla giustizia e all’economica della quale si ha estrema e urgente necessità.

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La “nuova” Chiesa di Roma

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Più di duemila anni fa un solo uomo, Gesù di Nazareth, avendo fede nella parola “udita” ha identificato la sua ragione con l’increato amore di Dio sempre-presente in ogni coscienza umana; così, incarnando il Dio della fede, è entrato nella storia per redimere l’umanità, giustiziando, con la sua morte in croce, tutti i peccati del mondo nati dall’ignoranza e dall’egoismo dell’uomo apparente.

All’inizio del terzo millennio, l’insegnamento e l’azione di un solo uomo si è affievolita; il mondo non è stato liberato dai peccati, né l’umanità è risorta a nuova vita, perché ogni uomo “incarna” "l'incredulità di San Tommaso Apostolo”, cioè ha la necessità prima di amare tutti e tutto di “Vedere, ragionare per credere”.

Questa necessità della ragione subordinata al senso della vista è stata soddisfatta dalla ricerca artistica che ha trascinato la ragione oltre il visibile, sino a rappresentare l’origine indifferenziata di ogni configurazione fisica e vivente e di ogni conoscenza: l’increato dio dell’Energia. Osservando dio, tutto è ragione.

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È stato necessario rappresentare l’increato dio dell’Energia o spaziotempo assoluto della fisica, universale della filosofia, forma dell’arte per rivelare l’increato Dio del Pensiero della teologia (coscienza umana) il quale ha conciliato l’amato Dio della fede personificato da un solo uomo, da Gesù di Nazareth, con l’augurato Dio della ragione personificato da ogni uomo reale del terzo millennio.

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All’inizio del viaggio della Conoscenza, la ragione era la capacità limitata della mente di esprimere e collegare esperienze dell’universo visivo.

La fede, essendo la ragione invisibile della coscienza da rivelare, era la virtù della mente in grado di esprimere la percezione più autorevole dell’universo non visivo: l’esperienza invisibile dell’increato Dio del Pensiero, testimoniato dalla stessa coscienza ed espresso con difficoltà dalla ragione.

La percezione dell’increato Dio del Pensiero non era, quindi, un’esperienza visibile con la quale si poteva ragionare e poiché si dialoga con qualcuno e non con qualcosa, si giustifica la “santa bugia” di un Dio personificato che trascendeva l’umana esistenza.

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Grazie all’arte l’uomo del terzo millennio osserva l’increato dio dell’Energia padre dell’universo e, identificandolo con la coscienza, con l’increato Dio del Pensiero, “dialoga” con esso come se fosse Dio personificato, perché non c’è più differenza tra persone, animali e cose.

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Con l’odierno sviluppo della conoscenza, Dio non trascende la quotidianità, ma è l’uomo stesso il vero e creativo Dio della ragione che lo incarna avendo raggiunto con questa Dottrina il massimo della religiosa ragionevolezza creativa già espressa dall’antico Cristianesimo.

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Il Cristianesimo odierno, così come è diffuso dalla Chiesa di Roma è un sentimento religioso dogmatico, è oggettivo perché fondato sugli scritti testamentari e sui dogmi ed è tutelato da un ceto separato dai cittadini, il Clero ed è insieme privato perché vissuto in un rapporto personale tra l'individuo e Dio.

Da ciò si deduce che la comunità in cui domina l’attuale Cristianesimo non è organica, in quanto gli uomini sono separatamente cittadini e religiosi. Invece il sentimento religioso a-dogmatico che diffonderà la nuova Chiesa di Roma con la “nuova” Evangelizzazione è soggettivo perché impegna la singola persona ed è insieme pubblico e privo di dogmi, poiché basato sull’amore che anticipa ogni pensiero; con tale sentimento religioso si supera la scissione tra il cittadino e lo Stato, tra il fedele e la Chiesa; si supera la crisi di ogni popolo perché il sentimento religioso a-dogmatico si identifica con le istituzioni civili e religiose come avveniva nella antica Grecia e come si ripropone con Lo Stato provvidente.

Lo Stato provvidente, Sommo Bene da perseguire, comprende una comunità organica di persone le quali sono cittadini e religiosi insieme, liberi attraverso l’amore nella propria moltitudine; così si realizza la vera democrazia che esclude sia l’oppressione della comunità sull'individuo sia l'indipendenza di ogni individuo dalla comunità. È la religione dell’amore predicata da Gesù che porta ad essere liberi, uniti e felici.

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Gesù, ebreo che si rivolge agli ebrei, è costretto a presentarsi come Messia, a fondare il cristianesimo, a operare miracoli, a istituire un sacerdozio per conservare il suo insegnamento privo di dogmi perché egli predica non tanto il rispetto di leggi, ma l'amore.

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L'amore è superiore ad ogni legge e al dovere perché il comportamento fondato sull'amore non ha leggi a cui ubbidire. Così l'amore è l’unione di ciò che è apparentemente separato, è l’unità tra l’uomo e Dio che avviene nella natura visibile, è l'unità degli uomini ottenuta dopo l'esperienza terribile della separazione.

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Un sentimento religioso privo di dogmi era quello dell'Ellade antica dove il sacerdote svolgeva anche una funzione pubblica. Il cittadino greco si identificava nella vita dello Stato e della Chiesa.

La religione predicata da Gesù fondata sull’amore e sull'unità degli aspetti razionali e sensibili dell'uomo era molto vicina al mondo greco, capace di godere della natura e di vivere la vita religiosa in comunanza con quella politica; questa unione totale tra l’uomo e Dio si è persa con la morte di Cristo. Ciò è avvenuto nell'ambiente giudaico dove il Dio di Mosè, fornendo le tavole dei comandamenti, divenuti legge, si è scisso dall’uomo, ha così influenzato la dottrina cristiana che, “dimentica” dell’insegnamento originario di Gesù fondato sull’amore, si è sviluppata e si è trasformata in senso ecclesiastico e dogmatico.

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La Chiesa di Roma deve rigenerarsi nel magistero di Gesù che, insieme a questa Dottrina, insegna come l’amore rende l’uomo libero nella sua moltitudine. Essa deve riproporsi con un Clero dinamico custode e diretto protagonista della storia anche politica della nazione in cui opera perché divulgatore della “filosofia” di dio, dell’«amare pensando» che alimenta il sentimento religioso: l’Amore universale privo di dogmi.

La Chiesa di Roma per essere nuova deve, insieme con l’insegnamento di Gesù, accogliere le scoperte dell’arte «senza venir meno a propri principi e alla propria autonomia». L’arte, infatti, rappresentando l’espressione teologica dell’Emerito Padre Benedetto XVI cioè quell’«amare pensando» in cui l’azione di dio e di ogni uomo operoso anticipa qualsiasi pensiero, ha visualizzato e ha dato vigore all’amore di Gesù.

È questo «amare pensando» infatti che, esprimendo la “filosofia della natura” e della vita, si pone come insegnamento teologico della “nuova” Chiesa di Roma che permea Lo Stato provvidente.

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La Nuova Chiesa di Roma seguendo la via sintetica della rappresentazione, deve conciliare la fede (CHI HA FEDE, CREDE) con la ragione (CHI VEDE, CREDE), deve convertire la teologia tradizionale priva di rappresentazione, in teologia reale che insegna a tutti l’operosità dell’Essere figlio di dio nel Paradiso terrestre. Deve abbandonando le “sante bugie”, rafforzare la Nave di Cristo e avviare la “nuova” Evangelizzazione per traghettare l’umanità con la redenzione dei peccati, verso la vera resurrezione.

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il 13 marzo del 2013 lo “Spirito Santo” (Pensiero increato) ha donato al popolo di Gesù due Santi Padri i quali possono determinare con questa Dottrina l’azione pratica del Cristianesimo fondata sull’amore.

Se l’Emerito Padre Benedetto XVI, l’«umile servo nella vigna del Signore», verificherà la sua espressione, quell’«amare pensando», con la rappresentazione teologica dell’arte, porrà nel Clero l’insegnamento del credo in Dio con la ragione; favorirà così l’ingresso nella storia del tanto atteso uomo reale del terzo millennio (il creativo Dio della ragione) che Sua Santità Emerita, avendolo espresso, lo ha già consacrato.

Se il Santo Padre Francesco con il suo Clero continuerà l’opera di Gesù e di Giovanni Paolo II semplificata dalla conoscenza rappresentativa di Dio, unificherà stabilmente nell’Amore universale le coscienze del pianeta e avvierà con la “Rivoluzione di dio”, la “nuova” Evangelizzazione indispensabile per l’unità dei popoli che intendono realizzare il Sommo Bene: Lo Stato provvidente.

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La “nuova” Evangelizzazione impone la conversione delle virtù teologali: la fede in ragione (amare tutti e tutto), la speranza in certezza (autostima di sé) e la carità in provvidenza (donazione di sé a tutti).

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La fede è la ragione invisibile dell’increato Dio del Pensiero il quale se rivelato nella sua azione (amare), osservando l’increato dio dell’Energia, si converte in ragione, esprimibile da tutti.

La speranza non può essere riposta negli altri, perché si cadrebbe nel peccato dell’accidia, ma deve essere convertita in certezza riposta nell’amore cioè nel volere e nel dovere libero di tutti.

La carità, non essendo più un’azione dell’amore fraterno, è diventata il dono di una necessità momentanea dato all’altro uomo, che non porta benefici durevoli; invece la provvidenza, che investe ogni uomo, è il dono indiretto e durevole derivato dall’amorevole agire della sua moltitudine.

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Nell’era del relativismo intellettuale, le rigenerate virtù teologali rendono l’uomo libero, come è dio nella propria armoniosa moltitudine; esse sono la garanzia dell’auspicata svolta politica e sociale e rappresentano i vessilli che accompagneranno la “Rivoluzione di dio” della bellezza e dell’amore che caratterizzerà la “nuova” Evangelizzazione.

Intanto, per disegnare l’alba del nuovo giorno che verrà, la “nuova” Chiesa di Roma deve farsi carico della scoperta di dio, deve far propria e divulgare La Dottrina della ragione e comunicare la lieta notizia:

Dio incarnato nel creativo Dio della ragione, nell’uomo reale del terzo millennio giustiziere dei peccati e misericordioso verso i peccatori, è ritornato e resterà per sempre con noi”.

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L’uomo reale entra nella storia

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L’uomo apparente prima di personificare l’uomo reale, il creativo Dio del Pensiero o della ragione, ha attraversato la fase primitiva o teologica della ragione caratterizzata, a livello planetario, da innumerevoli credenze e divinità, tutte riconducibili all’uso limitato della ragione visiva che cerca di esprimere la percezione non visiva più autorevole dell’increato Dio del Pensiero testimoniato da ogni coscienza umana.

L’uomo, dopo la fase teologica, ha superato la fase metafisica della ragione, caratterizzata dalla filosofia dialettica soggettiva e dalla comparsa durante il periodo di questa fase della scienza fisica che ha portato la ragione visiva ai suoi estremi limiti, scoprendo la madre di dio: l’Energia.

Infine, l’uomo con una mirata ricerca artistica ha scoperto e rappresentato l’increato dio dell’Energia, rendendolo visibile, comprensibile e limpido in tutti i suoi misteri.

L’uomo, superata la fase teologica e metafisica, scoperto dio, dà inizio alla fase fisica della ragione caratterizzata dalla filosofia dialettica oggettiva che ha come riferimento la rappresentazione di dio.

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Per superare le prime due fasi della storia ed entrare in quella fisica della ragione, l’uomo ha espresso ordinatamente e principalmente cinque vie della conoscenza: l'arte, l’architettura, la teologia, la filosofia e la scienza fisica. L’“oggetto” della ricerca delle cinque vie è sempre dio: la forma per l’arte e per l’architettura, Dio per la teologia, l'universale per la filosofia e lo spaziotempo assoluto per la scienza fisica.

In ogni periodo della razionalità apparente, cioè prima dell’ingresso del creativo Dio della ragione nella storia (21/12/2012) personificato dall’uomo reale del terzo millennio, l’uomo coglie il modo soggettivo per esprimere l’idea pura dell’increato Dio del Pensiero testimoniato dalla coscienza umana e, secondo una maggiore o minore sensibilità espressiva, si sviluppa l'ordine di successione delle vie della conoscenza: l'arte, l’architettura, la teologia, la filosofia e la scienza fisica.

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L'arte è l’espressione in cui l’idea pura dell’increato Dio del Pensiero è accolta con immediatezza attraverso l'intuizione sensibile. Nell'arte, infatti, una determinata sensibilità si configura in maniera tale da lasciare trasparire lidea pura del Pensiero. Non tutte le vie della conoscenza sono ugualmente adeguate ad esprimere lidea pura (Dio). Nel caso dell'arte si assiste a un processo evolutivo di natura percettiva tramite il quale si perviene a una sempre maggiore consapevolezza rappresentativa dell’idea pura di Dio, per quanto questo sia consentito nell’espressione della sensibilità. I momenti fondamentali di tale processo evolutivo coincidono con le cinque grandi determinazioni o fasi della Storia dell’Arte.

  1. La prima determinazione è costituita dall’arte simbolica che storicamente corrisponde a quella orientale fino a quella egizia e trova nell’architettura la sua espressione caratteristica.

In essa la ragione artistica ancora non ha una consapevolezza adeguata dell’idea pura di Dio: per questo anche gli oggetti nei quali si tenta di rappresentarla mostrano la loro sufficienza intuitiva e insufficienza razionale e possono essere osservati solo come simboli dai significati espressivi letterali sfuggenti.

  1. La seconda determinazione è l’arte classica che si esprime prevalentemente nella scultura. Infatti, proprio attraverso la raffigurazione artistica del corpo umano e della sua perfezione (si pensi alle statue di Fidia o di Prassitele), l’arte classica giunge a realizzare il pieno equilibrio tra la rappresentazione sensibile e il contenuto religioso dell’idea pura di Dio che la stessa arte deve manifestare.

Si giustifica così il neoclassicismo, sostenuto soprattutto in Germania, che vede nell'arte greca l'apice delle possibilità espressive nel campo dell’estetica, poiché l’idea pura di Dio attraverso la rappresentazione artistica raggiunge in essa la massima aderenza possibile all'ideale assoluto di bellezza.

  1. La terza determinazione è l’arte romantica la quale trova espressione soprattutto nella pittura, nella musica e nella poesia. Come già nell’arte simbolica, anche in quella romantica accade uno squilibrio tra rappresentazione e contenuto: non più, però, perché non si conosce adeguatamente l’idea pura di Dio che deve essere il contenuto della rappresentazione, ma perché si giunge alla consapevolezza che l’idea pura, Dio, come contenuto, non può essere adeguatamente espressa con la finitezza della rappresentazione sensibile. L’arte romantica trascura le rappresentazioni artistiche nelle quali l’elemento visibile è più forte, come l'architettura e la scultura, per concentrarsi invece su quelle in cui esso diventa sempre più tenue: nella pittura si perde la corporeità e rimane soltanto il colore, nella musica viene meno ogni dimensione figurativa e resta solamente il suono, nella poesia anche la parola assume un’espressione mistica simile al suono. L’arte romantica segna la morte dell’arte tradizionalmente intesa: ciò non significa che dopo l’esperienza romantica non si possa più fare arte, ma significa soltanto che con essa si giunge disperatamente alla consapevolezza che l’arte, così com’è espressa, è inadeguata a rivelare rappresentativamente l’universale invisibile nel particolare invisibile: l’idea pura di Dio.
  2. La quarta determinazione è l’arte espressionista iniziata dai due corifei tedeschi, Paul Klee e Wassily Kandinsky che elimina le inadeguatezze dell’intuizione sensibile, come la materia e il tema della rappresentazione. In essa l’idea pura di Dio è colta come risultato della rappresentazione intellettuale.

La rappresentazione presenta il vantaggio di essere anche la via riflessiva e privilegiata della conoscenza. L'idea pura, Dio, che per definizione è pensiero che pensa se stesso, quindi riflessione, o processo mistico, non è più data soltanto dall'inconsapevole immediatezza della sensibilità percettiva ma, appunto, dalla consapevole riflessione sulla sensibilità rappresentata. D'altra parte, la rappresentazione, poiché conoscenza riflessa, è ancora limitativa, cioè è rappresentazione del particolare finito che, però, nasconde in sé l’universale infinito: l’“idea pura” dell’increato dio dell’Energia, “coscienza fisica” da rappresentare attraverso l’idea pura dell’increato Dio del Pensiero della coscienza umana.

  1. La quinta determinazione è l’arte reale e il suo sviluppo universale; essa abdica la semplice funzione rappresentativa per assumere il più greve dei suoi compiti: conoscere visivamente Dio.

L’arte reale arricchendosi di nuovi approcci teoretici ben evidenziati in questa dottrina, coinvolge nella rappresentazione le entità naturali della conoscenza, ENERGIA, SPAZIO e TEMPO, che identificano l’“idea pura” dell’increato dio dell’Energia, la fonte primigenia di ogni rappresentazione visibile e invisibile e di ogni conoscenza, e le pone alla riflessione rappresentativa con i seguenti risultati:

- La scoperta grafica della forma significato, con la quale i termini fisici ENERGIA, SPAZIO e TEMPO sono tradotti in PENSIERO, PAROLA e VERBO.

- La scoperta grafica della forma fisica, con la quale si rappresenta l’“idea pura” dell’increato dio dell’Energia, coincidente con l’idea pura dell’increato Dio del Pensiero della coscienza umana.

L’increato dio dell’Energia, finalmente è visibile e, offrendosi all’arte e a noi tutti limpido nei suoi Principi universali e privo di misteri, rivela l’increato Dio del Pensiero della coscienza umana e con esso identifica il vero e creativo Dio della ragione: l’uomo reale del terzo millennio.

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L’architettura sin dalle sue origini è l’espressione rappresentativa in cui l’idea pura del Dio Pensiero della coscienza umana, è accolta sia con l’immediatezza dell'intuizione sensibile, sia con profonda riflessione.

Essa rappresentando su ampia scala la libertà e la bellezza delle due divinità, l’“idea pura” dell’increato dio dell’Energia e l’idea pura dell’increato Dio del Pensiero, ha permesso all’artista-architetto, colpito dalla quinta determinazione dell’arte, di riflettere sostando all’interno dello spaziotempo naturale e architettonicamente rappresentato dal quale ha dedotto decisive considerazioni utili alla scoperta di dio.

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La teologia cristiana ha accolto intuitivamente l’idea pura dell’increato Dio del Pensiero, testimoniata da ogni coscienza umana e con irrazionale riflessione continua a personificarla nel “trascendente” Dio della fede o del Pensiero nonostante che Gesù di Nazareth l’abbia riportata sulla Terra.

La teologia cristiana non considera l’unità fisica e teologica tra il corpo e l’anima, tra i due diversi aspetti di ogni rappresentazione: l’aspetto visibile, esteriore del “corpo”, riferito a un ristretto campo di onde dello spettro elettromagnetico e l’aspetto invisibile, interiore dell’“anima”, riferito alle stesse “idee pure” dell’increato dio dell’Energia (“particelle” elementari) che configurano il “corpo”.

L’increato dio dell’Energia è il «motore», il “corpo” e l’“anima” di ogni configurazione fisica e vivente esistente nell’universo; è lo “spirito santo”, parola (spazio) e verbo (tempo) incarnato che diviene Pensiero creativo nell’uomo reale del terzo millennio.

Questa unità teologica smentisce l’esistenza di divinità trascendenti nelle diverse fedi religiose; l’increato dio dell’Energia, testimoniato da incommensurabili e armoniose “idee pure”, non trascende l’esistenza umana, è palpabile ed esprimibile dall’uomo il quale, consapevole dell’unità teologica tra “corpo” e “anima”, può avviare la “nuova” Evangelizzazione planetaria in questo Paradiso diventato Inferno.

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Se l’arte può celebrare con le sue cinque determinazioni il coinvolgimento percettivo della coscienza umana, che ha segnato il suo percorso evolutivo storico-artistico sino alla rivelazione dell’idea pura dell’increato di Dio del Pensiero che essa stessa testimonia, non può vantare ciò la filosofia dialettica soggettiva (arte di ragionare priva di rappresentazione). Essa, essendo un prodotto della ragione impura basata sulla parola e il verbo, non evidenzia un percorso evolutivo percettivo implicante la rappresentazione dello spaziotempo polare della coscienza (ragione pura) e, quindi, di Dio; le diverse argomentazioni filosofiche che si riflettono sul mondo fenomenico, si sono storicamente succedute sulla specifica determinazione intuitiva/espressiva del singolo filosofo, che non è influenzato dall’evoluzione della sensibilità riflessiva legata alla rappresentazione.

Se l’arte può datare con l’evoluzione della sensibilità rappresentativa l’ingresso nella storia del creativo Dio della ragione personificato dall’uomo reale del terzo millennio, ciò è negato alla filosofia dialettica espressiva anche contemporanea che non potendo convertire in parola e verbo lo spaziotempo dell’odierna scienza fisica e quindi l’Energia in Pensiero appartiene di già, alla preistoria.

Viceversa la filosofia teologica del reale, frutto della dialettica oggettiva dell’uomo riferita alla rappresentazione polare di dio, segna un taglio netto con il passato; con essa i filosofi e i teologi disponendo della rappresentazione dello spaziotempo relativo e assoluto oltre a dialogare tra loro, diffondono «conoscenze certe dal valore sicuro» “dialogando” direttamente e assiduamente con Dio.

Alla nuova schiera di “Teo/filosofi”, divulgatori della parola e del verbo di Dio “amare”, è dato il compito di approfondire ciò che l’arte ha rappresentato e di verificare ciò che la fisica sperimenta.

La neonata filosofia teologica del reale, madre della futura filosofia della scienza, riscontra la sua origine nell’arte reale, che ha condiviso le scoperte della scienza fisica: la madre ENERGIA (E = m x e2) e l’unificato SPAZIOTEMPO. Essa non è un pensiero, è il pensiero filosofico e teologico definitivo condivisibile da tutti.

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La filosofia teologica del reale, rappresentata da dio ed espressa dall’uomo, si pone all'apice del pensiero occidentale. Essa, semplificata dalla rappresentazione, deve considerarsi come la concezione filosofica e teologica definitiva rispetto alla quale sono possibili soltanto chiarimenti specifici e non può essere superata da un nuovo PENSIERO, perché non si può immaginare un’ENERGIA alternativa e uno SPAZIOTEMPO diverso da quello che rappresenta dio, noi e il nostro universo.

È evidente, soltanto conoscendo dio padre nostro e dell’universo, la sua “filosofia”, i principi fisici della libera rappresentazione fisica e dell’espressione umana, la dialettica etica/estetica del buon governo estrapolata dalla polarità di dio, che si può portare a compimento quel puro atto d’amore e vivere nel Sommo Bene, mentre non si può fare altrettanto con altri principi decretati dalla nostra ignoranza.

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Senza mezzi termini, la filosofia teologica del reale non è suscettibile di nuovi sviluppi né di contrapposti pensieri dal momento che è generata dagli opposti spaziotempo futuro e passato che rappresentano dio; essa, infatti è un "sistema razionale chiuso " irradiante nei principi che, specchiandosi nell’“idea pura” dell’increato dio dell’Energia cioè nell’infinito rappresentato in modo finito, esprime con il finito creativo Dio del Pensiero (l’uomo) l’infinito perciò è anche un "sistema aperto", dinamico nel quale dio è visibile nell’uomo reale, unico Dio vivente e protagonista diretto della storia.

La filosofia teologica del reale, che concilia definitivamente i due infiniti finiti della natura e della mente, dio e l’uomo, chiude il percorso dell’Amore e La Conoscenza Generale della Natura, nella quale l’invisibile “idea pura” dell’increato dio dell’Energia risplende attraverso l’uomo reale nella luce dell’immensamente grande dell’universo e prosegue il suo cammino affinché le invisibili idee libere, belle e seducenti di ogni creativa coscienza diventino visibili per la famiglia, per la comunità civile e religiosa e per Lo Stato provvidente.

Affinché l’amore assoluto “idea pura” di dio dell’Energia diventi protagonista diretto della storia, deve manifestarsi nella vita etica ed estetica dello Stato provvidente cioè nell’“amore organico, dinamico e operoso del mondo” quale Sommo Bene da perseguire.

L’uomo, quando conosce visivamente dio, trascende culturalmente la dimensione visiva e, risalendo al terzo e ultimo livello dell’amore quello primigenio e indifferenziato della conoscenza privo di paradossi, con i sensi gioisce in estasi nel suo Paradiso fonte universale di ispirazioni e soluzioni pratiche condivise da tutti perché verificabili attraverso lo stesso dio.

Il saggio uomo reale, dopo aver riconosciuto nei particolari l’universale, non si contrappone al finito apparente trascurandolo, ma è lo stesso finito apparente che è inteso come prezioso universale; si esprime così la pienezza dialettica espressiva e rappresentativa tra gli infiniti assoluti della natura (dio) e della mente (uomo) la quale, finalmente, rende reale con Lo Stato provvidente l’apparente natura: il “Sogno” increato di dio padre ovvero il Paradiso terrestre donato al proprio figlio.

“L’idealismo (dio) è dentro di me e il realismo dello Stato provvidente è fuori di me”.

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In sintesi il Dio dell’Energia configura nell’uomo l’encefalo plastico, sede dell’intelletto; con questa Dottrina l’intelletto dell’uomo porta la ragione a identificarsi con la coscienza e stabilisce un’armonia fondamentale tra l’increato Dio del Pensiero o della fede e il creativo Dio della ragione, decretando il loro perfetto accordo; infatti, le due divinità sono espresse dalla stessa coscienza.

Il Dio della fede, personificato da Gesù di Nazareth, si rigenera riscontrando vigore e slancio nel Dio della ragione, personificato dall’uomo reale del terzo millennio; il “credere” per fede diventa Verità dell’Amore ragionato, osservato in dio ed espresso dall’uomo, che lo incarna, avendo rivelato la propria coscienza.

Se il Dio della fede è stato personificato da Gesù di Nazareth, il Dio della ragione sarà personificato da ogni uomo reale del terzo millennio.

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Mi auguro che l’esposizione della trattazione sia chiara; sono certo della sua coerenza perché i suoi contenuti derivano esclusivamente dalla sperimentazione grafica delle entità naturali ENERGIA, SPAZIO e TEMPO che tradotte in PENSIERO, PAROLA e VERBO non cambiano significato. Su questa verità assoluta invito tutti ad interagire con La Dottrina, attenendosi al Principio dell’esatta conoscenza (PENSIERO = ENERGIA) scaturito dall’unico dio:

Per l’esatta conoscenza tutte le espressioni del PENSIERO devono coincidere con la rappresentazione dell’increato dio dell’ENERGIA, sorgente originaria di ogni rappresentazione e conoscenza.

Consegue che:

Se la PAROLA e il VERBO di un concetto non riscontrano la loro rappresentazione SPAZIOTEMPORALE in dio, il concetto stesso è inammissibile: può esistere soltanto nella mente irrazionale dell’uomo.

In sintesi:

Per l’esatta conoscenza ogni spaziotempo rappresentato ha la sua espressione lessicale viceversa ogni espressione lessicale ha il suo spaziotempo rappresentato.

Questo principio spiana il percorso della trascendenza culturale che porta l’uomo a personificare Dio e a vivere in armonia, spensieratamente libero e felice nella sua moltitudine. Inoltre questa Dottrina da cui è scaturita la filosofia teologica del reale rappresentata da dio ed espressa dall’uomo, verifica, integra e unifica le verità intuitive espresse: dalle religioni del credo con la fede nell’unico Dio (Cattolica, Ebraica, Islamica), dalle filosofie orientali (induista, buddista, cinese) e da tutta la filosofia dialettica soggettiva antica, moderna e contemporanea priva di rappresentazione (VI secolo a.c. - MMXII d.c.), cosicché questa Dottrina è da ritenersi la madre di tutte le filosofie e religioni.

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Questa Dottrina è priva di note bibliografiche per tre motivi:

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Primo motivo: le conoscenze teologiche, fisiche e filosofiche di base per questa specifica ricerca rappresentativa fanno parte delle conoscenze acquisite, consolidate che ogni individuo apprende in età adolescenziale e con la scolarizzazione; mentre le conoscenze artistiche derivano direttamente dall’esperienza dell’autore.

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Secondo motivo: per conoscere dio e l’uomo si è percorso «la via del buon senso» sperimentando con la rappresentazione unicamente le Entità certe esistenti in natura ENERGIA, SPAZIO e TEMPO. La verifica dei concetti riportati nella Dottrina è data dalla loro stessa rappresentazione poiché:

“Se i concetti si riscontrano nella rappresentazione dello spaziotempo assoluto o polare di dio, essi sono veri, razionali; se non si riscontrano nella rappresentazione dello spaziotempo polare o assoluto di dio essi non sono veri, sono irrazionali: inammissibili”.

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Terzo motivo: “ La Dottrina della ragione” non può essere supportata da autori appartenenti alla tradizionale filosofia dialettica; infatti, nella tradizionale filosofia dialettica soggettiva (arte di ragionare priva di rappresentazione) il linguaggio dell’uomo (PENSIERO, PAROLA, VERBO) è indefinito perché non supportato dal “linguaggio” rappresentativo di dio configurato dall’ENERGIASPAZIOTEMPO.

Viceversa il linguaggio di questo insegnamento è definito perché supportato dalla neonata filosofia teologica del reale, frutto della dialettica oggettiva che è l’arte di ragionare, riflettendo sulla rappresentazione polare di dio.

In dio posto al vertice del vocabolario tutti i termini umanistici e rappresentativi della natura ben distinti e relazionati riscontrano la loro sorgente comune; infatti, il termine unico di dio o energiaspaziotempo, pur scindendosi nella moltitudine dei termini del nostro dizionario non cambia il significato espresso (energia = movimento), rappresentato (spazio = quantità) e testimoniato (tempo = qualità).

In conclusione, la tradizionale filosofia dialettica soggettiva non riflettendo sulla rappresentazione di dio non può verificare la filosofia teologica del reale espressa dalla Dottrina ma è la “filosofia di dio” fondata sulla dialettica oggettiva che potrà verificare la filosofia dialettica soggettiva per recuperare le verità già dette e passate inosservate.

Da adesso in poi c’è soltanto un autore “architetto e artista”, “fisico”, “filosofo” e “teologo” primordiale che non è necessario mettere in nota per giustificare le nostre dissertazioni perché esso è Dio: il nostro amico fedele, “ispiratore e verificatore” diretto.